I farmaci inibitori della Pompa Protonica (IPP) agiscono direttamente sull'attività della pompa, disattivandola. Per esplicare la loro azione, questi farmaci devono giungere a livello gastrico, ma essendo molecole acido labili non possono essere somministrati sotto forma di sali, bensì sotto forma di profarmaci gastro-resistenti.
Giunto a livello gastrico, il profarmaco penetra attraverso i canalicoli delle cellule parietali dello stomaco, dove viene trasformato nella forma attiva, la sulfenamide, in grado di inibire la pompa protonica in modo irreversibile; per questa ragione l'effetto farmacologico permane anche per lunghi periodi (18-20 giorni), necessari al rinnovamento cellulare per creare nuove pompe.
È stato dimostrato che gli inibitori della pompa protonica presentano una certa attività antibatterica nei confronti dell'Helicobacter pylori; tuttavia, per assicurare una copertura totale è bene associarli a veri e propri antibiotici. In particolare, è sufficiente un'unica somministrazione nell'arco della giornata, a dosaggi molto bassi per limitare gli effetti collaterali; per ripristinare l'attività secretoria basale e post-prandiale della pompa protonica occorrono 3/4 giorni (dopo ll'interruzione del trattamento). Questi farmaci vengono somministrati per la terapia dell'ulcera peptica sia gastrica che duodenale, e nell'80-90% dei casi portano a guarigione entro 8 settimane (più facilmente per l'ulcera duodenale); sono inoltre consigliati per l'eradicazione dell'H. pylori e sono farmaci di prima scelta nel trattamento del reflusso gastro-esofageo.
In caso di gravi forme ulcerose è consigliabile procedere con terapie multiple; la terapia tripla è costituita da inibitori della pompa protonica a dosaggio doppio e da due diversi antibiotici ad azione sinergica; la terapia quadrupla si compone come la precedente con in più l'associazione di bismuto citrato come protettivo della mucosa gastrica, che porta a guarigione nel 98% dei casi.
Per approfondire: omeprazolo, lansoprazolo, pantoprazolo ed esomeprazolo
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