Farmaci colino-mimetici

I farmaci colino-mimetici agiscono sul funzionamento del sistema colinergico mimando l'azione dell'acetilcolina (Ach). Questi medicinali si distinguono in:

  • colino-mimetici diretti, che interagiscono con gli stessi recettori dell'Ach
  • colino-mimetici indiretti, che impediscono la degradazione dell'Ach aumentandone la concentrazione a livello sinaptico.

In entrambi i casi il segnale colinergico risulta potenziato.

 

I farmaci colino-mimetici indiretti o anticolinoesterasici hanno il compito di inibire l'enzima acetilcolinesterasi, deputato alla degradazione del medesimo neurotrasmettitore; possono legarsi all'enzima in modo reversibile (effetto terapeutico-temporaneo) o irreversibile (effetto tossico-permanente).
L'acetilcolina, oltre ad essere il neurotrasmettitore principale delle vie nervose afferenti e soprattutto efferenti del sistema parasimpatico, è anche localizzata a livello dell'encefalo e della corteccia cerebrale, specializzata nelle funzioni cognitive e di apprendimento: la morte dei neuroni colinergici a livello del SNC è causa di una patologia neurodegenerativa con esito fatale, non guaribile farmacologicamente, nota come Morbo di Alzheimer.


I farmaci colino-mimetici diretti sono classificati farmacologicamente in base al modo con cui agiscono ed al loro spettro d'azione, che dipende dal tipo di recettore colinergico - muscarinico o nicotinico - con cui interagiscono.

 

Il recettore nicotinico è un recettore canale (ionotropo) permeabile agli ioni sodio; chiamato così perché l'alcaloide nicotina è la molecola più affine a questo tipo di recettore. Si distinguono:

  • il recettore nicotinico di tipo muscolare, che induce la contrazione dei muscoli scheletrici;
  • il recettore nicotinico di tipo neuronale gangliare (situato anche nella midollare del surrene), responsabile della depolarizzazione post-gangliare, di conseguenza del proseguimento della trasmissione dell'impulso fino all'organo effettore.

Il recettore muscarinico è un recettore a sette domini trans-membrana, legati alla proteina G (recettore metabotropico), che regolano i secondi messaggeri (Adenin-mono-fosfato-ciclico, inositolo-tri-fosfato e di-acil-glicerolo); questo tipo di recettore è così chiamato perché l'alcaloide muscarina è la molecola più affine ad esso. 

Tra i recettori muscarinici si distinguono tre categorie, strutturalmente simili, ma differenti per la sequenza amminoacidica e per la localizzazione;

  • i recettori M1 sono localizzati soprattutto a livello nervoso (gangli, corteccia cerebrale, ippocampo, cellule parietali della mucosa gastrica), con azione eccitatoria per aumento dell'AMPc, IP3 e DAG;
  • i recettori M2 sono localizzati prevalentemente a livello cardiaco, dove come abbiamo visto inducono una riduzione della frequenza cardiaca per inibizione dell'adenilatociclasi;
  • i recettori M3 sono anch'essi di tipo eccitatorio e sono situati nelle ghiandole esocrine (salivari, lacrimali, bronchiali...) e nei muscoli lisci.

L'Ach agisce indifferentemente su ognuno di questi recettori, ma i composti di sintesi ad azione farmacologica possono essere formulati così da avere un'azione selettiva.

Agonisti colinergici diretti

Tra gli agonisti colinergici diretti troviamo:


 

Acetilcolina: neurotrasmettitore endogeno, che non può essere somministrato come farmaco perché verrebbe idrolizzato troppo rapidamente senza esplicare un qualsiasi effetto. Pertanto in laboratorio sono stati sintetizzati dei derivati esterici a più lenta azione, come: la metacolina,  poco suscettibile alle colinesterasi e attiva sui recettori muscarinici; il carbacolo non suscettibile alle colinesterasi e attivo su entrambi i recettori colinergici; il betanecolo non suscettibile alle colinesterasi e attivo sui recettori muscarinici.


Pilocarpina: alcaloide naturale contenuto nelle foglie di un albero appartenente alla famiglia delle Rutacee, diffuso nell'America del Sud. In passato la droga (foglie essiccate) veniva impiegata come diuretico/diaforetico, poiché la pilocarpina provoca: contrazione della muscolatura liscia della vescica, rilassamento degli sfinteri e aumento delle secrezioni esocrine. La pilocarpina è impiegata: per uso esterno per prevenire la caduta dei capelli; per uso interno per la terapia del glaucoma, patologia oculare causata da un aumento dell'humor acqueo, che esercitando una maggiore pressione sulla cornea fa aumentare la pressione intra-oculare. Valori pressori endo-oculari alti per lungo tempo possono provocare danni alla retina, al nervo ottico e, in caso di patologia cronica, si può arrivare addirittura alla cecità. La terapia farmacologica consiste nella riduzione dell'humor acqueo per inibizione della secrezione o per allontanamento dalla camera anteriore dell'occhio per contrazione del muscolo ciliare. La pilocarpina, come tutti i colino-mimetici, favorisce l'efflusso dell'humor acqueo, riducendo la pressione endo-oculare, perché provoca la contrazione del muscolo ciliare. Viene somministrata per via oculare, nella forma a lento rilascio “ocusert”.
Le foglie essiccate vengono commercializzate per infusi o decotti ad azione antireumatica, coadiuvante il transito gastro-intestinale e come antidoto per avvelenamento da bacche di belladonna (ricche in atropina, bloccante dei recettori colinergici).

 

Muscarina: vedi articolo dedicato

 

Nicotina: vedi articolo dedicato.

 

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Ultima modifica dell'articolo: 31/08/2016