Farmaci antimuscarinici

Gli antagonisti colinergici, come gli agonisti, sono suddivisi nei sottogruppi muscarinico e nicotinico, a seconda delle loro specifiche affinità recettoriali.

Gli antagonisti nicotinici comprendono i bloccanti gangliari e quelli della placca neuromuscolare, mentre i bloccanti dei colinocettori muscarinici agiscono sugli organi effettori.
I farmaci antimuscarinici per eccellenza sono l'atropina e la scopolamina; entrambi presentano lo stesso meccanismo d'azione: ovvero si legano perfettamente al recettore muscarinico senza indurne una modificazione strutturale, pertanto il recettore, di conseguenza la cascata trasduzionale, non si attiva. L'atropina e la scopolamina sono alcaloidi naturali ricavati rispettivamente: il primo da Atropa belladonna o Datura stramonium, il secondo da Hyoscyamus Niger. L'ingestione di bacche di belladonna, anche dette “ciliegie della pazzia” può essere causa di avvelenamento, che appunto è contraddistinto da effetti allucinogeni. Gli effetti degli antagonisti colinergici sono esattamente opposti agli effetti degli agonisti; si possono così riassumere:


 

SNC: atropina e scopolamina oltrepassano la BEE, perciò hanno effetti visibili sul SNC. L'atropina, a dosi terapeutiche, ha un lieve effetto stimolante, poiché riduce l'attività colinergica sui centri midollari parasimpatici (gangli della base); per questo effetto viene utilizzata nella terapia per il Parkinson in associazione con farmaci precursori della dopamina (levodopa): infatti il tremore e la rigidità nel Parkinson sembrano essere dovuti ad un eccesso di attività colinergica, a sua volta causato da una ridotta attività dopaminergica a livello dei gangli della base. La scopolamina possiede effetti centrali più marcati, provocando sonnolenza, e amnesia nei soggetti più sensibili; sembra essere molto efficace come antichinetosico, poiché riduce l'attività colinergica a livello dei nuclei vestibolari (in caso di mal da movimento i recettori muscarinici dell'apparato vestibolare vengono iperstimolati e trasmettono il segnale a livello centrale, provocando il vomito); la scopolamina viene somministrata mediante cerotti trans dermici o gomme da masticare. A dosi tossiche, la scopolamina, e in minor grado l'atropina, causano: eccitazione, agitazione, allucinazioni e coma.
OCCHIO: il muscolo costrittore della pupilla è regolato dall'attivazione colinergica di tipo muscarinico; questa attivazione viene bloccata con la somministrazione di atropina o altri antimuscarinici, pertanto prevale l'attività dilatatrice simpatica con evidente midriasi. Altri effetti degli antimuscarinici a livello oculare sono: la paralisi del muscolo ciliare, o cicloplegia, che ha come risultato l'impossibilità della messa a fuoco, e la riduzione della lacrimazione, “occhi sabbiosi”.
SISTEMA CARDIOVASCOLARE: l'effetto di concentrazioni terapeutiche di atropina consiste in un blocco dei recettori muscarinici presenti sulle fibre vagali, quindi in una riduzione della liberazione di acetilcolina a livello del nodo seno atriale, con conseguente tachicardia. I vasi sanguigni non sono innervati in modo diretto dal sistema nervoso parasimpatico, tuttavia l'atropina può inibire l'effetto dilatante dei nervi parasimpatici sulle arterie coronarie. Inoltre, quasi tutti i vasi contengono recettori muscarinici endoteliali, che mediano la vasodilatazione, bloccata con la somministrazione di farmaci antimuscarinici.
SISTEMA RESPIRATORIO: in seguito alla somministrazione di atropina si riscontra bronco dilatazione e riduzione della secrezione tracheo-bronchiale; per questo motivo gli antimuscarinici sono usati di frequente per ridurre l'accumularsi delle secrezioni nelle vie aeree e la possibilità di laringospasmi (antiasmatici).
TRATTO GASTROINTESTINALE:  il blocco dei recettori muscarinici ha effetti riduttivi sulla motilità (riduzione dell'attività contraente del parasimpatico) e sulle funzioni secretorie, infatti risultano coadiuvanti nel trattamento antiulcera. Tuttavia, visto che la funzione gastrointestinale è modulata anche da ormoni endogeni e da neurotrasmettitori non colinergici, l'attività gastrointestinale non può essere completamente abolita neppure con un blocco totale.
TRATTO GENITOURINARIO:  l'attività antimuscarinica induce un rilassamento della muscolatura  liscia degli ureteri e della parete vescicale, quindi riduce lo svuotamento della vescica.
GHIANDOLE SUDORIPARE: l'atropina sopprime la sudorazione termoregolatrice; questo effetto causa un aumento della temperatura corporea noto come “febbre atropinica”.
Alcuni di questi effetti vengono sfruttati dal punto di vista farmacologico per ottenere un'azione terapeutica, come: l'effetto anti Parkinson, antichinetosico, antiasmatico, antiulcera, di dilatazione della pupilla per analizzare il fondo dell'occhio, coadiuvante per patologie infettive dell'apparato urinario, amnesico in campo ostetrico.
Gli effetti collaterali degli anticolinergici sono di conseguenza riferiti ad un blocco dell'attività colinergica: midriasi, ciclopegia, confusione mentale, stipsi e ritenzione idrica.
L'atropina è un farmaco notevolmente sicuro a dosi terapeutiche, tuttavia si sono verificati degli avvelenamenti da atropina dovuti a tentativi di indurre allucinazioni, o peggio di suicidio. I soggetti intossicati presentano ipertermia, secchezza delle fauci, midriasi, tachicardia, cute calda ed arrossata, eccitazione psicomotoria ed allucinazioni; questi effetti sono ricordati dal detto popolare “caldo come una lepre, secco come un osso, cieco come un pipistrello, rosso come una rapa, matto come una gallina”.

 

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Ultima modifica dell'articolo: 31/08/2016