Barriera placentare

La barriera placentare (che non è una vera e propria barriera) separa il sangue materno da quello fetale; la sua funzione è quindi la stessa della barriera emato-encefalica, cioè quella di limitare la distribuzione del farmaco.

Che cos'è la placenta? La placenta è un annesso embrionale deputato alla nutrizione, all'ossigenazione e all'eliminazione dei prodotti di scarto del feto. Si ricorda che la circolazione del feto è diversa da quella della vita extrauterina, perché non è ancora avvenuta la chiusura del forame ovale e del dotto arterioso (avviene solo al momento della nascita). A livello del cordone ombelicale decorrono le arterie ombelicali (che sono due) e la vena ombelicale. Le arterie ombelicali vanno a formare attorno alla placenta delle ramificazioni che assieme al tessuto che le circonda prendono il nome di villi coriali. I villi coriali sono collegati a delle ampie cavità denominate seni sanguigni, dove scorre il sangue materno. Il sangue materno proviene dalle arterie spiraliformi che arrivano dall'arteria uterina.

I sangue materno arriva alla placenta attraverso l'arteria uterina, dalla quale si dipartono le arterie spiraliformi che portano il sangue materno all'interno dei seni sanguigni. Infine dai seni il sangue arriva ai villi coriali irrorando tutta la placenta. Naturalmente il sangue refluo da queste cavità prende la via dei vasi venosi per poi sfociare nella vena uterina, allontanando il sangue dalla placenta.

Il sangue materno ed il sangue fetale non vengono mai a contatto diretto e sono divisi dall'epitelio dei villi coriali. Le sostanze che passano dal sangue materno a quello fetale o viceversa, devono attraversare due membrane che sono l'endotelio dei capillari dei villi coriali e l'epitelio dei villi coriali. Proprio per questo motivo la placenta viene chiamata barriera, ma in realtà non è una vera e propria barriera, perché tutte e due queste membrane seguono le stesse regole di passaggio dei farmaci viste con l'assorbimento (diffusione passiva, passaggio attraverso i pori, passaggio attivo con carriers e passaggio attraverso pinocitosi). Studi hanno determinato che la maggior parte dei farmaci possono attraversare la placenta, quindi estrema cautela nell'uso di farmaci in stato di gravidanza. Non solo i farmaci riescono a passare la placenta, ma bisogna prestare attenzione anche agli alimenti e alle sostanze presenti nell'atmosfera.
La placenta si sviluppa gradualmente durante l'accrescimento del feto. Già nel primo mese di gravidanza si può riconoscere un abbozzo di questo annesso fetale, che si completa al terzo mese di gravidanza. I primi tre mesi sono quelli più vulnerabili per il feto perché la placenta deve ancora strutturarsi completamente. Il massimo sviluppo avviene attorno al quinto mese di gravidanza. La placenta al quinto mese presenta una superficie di circa 12-14 m2 e lo spessore delle due membrane è di circa 25μm. Dal quinto mese in poi fino al termine, l'organo comincia ad invecchiare diminuendo lo spessore delle membrane fino a 2 μm e riducendo l'area di contatto tra sangue materno e fetale.

L'attività di barriera svolta dalla placenta è minima nei primi mesi perché deve svilupparsi e negli ultimi perché l'organo inizia ad invecchiare. La massima attività corrisponde con il massimo sviluppo della placenta, quindi in coincidenza con il quinto mese di gravidanza.

Le sostanze che possono passare la placenta presentano determinate caratteristiche come:

  • Coefficiente olio/acqua (liposolubilità delle sostanze);
  • Grado di ionizzazione (pH fetale (plasma)) è inferiore di poco a quello materno. Il pH del feto è un po' più acido di quello materno. Le sostanze basiche tendono ad accumularsi nel feto perché diventano più polari e difficilmente riescono ritornare indietro;
  • Peso Molecolare;
    • < 500 passaggio agevole
    • > 1000 passaggio impossibile

Altre caratteristiche:

  • Legame proteine plasmatiche feto/madre (alcuni farmaci si legano molto bene alle proteine plasmatiche materne più che a quelle fetali);
  • Flusso sanguigno utero-placentare che varia a seconda dello stato di gravidanza (massimo alla fine);
  • Invecchiamento della placenta con conseguente aumento delle scambio;
  • Il fumo contiene nicotina che è un vasocostrittore, quindi riduce la perfusione placentare. Durante la gravidanza è meglio non fumare.

Molto importante durante lo stato di gravidanza è la somministrazione di farmaci. Alcuni farmaci possono agire sul feto e non provocare nessun danno alla madre, come per esempio il fenobarbital (induttore enzimatico nel metabolizzare la bilirubina, quindi riduce l'ittero nucleare da bilirubina nel feto), i glucocorticoidi (stimolano la maturazione polmonare in caso di parto prematuro) ed infine gli antibiotici (evitano le infezioni intrauterine). Altri farmaci hanno effetto terapeutico sulla madre però si dimostrano avversi al feto, ad esempio tutti i farmaci ad uso occasionale come gli analgesici (l'aspirina è ancora la più consigliata) e gli antiemetici (studi di laboratorio hanno determinato che per l'animale presentano effetti teratogeni, quindi non è da escludere un possibile, simile, effetto sull'uomo). Oltre ai farmaci ad uso occasionale particolare attenzione anche ai farmaci per le terapie croniche, quindi antidiabetici (insulina e non gli ipoglicemizzanti orali perché alcuni sono teratogeni), anticoagulanti (la molecola utilizzata è l'eparina), antiepilettici (la scelta è molto difficile perché quasi tutti gli antiepilettici presentano effetti dannosi sul feto) e i digitalici (attenzione perché una cura con digitalici riduce l'attività cardiaca e può quindi risultare dannosa per il feto).

 

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Ultima modifica dell'articolo: 14/01/2016