Piante importate dall'America

POMODORO: Solanum lycopersicum, fam. Solanacee; il frutto, denominato bacca, è molto noto in campo alimentare, ma altresì ricercato come sorgente di sostanze antiossidanti di natura carotenoidica, come il licopene, responsabile della colorazione rossastra. I carotenoidi rientrano nelle formulazioni di integratori alimentari e di cosmetici antiage.
JOJOBA: Simmondsia californica o chinensis, fam. Buxacee; è un arbusto di origine nord americana, i semi costituiscono la droga. Dai semi gli indiani d'America ottenevano un olio, di impiego cosmetico, come protettore di scottature ed eritemi. Oggi l'olio (meglio definirlo cera liquida, perché non contiene un frazione triglicerica) di jojoba si ritrova in numerosi prodotti dermofunzionali; per le proprietà emollienti viene adoperato anche nei prodotti solari e doposole; è ricco in tocoferoli e tocotrienoli, noti come vitamina E, sostanze antiossidanti e protettive.
COCA: Erythroxylon coca, fam. Erythroxylaceae; è un arbusto o piccolo albero del sud America, che cresce in altura. Le foglie essiccate costituiscono la droga, che nelle località andine rappresenta un droga sociale. La masticazione della droga determina uno stato di eccitazione e un'anestesia della parete della mucosa orale, esofagea e gastrica, che riduce il senso della fame e della sete. Dalle foglie di coca si estrae il principio attivo, la cocaina, un alcaloide con proprietà anestetiche; fino a pochi decenni fa veniva impiegato dai dentisti come anestetico locale. Nella nostra cultura la coca ha assunto l'aspetto di droga d'abuso a scopo stupefacente.
CHINA: gen. Cinchona; albero tipico delle Ande. Ne esistono diverse specie: officinalis, succirubra, ledgeriana... La parte impiegata è la corteccia da cui si estraggono numerosi alcaloidi, che rappresentano il chinino, il farmaco antimalarico per eccellenza delle popolazioni che non accedono ai moderni farmaci tecnologici. Il chinino costituisce il fitocomplesso della droga, mentre il principio attivo dei farmaci antimalarici è la chinina, uno dei tanti alcaloidi contenuti nel chinino.
Alcuni plasmodi della malaria hanno sviluppato una notevole resistenza al principio attivo chinina, motivo per cui i farmaci antimalarici risultano inefficaci. Da ciò si spiega un ritorno all'utilizzo della fonte come fitocomplesso, al quale il plasmodio della malaria è ancora suscettibile. L'azione antimalarica esercitata dal fitocomplesso, chinino, è il risultato dell'azione di più princìpi attivi, che agiscono sinergicamente a determinare lo stesso affetto farmacologico. Il plasmodio non è resistente al fitocomplesso, perché esso svolge un'azione antimalarica qualitativamente diversa rispetto a quella del principio attivo chinina: gli alcaloidi che costituiscono il fitocomplesso chinino possiedono un'azione analoga a quella del p.a. Chinina, ma la espletano in modo diverso.


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Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015