Valutazione della qualità di una droga con l'ausilio di metodi cromatografici


Nella farmacopea ufficiale sono riportate metodiche di valutazione generali, di tipo chimico e biologico. La farmacognosia, però, impiega anche metodi molto più sofisticati, come quelli spettroscopici e cromatografici.

La valutazione della qualità delle droghe dal punto di vista chimico fornisce uno spiccato approfondimento, peculiare alla capacità analitica delle strumentazioni impiegate; in altre parole, una droga viene valutata sulla base della quantità e qualità dei princìpi attivi in essa contenuti, che sono determinanti in modo analiticamente puntuale grazie a strumentazioni cromatografiche estremamente precise. Tra queste tecniche cromatografiche ritroviamo: la gas cromatografia, la gas massa, l'HPLC (cromatografia liquida su colonna), la cromatografia a scambio ionico e la cromatografia su lastra (TLC, HPTLC). Sono tutte metodologie che utilizzano il principio cromatografico nella valutazione qualiquantitativa delle sostanze chimiche presenti in un fitocomplesso. Pertanto, queste strumentazioni ci consentono di valutare la droga come fitocomplesso, la quantità e la qualità delle singole classi chimiche, il loro rapporto e la quantità del principio attivo caratterizzante.
Per valutare il fitocomplesso è importante adottare le strategie più idonee alla sua estrazione, perché non esiste metodo analitico che non sia stato preceduto da un'estrazione. Le estrazioni sono necessarie al tecnico-farmacognosta per valutare la droga o, eventualmente, per ottenere elementi d'uso di tale droga, che possono essere direttamente immessi nel settore della lavorazione terziaria. I metodi estrattivi consentono di ottenere quelle categorie di princìpi attivi che si ritengono importanti nella classificazione qualitativa della droga, oppure di estrarre in modo selettivo una o più categorie che si ritengono espressione della sua attività.
I princìpi attivi, generalmente, sono molecole di glicosidi, alcaloidi, terpeni, antrachinoni; tutti metaboliti secondari che sono espressione della biologia relazionale dell'organismo; vi sono, però, anche molecole derivanti dal metabolismo primario di interesse salutistico, come i carboidrati (amido e suoi derivati, cellulosa e suoi derivati), le proteine ed in particolare gli enzimi proteolitici (papaina o bromelina).

Prima di procedere con un'estrazione di princìpi attivi da una droga, è necessario considerare la caratterizzazione chimico - fisica di quest'ultima; in altre parole, prima di estrarre un principio attivo bisogna conoscere bene la sua natura chimica in termini di polarità, perché il processo estrattivo si riduce essenzialmente all'associazione di un adeguato solvente alla droga. Tale solvente, essendo chimicamente affine al principio da estrarre, lo allontana selettivamente dal rimanente fitocomplesso; più questa affinità chimica è accentuata e meglio avverrà l'estrazione ("il simile scioglie il simile"). E' quindi fondamentale conoscere, dal punto di vista fitochimico, il principio da estrarre, per poter associare il solvente o la miscela di solventi ad esso più affine.


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