Saggi chimici e saggi biologici nel controllo di qualità

Il saggio di tipo chimico aiuta a compiere un'ultima caratterizzazione della droga prima di indirizzarla verso l'utilizzo officinale o sanitario.

Il saggio chimico e quello biologico, ovviamente, devono andare di pari passo e fornire, così, un quadro completo sulle condizioni della droga. Se il saggio chimico aiuta a determinare la qualità del fitocomplesso in termini di quantità di princìpi attivi, nonché nei rapporti tra le diverse classi chimiche che lo costituiscono, certi saggi biologici aiutano a determinare la reale bioattività di quel fitocomplesso; alcuni, ad esempio, possono stabilire la capacità antibatterica o antisettica di una droga, valutando l'uccisione batterica in vitro. I saggi biologici aiutano anche a determinare la reale dimensione delle proprietà attribuite alla droga, e comprendono saggi in vitro ma anche in vivo. Per prodotti di tipo cosmetico si fanno saggi su campioni di persone che si prestano a testare, ad esempio sulla cute, sostanze derivanti da droghe presenti all'interno del prodotto.

Nella valutazione di qualità di una droga si considerano aspetti di tipo biologico (di ordine macro e microscopico, in vitro e in vivo) e chimico (sul fitocomplesso e sui princìpi attivi, nonché sui possibili contaminanti).
Nel caso di una droga vegetale, tra gli aspetti che vanno analizzati, oltre alle proprietà anatomiche, vi sono anche caratteristiche di ordine macroscopico. Nel riconoscere la droga o la struttura istologica che la caratterizza, se ne deve infatti identificare la purezza, secondo una valutazione che viene automatica una volta che si è riconosciuta ed identificata. Ebbene, la Farmacopea ufficiale dà un parametro indicativo riguardo la quantità di materiale macroscopico estraneo alla droga: questo non può essere superiore al 2%. Pertanto, l'idoneità d'uso è determinabile valutando la percentuale di materiale estraneo presente; se viene superata la soglia del 2% la droga non può avere impiego officinale o sanitario.

Il materiale estraneo alla droga può avere una natura organica/vegetale (e derivare dalla fonte oppure da altre piante) od inorganica; in quest'ultimo caso i materiali possono derivare dal luogo di raccolta o di lavorazione. In ogni caso, qualsiasi sia l'origine dei contaminanti, tutto ciò che non è droga non deve superare il 2%.

Un'altra osservazione di tipo macroscopico da effettuare sulla droga è la FRATTURA, cioè il tipo di rottura e di margine che si viene a creare quando viene spezzata; tale frattura può essere fibrosa, vetrosa o possedere altri indici di qualità. Se per una droga essiccata si prevede una frattura secca (con margini netti), ma questa risulta fibrosa o sfibrata, significa che l'essiccazione si è svolta in modo scorretto; in altre parole, la droga, pur avendo la giusta identità botanica, non risulta lavorata in modo adeguato.

Ci sono poi aspetti legati alla droga in senso specifico e di ordine particolare; la Farmacopea, ad esempio, ci dà indicazioni precise sulle valutazioni di massima e di ordine generale da compiere sulle droghe; la stessa Farmacopea, inoltre, fornisce per ciascuna droga un'organografia che riporta specifiche molto più puntuali e riferite.

Nella Farmacopea si trovano indicazioni di ordine generale anche su elementi macroscopici, elementi estranei, saggi di tipo chimico finalizzati a determinate tipologie di droghe - ad esempio droghe ad oli essenziali - saggi di tipo chimico o chimico/fisico e saggi di tipo biologico - come per la determinazione dell'attività emolitica di droghe a saponine - oppure per la determinazione del potere amaricante (come succede per la china).


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Ultima modifica dell'articolo: 01/10/2016