Natura come fonte di salute: principio attivo e fitocomplesso

Oggi più che mai, si sta assistendo ad un rinnovato interesse verso il naturale, con particolare attenzione a tutto ciò che dal mondo vegetale si può trarre per ricercare la salute; si è fatto avanti nuovamente quell'interesse istintivo che si era perso con il passare del tempo. FitocomplessoPer far fronte alle richieste di mercato oggi si cercano sempre nuove fonti vegetali, di cui sono ricche le foreste e prima fra tutte quella amazzonica, da cui si traggono i 4/5 delle molecole conosciute con interesse applicativo. Il ricercatore può attingere anche alle etnomedicine o alle conoscenze dello shamano per incrementare il numero di fonti. Dopo aver raccolto queste informazioni, il ricercatore le trasferisce alla sua cultura, eseguendo particolari studi (botanici, chimici, fitochimici), che gli consentano di individuare quei princìpi attivi che ne determinano l'effetto terapeutico. Questi studi possono confermare o smentire gli effetti affermati dalla medicina shamanica, o addirittura possono portare alla scoperta di nuovi effetti terapici per disturbi o patologie più comuni nel mondo occidentale.
Per nostra fortuna, ancora molte specie vegetali non sono note, quindi questo bagaglio può soltanto accrescersi. Oggi il 40% dei farmaci monomolecolari deriva direttamente (per estrazione) o indirettamente (semisintesi) dalle specie vegetali. I farmaci definiti di "assoluta sintesi" vengono creati in laboratorio dal chimico che conosce a fondo le molecole chiave per l'interazione recettoriale; il chimico può migliorare questa chiave creando un composto non presente in natura, ma che dalla natura comunque deriva, perché si parte sempre da una molecola nota. Bisogna prestare attenzione al fatto che può essere definito "naturale" tutto ciò che proviene dalla natura o che può derivare da essa. Oggi viene privilegiato il farmaco naturale, piuttosto che quello di sintesi, non solo per un interesse modaiolo, ma anche perché si ha la consapevolezza che il prodotto di sintesi può avere più controindicazioni di quello derivato direttamente dalla natura. É bene far chiarezza su termini oggi molto utilizzati in ambito farmaceutico e spesso confusi:

-PRINCIPIO ATTIVO: agente accertato che determina la terapia; concetto introdotto da Paracelso, il padre della chimica farmaceutica.


-FITOCOMPLESSO: l'insieme delle molecole direttamente estratte dalla fonte.

L'azione terapica esercitata dalla fonte vegetale, che è la stessa di quella del singolo principio attivo, è data dalla somma degli effetti del principio attivo con quelli del fitocomplesso. La somministrazione della fonte naturale può determinare minori controindicazioni rispetto all'uso del principio attivo isolato chimicamente; questo perché il fitocomplesso ha un'azione sinergica al principio attivo e contribuisce a modularne l'azione.
Il ricorso alle fonti naturali è presente in tutte le società ed è anche diversificato; in particolare, nella società occidentale il ricorso alle fonti naturali è mediato da tante culture e tradizioni; i prodotti terapici oggi in commercio sono quindi il frutto di un compromesso tra tradizione e richiesta di mercato. Una fonte naturale può annoverare svariate proprietà terapiche, che devono necessariamente essere supportate da riscontri clinici, in altre parole queste proprietà devono essere scientificamente dimostrate. Ogni fonte vegetale va studiata dal punto di vista chimico e saggiata in clinica. Inoltre, ogni fonte subisce delle trasformazioni specifiche che rispecchiano l'interpretazione di impiego clinico tipiche della società in cui va messa in commercio. Oggi, l'opinione comune presta molta attenzione all'aspetto naturale del prodotto terapico. Il ricorso al prodotto naturale in ogni sua manifestazione e contesto si fa sentire con sempre maggiore intensità dalla comparsa delle cosiddette malattie iatrogene, cioè di quelle malattie determinate dall'uso prolungato e inadeguato di farmaci; in altre parole, si tratta di disturbi che possono conclamarsi in patologie come risultato di una cronicizzazione delle controindicazioni.
Dal 1995 al 2005 in Europa c'è stato un incremento del 400% della vendita di prodotti fitoterapici; adesso (2008) questo incremento si è assestato con un leggero decremento del 12%. Lo strepitoso successo dei prodotti fitoterapici si spiega mediante l'interesse dell'opinione pubblica ad utilizzare prodotti efficaci tanto quanto i farmaci ma in assenza di controindicazioni d'impiego.


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