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      Ultima modifica: 23/11/2011

Piante coltivate

Le piante coltivate sono la fonte primaria di approvvigionamento, dal momento che le droghe hanno in gran parte un'origine vegetale.

Oggi, le piante spontanee sono state soppiantate da quelle coltivate, sostanzialmente per ragioni di mercato. Esigenze commerciali hanno infatti imposto una produzione quantitativamente superiore rispetto ai tempi passati. Una volta, le piante spontanee erano la fonte principale di droghe e, anche se le poche coltivate in passato erano nulla in confronto alle attuali, ancora oggi rivestono un ruolo di enorme importanza farmaceutica e voluttuaria, come il papavero da oppio, la coca e la cannabis; tutte fonti di droghe destinate principalmente all'uso voluttuario, ma che contengono princìpi attivi di tipo farmaceutico: ad esempio la morfina, ottenuta dal papavero e dalla cui diacetilazione si ricava l'eroina, è l'unico principio attivo in grado di sedare dolori legati a contrazioni e traumi contusivi estremamente forti, insopportabili, oppure associati a condizioni terminali; la morfina, dunque, ha un'importanza farmaceutica enorme perché, insieme ai suoi derivati, risulta essere l'ultimo baluardo in situazioni estreme.

Le foglie di coca, pianta coltivata da secoli e millenni perché pianta "sociale", venivano masticate più per necessità che per uso voluttuario; oggi, invece, la coca è diventata una pianta demonizzata, perché noi europei ne facciamo un uso voluttuario, abusando del suo principio attivo che diventa stupefacente, la cocaina. Questa sostanza ha avuto anche una storia farmaceutica come principio attivo anestetico; la sua struttura molecolare, inoltre, ha ispirato le molecole anestetiche moderne come la lidocaina e la novocaina.

La cannabis, infine, è una pianta demonizzata, che possiede polimorfismo morfologico e chimico; i princìpi attivi sono infatti i famosi cannabinoidi. La cannabis è coltivata da secoli e millenni non tanto per i cannabinoidi, ma per la fibra. La canapa da fibra era molto diffusa nei nostri territori, ma è stata tolta perché demonizzata, dal momento che oltre alla fibra produceva e conteneva cannabinoidi.

La coltivazione delle piante si è poi evoluta sensibilmente quando la richiesta del mercato dei medicinali si è amplificata, insieme a quella dei consumatori e al loro desiderio di poter scegliere tra più piante sia in termini di quantità, riferiti ad una singola specie, sia in termini di qualità, riferiti a più specie diverse.

Una volta, le poche piante coltivate erano destinate principalmente all'uso voluttuario o farmaceutico; inoltre, alcune di esse crescevano in luoghi molto ristretti, sostanzialmente negli orti botanici, chiamati orti dei semplici; questi erano piccoli appezzamenti che facevano parte del patrimonio farmaceutico del semplice (chi formulava i farmaci semplicemente a partire dalle droghe). Oggi invece, le coltivazioni sono molto più estese e portate avanti in località dove specie autoctone vengono coltivate con efficacia medicinale, oppure specie non autoctone sono importate e coltivate con altrettanta efficacia, poiché i fattori ambientali del territorio non influenzano la qualità di quella determinata pianta.

Le piante coltivate ad interesse officinale sono molteplici, alcuni esempi sono la cannella, la camomilla, la lavanda, la liquirizia, la malva, il timo e molte altre. Vi sono elementi che riguardano la coltivazione, favorevoli o limitanti; quelli limitanti sono:

il costo elevato della manodopera, in funzione anche del tipo di droga che si deve andare a raccogliere (esempio: la camomilla viene raccolta meccanicamente, il rabarbaro a mano, quando la pianta ha ormai quattro anni);

la difficoltà nel reperire il materiale vivaistico cioè caratteristico, problema tipico di droghe con fonte esotica particolarmente rara o poco distribuita sul continente o con richiesta di mercato molto ristretta;

la mancanza di adeguata meccanizzazione locale o temporanea.

Ma, soprattutto, ciò che deve sempre essere mantenuto costante è la conoscenza della corretta coltivazione e raccolta della droga, nel senso che si deve raccogliere la droga mantenendo gli aspetti morfologici riportati in Farmacopea.


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