Arancio amaro, menta ed aloe vera

Pianta medicinale: pianta destinata prevalentemente all'uso farmaceutico


Pianta officinale: termine più ampio, che serve ad identificare quelle piante che hanno impiego anche erboristico, dietistico, cosmetico e salutistico in generale.

La distinzione, a dire il vero, non si fa quasi più ed i due termini sono considerati quasi sinonimi. La parte impiegata di una pianta è quella che viene utilizzata a scopi salutistici. Questa parte, che può essere anche la pianta intera, viene raccolta per determinare delle preparazioni, dei medicamenti, che hanno un risvolto di tipo salutistico. La parte di pianta impiegata non diventa necessariamente droga; essa, infatti, rappresenta la parte utilizzata affinché possa diventare droga o divenire essa stessa l'elemento che caratterizza la preparazione officinale.

Vediamo alcuni esempi.

Arancio amaro, è una droga se l'esocarpo del frutto o flavedo, viene opportunamente trattato, cioè essiccato; la parte della pianta arancio amaro in questo caso è divenuta droga. Il pericarpo dell'esperidio è diventato droga perché trattato opportunamente, ovvero essiccato. Se prendiamo invece un prodotto cosmetico, al suo interno vi è l'arancio amaro, o meglio l'olio essenziale di arancio amaro. L'olio essenziale o l'essenza di arancio amaro, non è un olio come quello di oliva, perché dal punto di vista chimico è completamente diverso, pur definendosi olio. L'olio essenziale è una miscela prevalentemente terpenica. In questo caso l'olio essenziale di arancio amaro è ottenuto dal pericarpo fresco, non trattato opportunamente; quindi, il pericarpo dell'esperidio è utilizzato fresco per ottenere l'olio essenziale.

In questo caso la parte impiegata è utilizzata sia per diventare droga, sia per dare un altro prodotto salutistico come l'olio essenziale. Chiamare il pericarpo dell'arancio amaro droga quando questo viene utilizzato per ottenere l'olio essenziale è improprio; lo possiamo chiamare droga nel momento in cui conosciamo questa distinzione.
Nel caso della menta, che è un ibrido (deriva dall'incrocio di due specie diverse ma affini, dello stesso genere), vengono trattate le foglie; nelle tisane queste sono presenti come droga foglia essiccata, quindi trattata opportunamente; l'olio essenziale di menta, invece, è caratterizzato dal mentolo, terpene, monoterpene; l'olio essenziale di menta si ottiene dalle foglie fresche, talmente fresche che spesso, come accade per molte essenze, vengono distillate subito dopo la raccolta a bordo campo, per evitare le azioni degradanti che iniziano subito dopo il raccolto.
Droga e parte impiegata vanno distinte e caratterizzate.

L'aloe vera ha come parte impiegata le foglie; è una pianta officinale, la fonte, mentre le foglie sono la parte usata e sono sempre utilizzate fresche. Dalla foglia di aloe non si ottiene solo il famoso gel, ma due importanti tipologie di prodotti. In questo caso, la droga è la parte ottenuta dai processi estrattivi sulle foglie, trattata opportunamente.
Aloe succo: prodotto ricavato dalla colatura delle foglie; il succo così ottenuto viene cotto a fuoco vivo, fino ad assumere consistenza solida vetrosa. Di colore rosso-brunastro, sapore estremamente amaro e piccante con funzione purgante, questo succo è utilizzato nella formulazione di prodotti lassativi stimolanti, aperitivi e digestivi. A seconda della concentrazione del succo ottengo l'effetto aperitivo, del sapore amaro e determinato dagli antrachinoni, o l'effetto lassativo stimolante, se la concentrazione del succo è elevata.
Aloe vera gel: le foglie, private delle sostanze con attività aperitiva e lassativa, vengono spremute e danno sostanze gelificanti di natura prevalentemente carboidratica, eteropolisaccaridica, con funzioni disparate: cicatrizzante ad uso topico, antissiodante, adattogeno, riminerallizante e vitaminizzante ad uso interno.


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Ultima modifica dell'articolo: 17/06/2016