Farmaci per la Cura del Tumore al Fegato

Definizione

In termini medici, il tumore al fegato è chiamato epatocarcinoma: stiamo parlando di un cancro nella stragrande maggioranza dei casi, purtroppo di difficile risoluzione. Il tumore al fegato, seppur piuttosto raro in Italia, si presenta in modo assai virulento, tant'è che la malattia dà esito infausto nella quasi totalità dei pazienti.

Cause

L'epatocarcinoma è strettamente correlato alla cirrosi e ad alcune forme di epatite; ne consegue che limitare l'assunzione di alcolici ed evitare rapporti sessuali non protetti (fattori di rischio per la cirrosi e l'epatite virale) costituiscono importanti linee guida per la profilassi della cirrosi, dunque anche del tumore al fegato.

Sintomi

Uno dei limiti più pesanti per la cura del tumore al fegato è rappresentato dalla sua diagnosi: infatti, il cancro non esordisce con alcun sintomo particolare, pertanto l'individuo non si rende conto di essere malato. Il tumore al fegato può comunque essere accompagnato da: ascite, astenia, diarrea, dolore addominale, edema, epatomegalia, febbre, inappetenza, ittero, nausea, prurito, sete intensa, urine scure, vomito. In alcuni casi (scoppio del tumore nel peritoneo), il dolore addominale si manifesta sottoforma di coliche e può causare peritonite.

 

Le informazioni sui Farmaci per la cura del Tumore al Fegato non intendono sostituire il rapporto diretto tra professionista della salute e paziente. Consultare sempre il proprio medico curante e/o lo specialista prima di assumere Farmaci per la cura del Tumore al Fegato.

Farmaci

Come abbiamo visto, l'ostacolo più grande per la cura del tumore al fegato è la diagnosi: infatti, a causa dell'aspecificità sintomatica, il carcinoma epatico viene generalmente diagnosticato quando ormai è troppo avanzato. Di conseguenza, le speranze di vita del paziente affetto sono molto scarse: nella maggior parte dei casi, il fegato, al momento dell'accertamento del tumore, è pesantemente compromesso.
L'escissione chirurgica del tumore è l'opzione terapeutica più immediata; sfortunatamente, però, si stima che solamente un quarto dei pazienti malati possa essere operato.

 

Tecniche alternative per la cura del tumore al fegato:

  • Chemioterapia per via endovenosa: poco efficace
  • Chemioterapia locale: il farmaco antitumorale viene iniettato nell'arteria epatica (trasporto diretto del principio attivo nel fegato malato)
  • Legatura dell'arteria epatica: in questo modo viene negato l'apporto di nutrienti al fegato, di conseguenza il tumore viene indotto alla morte
  • Chemioembolizzazione: questa pratica si avvale di sostanze farmacologiche radioattive di contrasto che evidenziano la sede del tumore; l'intervento ha lo scopo di far rimanere i farmaci nel fegato il più a lungo possibile, bloccando la circolazione epatica in modo permanente o temporaneo.
  • Radioembolizzazione: si sfruttano sostanze radioattive iniettate attraverso un catetere direttamente nell'arteria epatica e da lì nell'area interessata al tumore.
  • Radioterapia
  • Alcolizzazione per via percutanea: si inietta etanolo in loco (nel tumore), servendosi di un'ecografia (per individuare la massa tumorale) e di un ago per iniettare l'alcol etilico
  • Ablazione laser (in attesa del trapianto)
  • Trapianto d'organo: il trapianto di fegato rappresenta una valida alternativa terapeutica per la cura del tumore; ad ogni modo, non sempre è possibile, dato che l'espansione del cancro ne costituisce spesso un limite.

Tumore al fegato: farmaci


Concentriamoci sull'impiego terapeutico di farmaci per la cura del tumore al fegato: abbiamo analizzato che la classica somministrazione per via sistemica (endovena/per os) di farmaci antitumorali non esplica appieno l'effetto terapeutico sperato. Più efficaci sembrano essere le applicazioni locali di farmaci chemioterapici, direttamente nell'arteria epatica.

  • Sorafenib (es. Nexavar) è il farmaco d'elezione nel trattamento del cancro al fegato e viene somministrato alla dose iniziale di 400 mg due volte al dì, una o due ore dopo i pasti. Il trattamento va protratto sino al momento in cui il paziente trae marcati benefici, senza effetti collaterali pesanti. La somministrazione di questa nuova molecola chemioterapica sembra aumentare di tre mesi le speranze di sopravvivenza dei malati, rispetto ai pazienti che non assumono alcun farmaco.

Ad ogni modo, è doveroso sottolineare che questo principio attivo è utilizzato in terapia per migliorare le condizioni sintomatologiche del paziente: la chemioterapia – sistemica soprattutto – riveste un ruolo del tutto marginale nel contesto del cancro al fegato, dato che non è garantita l'efficacia sulla prognosi.

Tra le altre molecole chemioterapiche meno utilizzate in terapia contro il cancro al fegato, si ricordano:

La posologia, la modalità di somministrazione e la durata della terapia dei farmaci sopradescritti devono essere stabilite dal medico sulla base dello stadio di avanzamento del tumore e sulla risposta alla cura del paziente.


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Ultima modifica dell'articolo: 02/09/2016