Farmaci per Curare la Rabdomiolisi

Definizione

In campo medico, si parla di rabdomiolisi quando le cellule del muscolo scheletrico vanno incontro ad una grave rottura, il più delle volte in seguito ad un infortunio; quando le fibre muscolari muoiono, nel circolo sanguigno vengono rilasciate numerose sostanze, quali fosfato, potassio, creatinina, acido urico e mioglobina, comportando una serie di problematiche all'organismo (es. insufficienza renale da accumulo di mioglobine nei reni).

Cause

Un muscolo lesionato che rilascia cospicue quantità di sostanze nocive/dannose nel sangue genera la rabdomiolisi. Le lesioni ai muscoli possono essere favorite da: patologie (es. asma, infezioni batteriche/virali, diarrea e vomito, diabete, ipertiroidismo), temperatura basale troppo elevata/ipotermia, sport estremo (bodybuilding), sport di resistenza (maratona), ustioni, scosse elettriche e tossicodipendenza. Anche la somministrazione (smodata) di alcuni farmaci può favorire la rabdomiolisi: acido acetilsalicilico, farmaci per la cura del colesterolo alto, antibiotici.

Sintomi

Tra le prime avvisaglie di rabdomiolisi spicca la colorazione rossastra assunta dalle urine, spia della presenza del pigmento mioglobina. Tra gli altri sintomi, si ricordano: alterazione dell'umore, confusione mentale, contusione muscolare, nausea, problemi respiratori, tachicardia. Dalle analisi del sangue, il paziente affetto da rabdomiolisi registra una marcata o sensibile alterazione dei livelli di potassio, calcio, mioglobina, azoto e acido urico nel sangue.

  • Complicanze: insufficienza renale, danno renale, disturbi della coagulazione, alterazioni cardiache e polmonari, morte (casi di estrema gravità)

Le informazioni sui Farmaci per curare la Rabdomiolisi non intendono sostituire il rapporto diretto tra professionista della salute e paziente. Consultare sempre il proprio medico curante e/o lo specialista prima di assumere Farmaci per curare la Rabdomiolisi.

Farmaci

Considerate le complicanze e i rischi derivati dalla rabdomiolisi, è evidente la necessità di un intervento immediato, sin dai primissimi sintomi. Al fine di prevenire il danno causato dal rilascio di mioglobina nel sangue, è indicata la somministrazione di liquidi (reidratazione) per via endovenosa. L'aumento dei liquidi favorisce l'eliminazione della mioglobina dai reni, prevenendo, pertanto, il rischio di danno renale.
Oltre ai liquidi, nella terapia di idratazione possono essere addizionati alcuni principi attivi: il bicarbonato di sodio e il mannitolo.

Il Bicarbonato di sodio (NaHCO3) è indicato per ridurre l'acidità dell'urina, così come gli effetti nocivi della mioglobina a livello renale; il mannitolo (es. Osmohale, Man10%BIN, Isotol) e altri diuretici favoriscono l'eliminazione di acqua, “pulendo” i reni dalle sostanza dannose. Anche la Furosemide (es. Lasix) è un farmaco diuretico assai utilizzato a tale scopo: in genere, la dose raccomandata di furosemide dev'essere tale da favorire una minzione pari a 100ml/ora.
Qualora la terapia di idratazione non fosse sufficiente per ripristinare i valori sierici di potassio, calcio, azoto, acido urico e mioglobina, il medico sceglierà una tra le seguenti opzioni terapeutiche:

  1. Emodialisi: utilissima per filtrare il sangue e trattenere le sostanze che creerebbero danno.  Riservata ai casi gravi di rabdomiolisi.
  2. Trasfusione di sangue
  3. Chirurgia: il trattamento chirurgico per la cura della rabdomiolisi viene chiamato fasciotomia; trattasi di una strategia terapeutica in cui i tessuti di rivestimento muscolare vengono tagliati per ridurre la pressione all'intero dei vasi sanguigni, esercitata dal gonfiore e dal dolore del muscolo danneggiato.

Note: la somministrazione di statine (farmaco ipocolesterolemizzante), specie quando associata ad antibiotici come la claritromicina, aumenta enormemente il rischio di rabdomiolisi; pertanto, a chi segue una terapia simile è raccomandato di sottoporsi regolarmente ad analisi del sangue per eventualmente intervenire prontamente. In tal caso, si consiglia l'interruzione del trattamento con le statine, sostituendo il farmaco con uno alternativo.



Ultima modifica dell'articolo: 02/09/2016