Farmaci per Curare la Preeclampsia

Definizione

In una donna in gravidanza, si parla di preeclampsia o gestosi quando, all'ipertensione gestazionale, si associano anche edema e proteinuria; in campo medico, la triade sintomatologica viene chiamata più precisamente gestosi trisintomatica. La preeclampsia si manifesta, solitamente, dopo la 20° settimana di gestazione.

Cause

L'elemento causale scatenante la preeclampsia non è noto; ad ogni modo, un insieme di fattori potrebbe provocare la sindrome: alimentazione squilibrata, disordini autoimmuni, predisposizione genetica, patologie a carico dei vasi sanguigni.

Sintomi

Spesse volte, le gestanti affette da preeclampsia non lamentano alcun sintomo preciso; i prodromi che accompagnano il disturbo sono spesso vaghi e sfumati: aumento improvviso del peso in pochi giorni, cecità temporanea, edema (mani e piedi gonfi), irritabilità, mal di testa, male al fianco destro, nausea, proteinuria, vomito.


Le informazioni sui Farmaci per la cura della Gestosi non intendono sostituire il rapporto diretto tra professionista della salute e paziente. Consultare sempre il proprio medico curante e/o lo specialista prima di assumere Farmaci per la cura della Gestosi.

Farmaci

La cura per la preeclampsia non risulta così semplice come quella adottata per l'ipertensione gestazionale; la preeclampsia, infatti, oltre al trattamento con farmaci mirati, prevede spesso l'ospedalizzazione ed il controllo costante della gestante. In questi casi, spesso, è necessario anticipare il parto, in modo da evitare possibili complicanze al nascituro.
Il farmaco più indicato per trattare la preeclampsia è il solfato di magnesio, utilizzato anche nella profilassi della sindrome nelle donne predisposte o affette da ipertensione gestazionale.
Nella maggior parte dei casi, la cura con il solfato di magnesio viene supportata da farmaci ad azione ipotensiva.

 

Di seguito sono riportate le classi di farmaci maggiormente impiegate nella terapia contro la preeclampsia, ed alcuni esempi di specialità farmacologiche; spetta al medico scegliere il principio attivo e la posologia più indicati per il paziente, in base alla gravità della malattia, allo stato di salute del malato ed alla sua risposta alla cura:

  • Solfato di magnesio (es. Magne So BIN, Magne So GSE): è un farmaco anticonvulsivante utile per prevenire le convulsioni eclamptiche ricorrenti. La dose di carico per la cura della preeclampsia prevede di assumere 1 mg (10 ml) di attivo in bolo e.v. lento in 3 minuti; successivamente, assumere 3g (30 ml) in soluzione fisiologica. Successivamente, assumere 70 mg in un periodo di tempo pari a 15 minuti. la dose di mantenimento consiste nell'assunzione di 1 grammo di farmaco (10 ml all'ora), sino a 24-48 ore dopo il parto.
  • Labetalolo (es. Trandate, Ipolab): il farmaco (appartenente alla classe dei beta bloccanti) è indicato per abbassare la pressione arteriosa nell'ambito della preeclampsia grave e negli attacchi eclamptici. Si raccomanda di somministrare il farmaco con una dose d'attacco pari a 20 mg, in bolo endovenoso lento; dopo 20 minuti, somministrare una seconda dose da 40 mg e, dopo altri 20 minuti, un'altra dose da 80 mg. Le eventuali somministrazioni successive possono essere effettuate a distanza di 20 minuti l'una dall'altra; la dose complessiva giornaliera non deve superare i 220 mg. La dose di mantenimento prevede di assumere 5 fiale da 100 mg di attivo, diluite in 400 mg di soluzione fisiologica.
  • Steroidi: in alcuni casi, è possibile somministrare corticosteroidi, utili per migliorare la funzionalità di fegato e piastrine della madre; inoltre, sembra che la somministrazione di corticosteroidi nelle donne affette da preeclampsia sia utile per prolungare la gravidanza e favorire lo sviluppo dei polmoni del bambino.
  • Acido Acetilsalicilico (es. Aspirina, Vivin, Ac Acet, Carin, Cardioaspirin): alcuni studiosi ritengono che la somministrazione di questo farmaco possa migliorare il quadro clinico della paziente affetta da preeclampsia: alla posologia di 60-150 mg al dì, il farmaco, idealmente, potrebbe inibire l'aggregazione piastrinica e favorire la vasodilatazione. Ad ogni modo, non si dispongono dati sufficienti per confermare la validità di questo farmaco nella cura della preeclampsia.

In generale, il modo migliore per curare la preeclampsia è far nascere il bambino, strategia non sempre possibile, chiaramente, dal momento che il bambino potrebbe anche non aver completato il proprio sviluppo.