La paralisi agitante, o più semplicemente morbo di Parkinson, è una grave malattia degenerativa cerebrale, che si manifesta con una pesante compromissione delle capacità di movimento, di comunicazione e di altre attività. Il morbo di Parkinson è in assoluto la più frequente patologia del sistema extrapiramidale.
Similmente al morbo di Alzheimer, anche nel Parkinson la causa d'origine è tuttora sconosciuta. Gli studiosi ritengono comunque che un problema del funzionamento cerebrale sia la causa predisponente; altri sono convinti che una scarsità di dopamina e/o di noradrenalina nel cervello favorisca l'insorgere della malattia. La predisposizione genetica è un ulteriore fattore non trascurabile.
Il morbo di Parkinson è una malattia subdola, che esordisce generalmente con un lieve tremolio a livello della mano, per poi diffondersi gradatamente in tutti i distretti dell'organismo; nel morbo di Parkinson, vengono coinvolti anche i muscoli presiedenti alla capacità espressiva e cognitiva. Il morbo di Parkinson può provocare anche un marcato scoordinamento od un'incapacità totale di coordinare i vari movimenti.
I sintomi più ricorrenti sono: acatisia, acinesia, alterazioni delle capacità intellettive (stadio avanzato) aprassia, bradicinesia, depressione, inappetenza, ipomimia, stipsi.
Le informazioni sui Farmaci per la cura del Morbo di Parkinson non intendono sostituire il rapporto diretto tra professionista della salute e paziente. Consultare sempre il proprio medico curante e/o lo specialista prima di assumere Farmaci per la cura del Morbo di Parkinson.
Contrariamente a quanto accade per la cura del morbo di Alzheimer, dove i farmaci sono scarsi e poco efficaci, per il trattamento del morbo di Parkinson è disponibile un numero superiore di principi attivi che, seppur non in grado di invertire la malattia, possono comunque migliorare la qualità di vita del paziente affetto. Accanto alla terapia farmacologica, si raccomanda di seguire una terapia psicologica, di praticare sport e di alimentarsi secondo quanto dettato dalle regole dell'educazione alimentare.
Tornando alla terapia medica, i farmaci possono migliorare ed alleggerire i sintomi che contraddistinguono il morbo di Parkinson, ma non possono curare definitivamente il paziente. Da considerare, inoltre, che ogni organismo risponde in maniera soggettiva alla terapia, perciò non è detto che un farmaco efficace in un paziente produca il medesimo effetto terepeutico in tutti i malati; tuttavia, va sottolineato che la risposta iniziale al trattamento anti-Parkinson può anche essere drammatica.
Abbiamo analizzato che nel cervello dei malati di morbo di Parkinson si osserva una carenza di dopamina: spontaneo sarebbe pensare che la somministrazione diretta di questo neurotrasmettitore possa essere miracolosa. Ma non è così: la dopamina pura, infatti, non è in grado di giungere al cervello, perché non oltrepassa la barriera emato-encefalica. In sostituzione alla dopamina, è possibile assumere la L-DOPA, il suo precursore, in grado di attraversare questa barriera e giungere perciò al cervello, dove esercita la propria attività terapica.
Si è osservato che il morbo di Parkinson può essere corretto tanto meglio quanto più veloce è l'accertamento diagnostico e l'inizio della terapia: infatti, la terapia di ultima generazione mira anche e soprattutto alla protezione delle cellule nervose, sottoposte agli insulti ossidativi. |
In terapia, oltre alla L-DOPA, farmaco più efficace in assoluto per il morbo di Parkinson, si utilizzano agonisti della dopamina, inibitori MAO, catecol o-metiltransferasi, anticolinergici e bloccanti del glutammato. Vediamoli più in dettaglio.
Di seguito sono riportate le classi di farmaci maggiormente impiegate nella terapia contro il morbo di Parkinson, ed alcuni esempi di specialità farmacologiche; spetta poi al medico scegliere il principio attivo più indicato per il paziente, in base alla gravità della malattia, allo stato di salute del malato ed alla sua risposta alla cura:
Levodopa (es. Duodopa, Sinemet): questo farmaco è in assoluto il più utilizzato in terapia per il morbo di Parkinson, oltre ad essere il più efficace per trattare i sintomi. Quando assunto per via orale, il farmaco è in grado di oltrepassare la barriera emato-encefalica e, raggiunto il cervello, si trasforma in dopamina. La levodopa è sempre reperibile in associazione ad altri principi attivi, quali il carbidopa e l'entacapone (es. Levodopa/Carbidopa/Entacapone orion): la carbidopa impedisce che la levodopa si trasformi in dopamina prima di raggiungere il cervello (ricordiamo brevemente che la dopamina assunta dall'esterno è inefficace perché non riesce a passare la BEE). La posologia, comunque perfezionata dal medico, suggerisce di assumere al massimo 7-10 compresse (costituite da 50-200 mg di levodopa e 12,5-50 mg di carbidopa) durante la giornata. Non somministrare ai pazienti affetti da gravi disfunzioni epatiche. La posologia dev'essere regolata durante il corso della terapia: tipica di questo farmaco è infatti la perdita progressiva d'efficacia terapeutica. Tra gli effetti collaterali più comuni, ricordiamo le discinesie e l'ipotensione.
Agonisti della dopamina (dopaminergici): questi farmaci non agiscono come il precedente, vale a dire non vengono convertiti in dopamina nel cervello; essi imitano gli effetti terapeutici della dopamina, stimolando i neuroni a reagire. La somministrazione di questi farmaci nel contesto del morbo di Parkinson non si rivela efficace nel lungo termine. Tra gli effetti collaterali, ricordiamo: allucinazioni, ipotensione, ritenzione idrica e sonnolenza; possibile anche la comparsa di comportamenti ossessivi-compulsivi come l'ipersessualità, il gioco d'azzardo e il comportamento alimentare compulsivo.
Inibitori delle monoaminossidasi (I-MAO): aiutano a prevenire la disgregazione della dopamina naturale (sintetizzata dall'organismo) e quella assunta sottoforma di levodopa. Questa attività terapeutica è possibile attraverso l'inibizione dell'attività degli enzimi monoamino-ossidasi B (enzimi che metabolizzano la dopamina nel cervello). Tra gli effetti collaterali, si ricordano: allucinazioni, confusione, cefalea, vertigini.
Catecol o-metiltransferasi si tratta di farmaci indicati per prolungare l'effetto terapeutico della levodopa-carbidopa, interagendo e bloccando l'enzima che distrugge la levodopa.
Rivastigmina (es. Rivastigmina Teva, Nimvastid, Prometax, Rivastigmina Actavis): si tratta di un farmaco inibitore reversibile dell'acetilcolinesterasi, di elevato interesse farmacologico. Iniziare la terapia con dosaggi di farmaco piuttosto bassi (1,5 mg, da assumere 2 volte al giorno, a colazione e a cena), per poi aumentarli gradualmente ad intervalli di 2 settimane, fino a 3-6 mg/die. Non superare i 6 mg due volte al giorno. Indicato anche per la cura del morbo di Alzheimer.
Anticolinergici: farmaci ampliamente utilizzati, da molto tempo, per il controllo dei sintomi associati al morbo di Parkinson (soprattutto tremori). Ponendo l'attenzione sul bilancio tra gli effetti terapeutici (contrasta il tremore) e quelli collaterali (alterazione della memoria, confusione, compromissione della minzione, secchezza delle fauci, secchezza oculare), si comprende come questi farmaci non possano essere utilizzati da tutti i pazienti malati dal morbo di Parkinson.
Farmaci bloccanti del glutammato: indicati in genere per il trattamento dei sintomi iniziali del morbo di Parkisnon. Inoltre, la terapia con questi farmaci è indicata per i malati da Parkinson con marcate alterazioni posturali (discinesie), specie se derivate dalla somministrazione di levodopa.
Oltre alla somministrazione dei farmaci appena descritti, è possibile seguire una terapia parallela per il controllo dei sintomi secondari e per migliorare la qualità di vita del paziente: |
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