Farmaci per curare la Malattia del Sonno

Definizione

La malattia del sonno - anche conosciuta come tripanosomiasi africana - è una patologia infettiva che viene trasmessa all'uomo tramite la puntura delle mosche tse-tse infette.
È una malattia tipica dell'Africa e può colpire sia l''uomo, sia alcune specie animali.

Cause

La malattia del sonno è un'infezione causata da parassiti protozoi flagellati: il Trypanosoma brucei rhodesiense (responsabile della malattia del sonno dell'Africa orientale, anche conosciuta come tripanosomiasi subacuta, il cui decorso è violento e breve,) e il Trypanosoma brucei gambiense (responsabile della malattia del sonno del Gambia, conosciuta anche come tripanosomiasi cronica).

Sintomi

I sintomi indotti dalla malattia del sonno sono diversi a seconda dello stadio in cui si trova la patologia.
Nel primo stadio della malattia - definito "fase emolinfatica" - si manifestano sintomi quali febbre, dolori articolari, gonfiore in corrispondenza del sito della puntura della mosca, prurito e ingrossamento dei linfonodi del collo.
Nel secondo stadio - definito "fase neurologica" - si manifestano, invece, letargia incontrollabile, cachessia, apatia, mal di testa, debolezza, ansia, sudorazione e incapacità di alzarsi e alimentarsi da soli.


Le informazioni sui Farmaci per la Cura della Malattia non intendono sostituire il rapporto diretto tra professionista della salute e paziente. Consultare sempre il proprio medico curante e/o lo specialista prima di assumere Farmaci per la Cura della Malattia.

Farmaci

La malattia del sonno è una patologia grave che - se non adeguatamente trattata - conduce alla morte certa del paziente. Pertanto, è fondamentale una diagnosi tempestiva della patologia e l'istituzione di un'altrettanto immediata e opportuna terapia.
Il trattamento farmacologico della malattia del sonno varia in funzione dello stadio in cui si trova la patologia stessa.
I farmaci impiegati nella cura della malattia del sonno sono la pentamidina, la suramina, il melarsoprol e l'eflornitina, sia in monoterapia, sia in associazione a nifurtimox. Tuttavia, purtroppo, alcuni di questi farmaci sono piuttosto vecchi e possono provocare gravi effetti collaterali.


Tripanosomi

Tripanosomi in uno striscio di sangue, visibili come "piccoli serpenti" tra i globuli rossi


Di seguito sono riportati i farmaci maggiormente impiegati nella terapia contro la malattia del sonno ed alcuni esempi di specialità farmacologiche; spetta al medico scegliere il principio attivo e la posologia più indicati per il paziente, in base alla gravità della malattia, allo stato di salute del malato ed alla sua risposta alla cura.

Suramina

La suramina è un farmaco ad azione antiparassitaria scoperto nel 1921. È impiegata per il trattamento della malattia del sonno nella fase emolinfatica. Tuttavia, è efficace solo contro il T. brucei rhodesiense.
La suramina viene somministrata per via endovenosa. In genere, dapprima s'iniettano 100 mg di principio attivo, in modo tale da escludere eventuali ipersensibilità.
Una volta esclusa l'ipersensibilità, nei pazienti adulti solitamente si somministra 1 grammo di farmaco. La stessa quantità di suramina viene poi somministrata il terzo, il settimo, il quattordicesimo e il ventunesimo giorno di trattamento.
Nei bambini, invece, la dose di suramina solitamente impiegata è di 20 mg/Kg di peso corporeo al giorno, da somministrarsi nella stessa modalità prevista per gli adulti.

Pentamidina

La pentamidina (Pentacarinat ®) è stata scoperta nel 1941 e trova impiego nel trattamento della malattia del sonno in fase emolinfatica provocata dal parassita T. brucei gambiense.
È un farmaco che risulta essere ben tollerato dai pazienti ed è somministrato per via intramuscolare, oppure attraverso infusione endovenosa lenta.
La dose di pentamidina solitamente impiegata è di 4 mg/Kg di peso corporeo al giorno, oppure a giorni alterni, fino ad arrivare a un totale di 7-10 iniezioni.

Melarsoprol

Il melarsoprol è un derivato dell'arsenico scoperto nel 1949 e può essere utilizzato per il trattamento della malattia del sonno nella fase neurologica provocata sia da T. brucei rhodesiense, sia da T. brucei gambiense. Tuttavia, provoca effetti collaterali non indifferenti, il più grave dei quali è, probabilmente, l'encefalopatia reattiva che può essere anche mortale.
Generalmente, il farmaco è somministrato nei pazienti adulti per via endovenosa alla dose di 2-3 mg/Kg di peso corporeo. Il ciclo di terapia dura tre giorni e, di solito, viene ripetuto dopo un intervallo di una o due settimane.
Nei bambini, invece, la dose iniziale di melarsoprol solitamente impiegata è di 0,36 mg/Kg di peso corporeo, da somministrarsi sempre per via endovenosa. In seguito, il medico può decidere di aumentare gradualmente la quantità di melarsoprol utilizzata fino al raggiungimento del dosaggio ottimale per ciascun paziente.

Eflornitina

L'eflornitina (Ornidyl ®) è meno tossica rispetto al melarsoprol, ma è efficace solo per il trattamento della malattia del sonno nella fase neurologica causata da T. brucei gambiense.
Nei pazienti adulti, la dose iniziale di eflornitina solitamente impiegata è di 400 mg/Kg di peso corporeo al giorno, da somministrarsi in quattro dosi frazionate per via endovenosa, per un periodo di 14 giorni. Dopodiché, il trattamento con eflornitina viene proseguito con la somministrazione di 300 mg di farmaco per Kg di peso corporeo, da assumersi per via orale per circa 3-4 settimane.
Nei bambini, invece, l'utilizzo dell'eflornitina non è raccomandato.
Inoltre, è stato da poco introdotto (2009) un trattamento combinato che prevede la somministrazione dell'eflornitina in associazione ad un altro farmaco: il nifurtimox.
In verità, il nifurtimox è utilizzato, solitamente, per il trattamento della tripanosomiasi americana (o malattia di Chagas), provocata da Trypanosoma cruzi. Tuttavia, questo principio attivo - in associazione all'eflornitina - si è rivelato efficace anche nella cura della malattia del sonno provocata da T. brucei gambiense.