Farmaci per curare il Linfoma di Hodgkin

Linfoma di Hodgkin: definizione

Fortunatamente raro, il linfoma di Hodgkin delinea una forma tumorale a carico del sistema linfatico; in particolare, la neoplasia coinvolge fegato, milza e midollo osseo, senza colpire o danneggiare i distretti limitrofi di natura extra-linfatica.

Linfoma di Hodgkin: cause

La causa responsabile della manifestazione del linfoma di Hodgkin è ancora un interrogativo aperto; ad ogni modo, è stato osservato che questa forma neoplastica tende a manifestarsi soprattutto nei malati di AIDS e nei pazienti infettati in passato dal virus dell'Epistein-Barr (responsabile di malattie come mononucleosi, Linfoma di Burkitt e persino tonsillite). Inoltre, sembra che i soggetti più a rischio siano gli adulti di età compresa tra i 20 e i 30 anni, e gli anziani ultrasettantenni.

Linfoma di Hodgkin: sintomi

La primissima avvisaglia con cui generalmente il linfoma di Hodgkin esordisce è un gonfiore anomalo a livello di un linfonodo, che lentamente si estende anche nei linfonodi vicini. Il paziente può lamentare: affaticamento, arrossamento della pelle, brividi, difficoltà respiratoria, dolore al petto, febbre, dolore/gonfiore alla milza, inappetenza, prurito diffuso, tosse.


Le informazioni sui non intendono sostituire il rapporto diretto tra professionista della salute e paziente. Consultare sempre il proprio medico curante e/o lo specialista prima di assumere .

Linfoma di Hodgkin: farmaci

Per merito della Ricerca indirizzata alla cura dei linfomi di Hodgkin, attualmente la prognosi è buona nell'80%  dei pazienti affetti; trattandosi di una malattia di competenza oncologica, è evidente come i linfomi di Hodgkin vengano trattati principalmente con la chemioterapia. Alcuni malati vengono sottoposti anche al trattamento radiante (radioterapia): questa pratica medica è generalmente volta a pazienti che presentano residui cellulari tumorali dopo la chemioterapia, oppure masse linfomatose allo stadio iniziale. La radioterapia non viene sempre consigliata, data l'elevata probabilità di effetti collaterali spiacevoli e pericolosi, come l'aumento del rischio di leucemia secondaria e la formazione di masse neoplastiche solide maligne.

 

Nelle forme recidivanti, è ipotizzabile anche il trapianto di midollo osseo, utilizzando le cellule staminali stesse del paziente.
Tra gli altri interventi alternativi/coadiuvanti, si ricordano: assunzione di antibiotici (in caso di sovrainfezioni batteriche) e trasfusione di sangue (per bilanciare l'eventuale perdita di globuli rossi e piastrine)

 

Di seguito sono riportate le classi di farmaci maggiormente impiegate nella terapia contro il linfoma di Hodgkin, ed alcuni esempi di specialità farmacologiche; spetta al medico scegliere il principio attivo e la posologia più indicati per il paziente, in base alla gravità della malattia, allo stato di salute del malato ed alla sua risposta alla cura:

 

Il trattamento farmacologico si basa sull'associazione di più farmaci; infatti, la mono-chemioterapia non dà effetti benefici soddisfacenti per la cura del linfoma di Hodgkin. Ad esempio, si utilizza la combinazione di 4 farmaci di classi diverse, come mecloretamina, procarbazina, prednisone e vincristina (protocollo cosiddetto “MOPP”), ma anche l'impiego di doxorubicina e bleomicina rappresenta un cocktail farmacologico assai utilizzato.

  • Mecloretamina (es. Mustargen): è un esponente degli agenti chemioterapici citotossici. La posologia varia in base al soggetto e alla gravità del tumore; ad esempio, è possibile somministrare il principio attivo alla dose di 0,4 mg/kg per via endovenosa in un'unica volta, oppure 0,2 mg/kg e.v. una volta al dì per 2 gg. Ad ogni modo, la posologia più utilizzata per la cura dei linfomi di Hodgkin è 6 mg per metro quadro di estensione corporea, il giorno 1 e 8 di un ciclo di 4 settimane. Consultare il medico.
  • Procarbazina (es. Natulan): per la somministrazione in monoterapia (formula poco utilizzata), la posologia per la cura del linfomi di Hodgkin è 2-4 mg/kg al dì la prima settimana di trattamento. Modulare il dosaggio a 4-6 mg/kg al dì fino a miglioramento dei sintomi, oppure affinché le piastrine scendono al di sotto del valore 100.000/mm³ e i globuli bianchi al di sotto dei 4.000/mm³. La somministrazione di questo attivo risulta particolarmente utile per ridurre nausea e vomito. Quando il farmaco viene utilizzato in associazione ad altri chemioterapici, la posologia più indicata è 100 mg per metro quadro, per 2 settimane.
  • Prednisone (es. Solprene, Deltamidrina): esponente dei corticosteroidi di sintesi; il farmaco viene utilizzato in associazione ad antineoplastici per alleggerire i sintomi da linfoma di Hodgkin. La dose va stabilita dal medico.
  • Vincristina (es. Vincristina, Vincristina PFIZER, Vincristina TEV): la dose standard è 1,4 mg/m² e.v. (durata dell'infusione: 1 minuto), in un'unica dose. La posologia appena descritta va generalmente ripetuta una volta a settimana, anche se la dose può variare da 0,4 a 1,4 mg/m². Non superare i 2 mg.
  • Doxorubicina (es. Caelyx, Myocet): appartenente alla classe farmacologica degli antibiotici-antineoplastici, il principio attivo viene spesso impiegato in terapia per la cura del linfoma di Hodgkin (e non Hodgkin) in associazione ad altri chemioterapici, alla posologia di 40-60 mg/ m² per via endovenosa, ogni 21-28 gg. In alternativa, somministrare 60-75 mg/m² e.v. una volta ogni 21 gg.
  • Bleomicina (es. Bleomicina CRN, Bleomicina TEV): prima di iniziare la terapia standard per il trattamento del linfoma di Hodgkin, è consigliato somministrare al paziente una minima dose del farmaco, al fine di evitare spiacevoli reazioni anafilattiche. Dopodiché, nel caso il paziente riesca a tollerare il farmaco, è possibile assumerlo alla posologia di 0,25-0,50 unità/chilo (oppure 10-20 unità/ m²) per via endovenosa, intramuscolare o sottocutanea, una volta ogni 7-14 giorni. La dose di mantenimento va generalmente aumentata da una unità al giorno a cinque unità a settimana, per via endovenosa o intramuscolare. Generalmente, seguendo il suddetto schema terapico, i sintomi da linfoma di Hodgkin regrediscono in modo significativo in 2 settimane. Qualora non si riscontrasse alcun beneficio, la probabilità di miglioramento è scarsa o nulla.

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