Farmaci per Curare l'Ipoglicemia reattiva

Definizione

L'ipoglicemia reattiva è una forma ipoglicemica particolare, non dipendente da un sovradosaggio di insulina, condizione - quest'ultima - tipica dei pazienti diabetici trattati con insulina iniettabile o con ipoglicemizzanti orali.
Chiamata anche ipoglicemia alimentare o postprandiale, l'ipoglicemia reattiva dipende essenzialmente dal digiuno prolungato o da sport eccessivo, e si manifesta dopo un paio d'ore dal termine del pasto.

Cause

Nella maggior parte dei pazienti affetti, l'ipoglicemia reattiva è conseguenza di un digiuno prolungato, di un'alimentazione scorretta e carente di zuccheri o di uno sport eccessivo. Talvolta, l'ipoglicemia reattiva è invece correlata a deficienze enzimatiche congenite (es. intolleranza al fruttosio, galattosemia), alterazioni ormonali (es. ipotiroidismo), eccessiva sensibilità all'adrenalina, scarsa produzione di glucagone, prediabete, gastrectomia.

Sintomi

I sintomi che si associano all'ipoglicemia reattiva sono alquanto vaghi: ansia, astenia, aumento del battito cardiaco, confusione, debolezza, fame intensa, ipersudorazione, mal di testa, sonnolenza, stordimento, svenimenti, tremore.


Le informazioni sui Farmaci per la cura dell'Ipoglicemia reattiva non intendono sostituire il rapporto diretto tra professionista della salute e paziente. Consultare sempre il proprio medico curante e/o lo specialista prima di assumere Farmaci per la cura dell'Ipoglicemia reattiva.

Farmaci

Prima di ricorrere ai farmaci per curare l'ipoglicemia reattiva, è necessario intervenire sulla dieta, attraverso la correzione sia del modo in cui si mangia, che della scelta dei cibi.
Di seguito, sono riassunte alcune tra le linee guida più importanti per evitare l'insorgere dell'ipoglicemia reattiva:

  1. Frazionare i pasti in più spuntini durante il giorno, evitando di far passare oltre 3 ore da uno spuntino all'altro
  2. Evitare di assumere alimenti ricchi di zuccheri a stomaco vuoto
  3. Limitare l'assunzione di zuccheri semplici
  4. Preferire zuccheri complessi
  5. Preferire frutta e verdura
  6. Non bere alcolici a stomaco vuoto
  7. Preferire alimenti integrali e ricchi di fibre, in grado di rallentare l'assorbimento del glucosio a livello intestinale

Oltre a queste semplici regole alimentari, si raccomanda di abbinare sempre un esercizio fisico regolare, che - nei pazienti affetti da ipoglicemia reattiva - dev'essere moderato, mai eccessivo; non svolgere attività fisica a digiuno.
Spesse volte, l'ipoglicemia reattiva richiede la somministrazione di integratori di pectine, psillio e gomma guar; talvolta, la somministrazione di farmaci - quali acarbosio e glucosio – può essere necessaria. A differenza dell'ipoglicemia dipendente da un'erronea somministrazione di insulina nei pazienti diabetici, la forma reattiva, più che essere curata con farmaci, va prevenuta con semplici regole alimentari e comportamentali.
È doveroso ricordare, comunque, che l'ipoglicemia reattiva potrebbe associarsi al diabete mellito di tipo II (nella fase d'esordio precoce): in questo caso, la sintomatologia adrenergica (rilascio incontrollato di adrenalina, aumento dell'attività simpatica, debolezza, palpitazioni, fame estrema ecc.) tende ad insorgere dopo 4-5 ore dal termine del pasto: l'insulinoresistenza fa sì che dopo il pasto si manifesti una temporanea iperglicemia post-prandiale, a cui segue una massiccia secrezione di insulina; l'iperinsulinemia fa sì che nella seconda fase, dopo 4-5 ore di digiuno, insorga un'ipoglicemia reattiva anche importante. In questo caso, è raccomandata l'assunzione di glucosio e carboidrati a medio indice glicemico; il glucagone va somministrato solo in caso di ipoglicemia reattiva grave, nel caso la somministrazione orale di glucosio non sia sufficiente per invertire la sintomatologia.

 

Di seguito sono riportate le classi di farmaci maggiormente impiegate nella terapia contro l'ipoglicemia reattiva, ed alcuni esempi di specialità farmacologiche; spetta al medico scegliere il principio attivo e la posologia più indicati per il paziente, in base alla gravità della malattia, allo stato di salute del malato e alla sua risposta alla cura:

  • Acarbosio (es. Glicobase, Glucobay): il farmaco è un inibitore dell'alfa-glucosidasi utilizzato per la cura del diabete mellito di tipo II e per trattare l'ipoglicemia reattiva. La dose di acarbosio dev'essere personalizzata sulla base della gravità della condizione, della risposta glicemica e dello stato generale di salute del paziente. Il farmaco esercita la propria attività terapeutica sia ritardando l'assorbimento del glucosio, sia riducendo lo stimolo alla sintesi di insulina.
  • Glucosio (es. Gluc33%GSE, Gluc50%MNC, Gluphos): in generale, nel primo stadio ipoglicemico e nell'ipoglicemia reattiva grave, si raccomanda di assumere zucchero, sottoforma di zollette o granulato (10-20 grammi, equivalenti a 3 zollette). Il pasto successivo dovrebbe essere ricco di carboidrati a medio e basso indice glicemico, per prevenire un ulteriore episodio ipoglicemico compensatorio all'eccessiva secrezione insulinica. In alternativa, la somministrazione di glucosio per via endovenosa (alla posologia di 25 ml - soluzione glucosio al 50% - o di 50 ml - soluzione di glucosio 20% -) è indicata per curare le crisi ipoglicemiche severe (in genere, quest'ultima indicazione è adatta quasi esclusivamente per trattare l'ipoglicemia dipendente da un sovradosaggio di insulina nei diabetici).

Note: nei pazienti obesi affetti da ipoglicemia reattiva post-prandiale da iperproduzione di insulina, è indispensabile seguire un regime dietetico ipocalorico, riducendo la quantità di glucidi.