Farmaci per la Cura dell'Iperprolattinemia

Definizione

Come preannuncia la parola stessa, l'iperprolattinemia è una condizione clinica in cui i livelli di prolattina nel sangue sono superiori rispetto al range di normalità. Ricordiamo brevemente che la prolattina è un ormone secreto dall'ipofisi anteriore che, esercitando la propria funzione a livello della mammella, è implicato nella lattazione. L'eccessiva produzione di prolattina porta all'accumulo plasmatico dell'ormone (iperprolattinemia, appunto), accompagnato da galattorrea ed interruzione del ciclo mestruale (amenorrea).

Cause

L'iperprolattinemia può riflettere una condizione patologica grave; l'aumento esagerato dei livelli di prolattina nel sangue può essere favorito da: assunzione di farmaci (antidepressivi, antagonisti del recettore della dopamina, oppiacei, farmaci per la cura dell'angina, antipertensivi ad azione centrale - es. alfa-metildopa ecc), insufficienza renale cronica, ipotiroidismo, lesioni epatiche gravi, microadenoma, radioterapia, sarcoidosi, sovrallenamento, tumore ipofisario.

Sintomi

Tra i sintomi più ricorrenti, il ritardo della crescita (pubertà ritardata) è un elemento onnipresente nell'iperprolattinemia infantile. Nella variante femminile (adulto), invece, si osserva che il 90% delle donne affette lamenta galattorrea, oligomenorrea, amenorrea o altre irregolarità mestruali; a questi Sintomi, si aggiungono calo della libido, infertilità ed irsutismo. Nell'uomo, l'ipeprolattinemia causa spesso disfunzione erettile.


Le informazioni sui Farmaci per la cura dell'Iperprolattinemia non intendono sostituire il rapporto diretto tra professionista della salute e paziente. Consultare sempre il proprio medico curante e/o lo specialista prima di assumere Farmaci per la cura dell'Iperprolattinemia.

Farmaci

Il ristabilimento dei livelli sierici di prolattina è il primo obiettivo da raggiungere, facilmente ottenibile nelle forme più lievi: basti pensare, per esempio, alle forme di iperprolattinemia dipendenti dalla somministrazione di alcuni farmaci (è sufficiente l'interruzione della terapia e la contemporanea assunzione di attivi alternativi) o correlate all'ipotiroidismo (l'assunzione di ormoni tiroidei è normalmente in grado di riportare i valori di prolattina nei range fisiologici).
Discorso differente per l'iperprolattinemia derivata da adenomi e microadenomi: il trattamento terapico risulta evidentemente più delicato. Tuttavia, è doveroso sottolineare la discrepanza tra le ipotesi terapiche di alcuni autori - convinti che l'accumulo di prolattina nel sangue possa risolversi con una cura farmacologica specifica volta alla distruzione dei microadenomi - e di altri, che ritengono, invece, che la terapia più indicata sia l'attesa, spinti dalla convinzione che il microadenoma possa stabilizzarsi (mai crescere) nel tempo. Le due diverse teorie di approccio terapico sembrano, tuttavia, congiungersi nel caso l'iperprolattinemia si associ a disturbi secondari gravi, come seri disturbi mestruali ed osteoporosi: in simili circostanze, l'intervento farmacologico risulta imprescindibile.


Si parla di iperprolattinemia da adenoma ipofisario quando i valori della prolattina nel sangue superano i 200 nanogrammi per millilitro


Tra i farmaci più utilizzati per la cura dell'iperprolattinemia grave dipendente da adenomi, gli agonisti della dopamina costituiscono la terapia d'elezione: l'assunzione di questi farmaci sembra infatti ridurre velocemente i livelli di prolattina nel sangue, oltre a favorire la remissione dei prodromi in tempi assai ristretti.
Nei pazienti affetti da adenoma ed iperprolattinemia, che non rispondono positivamente alla terapia farmacologica, è consigliabile l'intervento radioterapico (volto a diminuire le dimensioni del tumore), o la chirurgia: la terapia radiante è normalmente quella di prima scelta, dato che dalle recenti statistiche scientifiche si evince che il rischio di recidiva a seguito di un intervento chirurgico per eliminare le cellule tumorali è assai più elevato rispetto a quello derivato dalla radioterapia.
Per la cura dell'iperprolattinemia indipendente da adenomi, nelle donne che non desiderano una gravidanza, si consiglia di assumere la pillola contraccettiva combinata (con ormoni estrogeni e progestinici), volta a regolarizzare il ciclo mestruale alterato dalla variazione della concentrazione di prolattina.


Si parla di iperprolattinemia da amenorrea quando i valori di prolattina nel sangue superano i 25 nanogrammi per millilitro

Di seguito sono riportate le classi di farmaci maggiormente impiegate nella terapia contro l'iperprolattinemia, ed alcuni esempi di specialità farmacologiche; spetta al medico scegliere il principio attivo e la posologia più indicati per il paziente, in base alla gravità della malattia, allo stato di salute del malato ed alla sua risposta alla cura:

 

Agonisti della dopamina: questi farmaci esercitano eccellentemente la loro azione terapeutica come ipoprolatinemizzanti per la cura degli adenomi con mancato controllo della sintesi di prolattina. I farmaci agiscono a livello ipofisario ed ipotalamico, oltre a ridurre, chiaramente, le dimensioni degli adenomi dell'ipofisi (che producono prolattina). Nella maggior parte dei casi, la terapia con questi farmaci (per la cura degli adenomi) va protratta a vita, dato che una sospensione dell'uso del farmaco provoca, spesso, la riformazione del tumore.
Alcuni dei farmaci di seguito elencati sono indicati anche per ridurre il dolore al seno (o tensione mammaria) che caratterizza la sindrome premestruale.

  • Bromocriptina (Bromocriptina DRM, Parlodel): per gli adulti affetti da iperprolattinamia, si raccomanda di assumere una dose di farmaco variabile da 1,25 a 2,5 mg, una volta al giorno. È possibile aumentare la dose di 2,5 mg ogni 2-7 giorni. La dose di mantenimento suggerisce di somministrare 2,5-15 mg di farmaco al giorno. Per i bambini iperprolattinemici di età compresa tra gli 11 ed i 15 anni, assumere 1,25-2,5 mg di farmaco al giorno. Non superare i 10 mg al giorno. Consultare il medico.
  • Cabergoliana (Dostinex): per la cura dell'iperprolattinamia, si raccomanda di assumere 0,5 mg di farmaco per via orale due volte a settimana. Il dosaggio può aumentare di 0,25 mg ad intervalli di almeno 14 giorni. Non superare il milligrammo, due volte a settimana. Da sottolineare che la posologia va sempre perfezionata dal medico curante, sulla base dei livelli di prolattina nel sangue. Il farmaco presenta una durata d'azione lunga, pertanto può essere somministrato una volta ogni 2-3 giorni, secondo quanto indicato dal medico; in alcuni pazienti, è sufficiente anche un'unica somministrazione settimanale. La terapia nel lungo termine con questo farmaco può favorire una diminuzione della pressione, associata ad allucinazioni, nausea, vomito.
  • Pergolide (es. Pergolide EG): farmaco potente da utilizzare esclusivamente in caso di mancata risposta a seguito della cura con Cebergolina o Bromocriptina. Iniziare la terapia con una dose di farmaco pari a 0,05 mg, da assumere una volta al giorno. Eventualmente, aumentare la dose di 0,025-0,05 mg, previo controllo dei valori di prolattina nel sangue. In genere, i pazienti traggono beneficio assumendo 0,1 mg di farmaco per os, una volta al dì.
  • Zinco solfato (es. Zincometil): per l'iperprolattinemia acuta, si consiglia di somministrare 37,5 mg di zinco solfato (diluiti in 20 ml di acqua deionizzata) ogni 30 minuti, per 4 ore, affinché i livelli di prolattina nel sangue si ristabiliscano.

Farmaci per la Cura dell'iperprolattinemia dipendente da ipotiroidismo: alcune forme di iperprolattinemia sono scatenate da un'incapacità, da parte della ghiandola tiroide, di assicurare la giusta quantità di ormoni richiesta dall'organismo per adempiere alle proprie necessità. In tal caso, i livelli di prolattina nel sangue possono tornare alla normalità seguendo una terapia per curare il problema sottostante. Di seguito, sono elencati i farmaci principali e le specialità farmacologiche più utilizzate in terapia a tale scopo:

Per la posologia: leggi l'articolo sui farmaci per la cura dell'ipotiroidismo

 


Terapia sintomatologica per la cura dell'iperprolattinemia adenoma-indipendente: abbiamo visto che l'iperprolattinemia può causare gravi alterazioni sulla fertilità femminile, provocando amenorrea (mancanza di mestruazioni) od oligomenorrea (ritardo della mestruazione superiore ai 4 giorni). In questo caso, per il controllo dei sintomi, è consigliato assumere la pillola anticoncezionale estro-progestinica (quando la donna non desidera avere un figlio). Di seguito, alcuni esempi di pillole anticoncezionali utilizzate in terapia per la cura dei sintomi da iperprolattinemia:

  • Etinilestradiolo/Levonorgestrel (es. Loette, Microgynon, Miranova, Egogyn): si tratta di pillole contraccettive, indicate in primis per bloccare l'ovulazione (effetto contraccettivo) ed in secondo luogo per regolare la frequenza delle mestruazioni nel contesto dell'iperprolattinemia. Questi farmaci sono reperibili in confezioni da 21-28 compresse: ogni compressa è costituita da 0,02 mg di etinilestradiolo e 0.1 mg di levonorgestrel. La cura farmacologica prevede l'assunzione di una compressa al dì, per 21 giorni, possibilmente circa alla medesima ora ogni giorno, seguita da un intervallo libero di una settimana.
  • Desogestrel/Etinilestradiolo (es. Gracial, Novynette, Lucille, Dueva, Securgin): si tratta di compresse rivestite da 20 mcg di etnilestradiolo e 150 mcg di desogestrel. La posologia di questi farmaci rispecchia quella sopradescritta: la corretta modalità d'assunzione di questi attivi garantisce una regolarità del ciclo nel contesto dell'iperprolattinemia.
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Ultima modifica dell'articolo: 07/12/2016