Farmaci per la cura dell'Ipercalcemia

Ipercalcemia: definizione

Si definisce "ipercalcemia" una condizione clinica in cui il livello di calcio nel sangue supera la concentrazione normale (rispetto ad una popolazione di riferimento); per esempio, nell'adulto, è possibile parlare di ipercalcemia quando il calcio plasmatico supera il valore di 10,5 mg/dl. La concentrazione di calcio nel sangue è pesantemente influenzata dall'attività di calcitonina, paratormone e vitamina D.

Ipercalcemia: cause

L'ipercalcemia è frutto dell'eccessivo assorbimento intestinale di calcio, della diminuzione dell'escrezione renale o dell'incontrollato rilascio di calcio dalle ossa.

Ipercalcemia: sintomi

Ruolo del calcio nell'organismo: mantenimento dello stato di salute delle ossa, contrazione muscolare, rilascio di ormoni, mantenimento delle funzionalità cerebrali e nervose


Dal momento che il calcio è coinvolto in numerosissime ed importanti funzioni nell'organismo, una concentrazione anormale ed esagerata di calcio plasmatico può creare una sintomatologia variabile: l'ipercalcemia può indurre apatia, confusione mentale, debolezza muscolare, depressione, disidratazione, dolori addominali, dolore alle ossa, inappetenza, iperacidità gastrica, minzione frequente, nausea, stipsi.

Le informazioni sui Farmaci per la cura dell'Ipercalcemia non intendono sostituire il rapporto diretto tra professionista della salute e paziente. Consultare sempre il proprio medico curante e/o lo specialista prima di assumere Farmaci per la cura dell'Ipercalcemia.

Ipercalcemia: farmaci

L'ipercalcemia non è una condizione medica da sottovalutare: tant'è che quando la concentrazione plasmatica di calcio supera un certo valore, l'ospedalizzazione e il trattamento d'emergenza sono indispensabili, ancor prima che ne venga chiarita la causa.
Un paziente iperteso che assume diuretici tiazidici può essere a rischio di ipercalcemia; analogo discorso per che si sottopone ad un'integrazione di vitamina D oltre il dovuto: in questi casi, occorre sì ridurre l'apporto di calcio con la dieta, ma anche sospendere la supplementazione di vitamina D e sostituire un diuretico tiazidico con un altro farmaco.
L'ipercalcemia acuta va trattata con un'infusione endovenosa di sodio cloruro (0,9%), per correggere la disidratazione; nei casi di severità è pensabile la somministrazione di farmaci utili per inibire la mobilizzazione ossea, quali bifosfonati ed acido pamidronico: questi farmaci esercitano la propria attività terapeutica attraverso l'inibizione del riassorbimento osseo, aumentando di riflesso l'eliminazione del minerale attraverso la minzione. La calcitonina è uno dei farmaci più utilizzati in terapia per portare alla normalità la concentrazione di calcio, alterata dall'ipercalcemia (specie nel contesto di malattie maligne).
Ancora, i corticosteroidi possono esercitare eccellentemente la propria funzione terapeutica quando l'ipercalcemia è associata ad un'assunnzione smodata di vitamina D o alla sarcoidosi.
Tra le cure alternative, meno utilizzate, ricordiamo i farmaci chelanti (es. edetato trisodico): stiamo parlando di una terapia di vecchia generazione, attualmente meno impiegata rispetto al passato per i suoi vistosi effetti collaterali (danno renale) e per il dolore locale provocato nella sede d'iniezione.
In alcuni casi gravi, quando l'ipercalcemia deriva dall'iperparatiroidismo, è pensabile la paratiroidectomia, nonché l'asportazione di una o più ghiandole paratiroidi.

 

Di seguito sono riportate le classi di farmaci maggiormente impiegate nella terapia contro l'ipercalcemia, ed alcuni esempi di specialità farmacologiche; spetta al medico scegliere il principio attivo e la posologia più indicati per il paziente, in base alla gravità della malattia, allo stato di salute del malato ed alla sua risposta alla cura:

 

Glucocorticoidi: indicati per contrastare gli effetti derivati dall'accumulo di vitamina D nel sangue. La somministrazione di questi farmaci è, inoltre, indicata ai pazienti affetti da ipercalcemia nel contesto della sarcoidosi.

  • Prednisolone (es. Deltacortene, Lodotra): la dose indicativa per il trattamento dell'ipercalcemia suggerisce di assumere 30-60 mg di farmaco al giorno, frazionati in tre dosi giornaliere.

Bifosfonati: questi farmaci, da assumere per via endovenosa, sono indicati nel trattamento dell'ipercalcemia, per ovviare alla distruzione dell'osso che, inevitabilmente, aumenterebbe il rilascio di calcio nel sangue. In altri termini, i bifosfonati inibiscono il riassorbimento osseo da parte degli osteoclasti. Insieme all'associazione furosemide+soluzione fisiologica, i bifosfonati sono i farmaci di prima linea utilizzati nel trattamento dell'ipercalcemia. Di seguito, i più utilizzati in terapia.

  • Pamidronato (es. Pamidronato disodico mayne, Aredia): la dose indicativa per il trattamento dell'ipercalcemia suggerisce di assumere 60-90 mg di farmaco, in singola dose, per lenta infusione endovenosa di 2-24 ore. La lunga durata d'infusione (superiore alle 2 ore) è assai utilizzata per minimizzare il rischio di tossicità renale. In caso di ipercalcemia grave, si raccomanda di somministrare una seconda dose, seguendo lo schema terapico effettuato per la prima infusione: da sottolineare, comunque, che tra una dose e l'altra devono passare almeno 7 giorni.
  • Zolendronato (es. Zometa): disponibile in polvere e solvente, e concentrato da diluire, il farmaco esercita la propria attività terapeutica come il precedente. La posologia va stabilita dal medico.
  • Acido Ibandronico (es. Bondronat, Ibandronic acid teva, Iasibon, Ibandronic acid sandoz): sottoforma di soluzione iniettabile, il farmaco è utilizzato largamente in terapia per la cura dell'ipercalcemia associata a tumore maligno. Somministrare il farmaco per infusione e.v. di 2-4 mg, in base alla gravità dell'ipercalcemia. In genere, la durata della terapia è di 7 giorni.
  • Sodio etidronato (es. etidron): più che per l'ipercalcemia, il farmaco in esame viene utilizzato per il trattamento del riassorbimento osseo nella malattia di Paget. In caso di ipercalcemia associata a tumore, il suo impiego è stato pesantemente limitato a causa della tossicità del farmaco esercitata a livello renale.

L'assunzione di farmaci bifosfonati per la cura dell'ipercalcemia può indurre: leucopenia, ipofosfatemia e ipocalcemia


Farmaci diuretici dell'ansa: favoriscono la riduzione dei livelli di calcio nel sangue, assicurando un corretto funzionamento dei reni

  • Furosemide (es. Lasix): spesse volte la somministrazione di furosemide per il trattamento dell'ipercalcemia viene associato ad un'infusione di soluzione fisiologica. Nei pazienti in cui la funzionalità renale è normale - o comunque non compromessa pesantemente - è pensabile controllare i livelli plasmatici di calcio aumentandone l'eliminazione renale attraverso l'espansione del volume extracellulare. L'infusione di lasix + soluzione fisiologica permette di ottenere un volume urinario pari a 3 litri al giorno. Si raccomanda, in simili frangenti, di monitorare il livello di potassio nel sangue per evitare l'ipopotassemia: per ovviare a questo problema, si raccomanda di iniettare una soluzione fisiologica contenente KCl.

Calcitonina: si tratta di un ormone prodotto dalla tiroide, da assumere anche per ridurre l'assorbimento osseo e la perdita ossea progressiva.

  • Calcitonina (es. Calcitonina Sandoz, 50-100UI, preparazione iniettabile): il farmaco riduce il calcio nel sangue attraverso l'inibizione dell'attività degli osteoclasti: in questo modo, la velocità di liberazione di calcio dall'osso viene rallentata. Si consiglia di assumere una dose di farmaco per via sottocutanea/intramuscolare pari a 4-8 UI/kg, ogni 12 ore. Si consiglia di associare il prednisone alla terapia con la calcitonina, per ottenere maggior beneficio in tempi ristretti.

Farmaci chelanti: da utilizzare con cautela per la cura dell'ipercalcemia grave. La somministrazione del farmaco va effettuata per iniezione: il farmaco può provocare dolore in corrispondenza del sito d'iniezione, oltre che danno renale.

  • Edetate disodium (edta): indicato sia per l'intossicazione acuta da calcio, che per la cura dell'ipercalcemia grave. Consultare il medico. Il farmaco non è utilizzato come prima linea per la regolarizzazione dei livelli plasmatici di calcio.

Altri farmaci utilizzati per il ristabilimento della concentrazione plasmatica di calcio:

  • Gallio nitrato (es. Ganite, non in commercio in Italia): inibitore del riassorbimento dell'osso, è indicato per il trattamento dell'ipercalcemia associatao a malattie maligne (metastasi ossea, carcinoma paratiroideo). Farmaco di seconda scelta per il trattamento dell'ipercalcemia, da assumere in caso di insuccesso della terapia con diuretici dell'ansa e soluzione fisiologica. Non assumere in caso di insufficienza renale acuta. La durata della terapia per riportare all'equilibrio i livelli plasmatici di calcio è, approssimativamente, di 2 settimane. Nei pazienti affetti da ipercalcemia lieve, la posologia raccomandata è, indicativamente, inferiore a 100mg/m2/dì, per 5 gg consecutivi. La dose giornaliera può essere somministrata per infusione endovenosa lenta (nell'arco delle 24 ore).
  • Clorochina fosfato (es. Clorochina, Cloroc Fos FN): il principio attivo è indicato per ridurre i livelli plasmatici di calcio nei pazienti affetti da ipercalcemia dovuta a sarcoidosi. Si raccomanda di assumere una dose di farmaco pari a 500 mg al giorno. Il farmaco può creare danno alla retina.
  • Mitramicina o plicamicina (es. Mithracin): la somministrazione di questo farmaco è riservata ai pazienti affetti da ipercalcemia umorale da metastasi maligna: si osserva che, a seguito della somministrazione del farmaco, la concentrazione di calcio nel sangue si riduce in 12-36 ore, assumendo una dose di farmaco peri a 25 mcg (0,025 mg)/kg di peso corporeo, per un periodo di 3-4 giorni. Consultare il medico.

Quando l'ipercalcemia non trae beneficio dalla terapia con i farmaci sopradescritti, è possibile sottoporre il paziente alla dialisi o all'emodialisi, utili per rimuovere le sostanze di rifiuto in eccesso e il calcio accumulatosi nel sangue; in questo modo, è possibile ristabilire il corretto valore di calcemia.
L'ipercalcemia indotta da un cancro passa in secondo luogo: il paziente sarà sottoposto ad una cura chemioterapica/radioterapica o ad un intervento chirurgico mirato alla cura del tumore; la rimozione delle cellule malate favorirà, di riflesso, anche la guarigione dall'ipercalcemia.