Farmaci per la cura dell'Iperammoniemia

Iperammoniemia: definizione

Tra i disturbi metabolici, l'iperammoniemia si contraddistingue per l'esagerato surplus di ammoniaca nel sangue: stiamo parlando di una gravissima condizione clinica che può indurre il paziente all'encefalopatia e alla morte in breve tempo.

Iperammoniemia: cause

Esistono due tipologie di iperammoniemie:

  1. Iperammoniemia primaria: espressione di mutazioni metaboliche genetiche, in cui gli enzimi coinvolti nel complesso ciclo dell'urea non sono in grado di adempiere correttamente alla propria funzione
  2. Iperammoniemia secondaria: anche in questo caso, la mutazione metabolica può essere di derivazione genetica. L'errore congenito a carico del metabolismo intermedio può essere dovuto alla ridotta attività di enzimi che non appartengono al ciclo dell'urea, ma sono comunque coinvolti in importanti reazioni metaboliche (es. difetti dell'ossidazione degli acidi grassi). L'iperammoniemia secondaria può conseguire anche a insufficienza epatica, cirrosi, epatite, infezioni virali acute, ingestione di tossine, malattie epatiche, reazioni gravi a farmaci (es. per la cura della tubercolosi)

Iperammoniemia: sintomi

Il quadro sintomatologico dell'iperammoniemia, evidentemente grave, si caratterizza per la presenza di encefalopatia metabolica spesso associata ad alcalosi respiratoria, alterazione della funzionalità epatica, agitazione, confusione, disorientamento, sonnolenza. Spesse volte, la malattia degenera presto verso il coma e le convulsioni.


Normalmente, i livelli di ammoniaca nel sangue si aggirano tra i 21 - 50 µmol/l ( 15 - 60 µg/100ml).



Le informazioni sui Farmaci per la cura dell'Iperammoniemia non intendono sostituire il rapporto diretto tra professionista della salute e paziente. Consultare sempre il proprio medico curante e/o lo specialista prima di assumere Farmaci per la cura dell'Iperammoniemia.

Iperammoniemia: farmaci

L'iperammoniemia è un'emergenza clinica a tutti gli effetti: il paziente dev'essere prontamente soccorso ed ospedalizzato, dal momento che i sintomi associati alla malattia possono precipitare vertiginosamente e creare danni irreversibili, fino alla morte. L'eccesso di ammoniaca va prontamente rimosso per evitare gli irreparabili danni a carico del sistema nervoso.
La somministrazione di glucosio e di lipidi sembra essere un'opzione terapica piuttosto utile per ridurre la sintesi di ammoniaca attraverso il metabolismo delle proteine endogene; per lo stesso motivo, anche la somministrazione di arginina è talvolta raccomandata. In alcuni pazienti affetti da iperammoniemia, una terapia endovenosa con sodio benzoato e sodio fenilacetato sembra garantire un risultato migliore.

 

Un passo indietro per capire... ricordiamo brevemente che l'ammoniaca, sostanza contenente azoto, è un prodotto derivato dal catabolismo delle proteine; prima dell'eliminazione mediante le urine, l'ammoniaca viene generalmente convertita dai reni in urea, sostanza meno tossica rispetto la precedente.

 

Ad ogni modo, la dialisi risulta l'opzione terapica più efficace in assoluto per eliminare il soprappiù di ammoniaca; in alternativa, è possibile sottoporre il paziente all'emofiltrazione, particolarmente indicata nei neonati affetti da iperammoniemia.
La cura farmacologica va sempre accompagnata da una modulazione dietetica importante, consistente nella sospensione completa dell'apporto proteico; da sottolineare, tuttavia, che è l'organismo stesso a rifiutare il cibo nel contesto dell'iperammoniemia (auto-protezione).

 


Di seguito sono riportate le classi di farmaci maggiormente impiegate nella terapia contro l'iperammoniemia, ed alcuni esempi di specialità farmacologiche; spetta al medico scegliere il principio attivo e la posologia più indicati per il paziente, in base alla gravità della malattia, allo stato di salute del malato ed alla sua risposta alla cura:

 


Terapia d'emergenza per la cura dell'iperammoniemia:

  1. Abolizione totale dell'assunzione di proteine
  2. Mantenere un apporto calorico adeguato, in grado di inibire il catabolismo endogeno
  3. Infusione endovenosa di farmaci, utili per attivare le vie alternative volte all'eliminazione di azoto
  • L-Arginina idrocloruro (es. Bioarginina): per via endovenosa, somministrare il farmaco alla dose di 600 mg/kg in 1 ora, seguiti da 2-4 mmol/kg nell'arco di 24 ore, frazionando il carico in 4 dosi.
  • Sodio Benzoato (es. Sodio benzoato TN): per via endovenosa, somministrare il farmaco alla dose iniziale di 250 mg/kg; proseguire la terapia con 250mg/kg al giorno, equamente frazionati in 4 dosi.
  • Fenilbutirrato di sodio (es. Ammonaps): disponibile sottoforma di compresse o granuli, il farmaco è indicato per la cura dei pazienti affetti da iperammoniemia o comunque con disturbi del ciclo dell'urea. Il farmaco non è utilizzato in monoterapia: si raccomanda, infatti, di seguire tutte le indicazioni del medico il quale, con ogni probabilità, consiglierà di assumere questo farmaco in associazione ad altri, unitamente ad un regime dietetico personalizzato a bassissimo contenuto proteico. Il dosaggio va stabilito dal medico in funzione dei valori di ammoniaca nel sangue. I granuli sono riservati ai neonati affetti da iperammoniemia, non in grado di deglutire compresse.
  1. Dialisi d'emergenza (nel caso di insuccesso della terapia farmacologica sopradescritta): indicata per accelerare la tempistica d'eliminazione dell'ammoniaca accumulata.

Farmaci alternativi per il trattamento dell'iperammoniemia

  • Acido carglumico (es. Carbaglu): il carico giornaliero va frazionato equamente in due dosi, e si aggira intorno ai 100 mg totali. Iniziare la terapia con una dose di farmaco pari a 100-250 mg/kg, da assumere per via orale, immediatamente prima dei due pasti principali. Si raccomanda di seguire questo schema terapeutico in associazione ad altre terapie per la cura dell'iperammoniemia. Il dosaggio preciso va stabilito in base alla concentrazione plasmatica di ammoniaca. La dose di mantenimento è generalmente inferiore ai 100 mg al giorno, da assumere sempre frazionati in due dosi nell'arco delle 24 ore, prima dei pasti. Consultare il medico.

Terapia per il mantenimento (prevenzione delle ricadute): la terapia di mantenimento a seguito di episodi di iperammoniemia si basa sia sulla correzione dietetica, che sulla cura farmacologica di prevenzione:

  1. Le probabilità che l'iperammoniemia si manifesti a seguito del primo espisodio sono assai elevate; pertanto, si raccomanda di seguire attentamente tutte le indicazioni del medico, compreso il pieno rispetto di regole alimentari personalizzate. Si raccomanda di seguire una dieta ipoproteica; l'apporto giornaliero specifico di proteine è subordinato alla gravità della condizione e all'età del paziente. Per fare un esempio, ai neonati guariti da un primo episodio di iperammoniemia si raccomanda di limitare al massimo l'apporto ipoproteico. Le proteine non assunte vanno sostituite con prodotti dietetici formulati con aminoacidi essenziali associati ad una supplementazione di oligoelementi e di vitamine.
  2. La correzione dietetica per prevenire le ricadute di iperammoniemia non sempre è sufficiente; i pazienti che presentano una storia passata di iperammoniemia devono infatti assumere altri farmaci, come benzoato di sodio, arginina e fenilbutirrato per via orale (già precedentemente analizzati per il trattamento d'emergenza). La posologia va stabilita dal medico e personalizzata specificatamente per ogni singolo paziente; ad ogni modo, la maggior parte dei malati che presenta una storia pregressa di iperammoniemia viene trattata con 250 mg/kg al giorno di sodio benzoato, fenilbutirrato e arginina, a finalità preventive.