Senna in Erboristeria: proprietà della Senna

Senna

Nome Scientifico

Cassia acutifolia; Cassia angustifolia

Famiglia

Caesalpinaceae

Origine

Arabia, India

Sinonimi

Senna alessandrina, senna indiana

Parti Utilizzate

La droga è costituita dalle foglie essiccate di senna, ma si utilizzano anche i frutti della pianta.

Costituenti chimici

Senna in Erboristeria: proprietà della Senna

La senna rappresenta uno dei purganti farmaceutici più utilizzati al mondo.

La sua attività purgante si ascrive alla sinergia che avviene tra i glicosidi antrachinonici presenti in abbondanza: i sennosidi A e B.

Attività biologica

L'utilizzo della senna è stato ufficialmente approvato per il trattamento della stitichezza, grazie alla spiccata attività lassativa che la pianta è in grado di esercitare. Più precisamente, tale azione è dovuta ai glicosidi antrachinonici (sennosidi) contenuti nella stessa senna. Infatti, tali molecole possiedono un tropismo elettivo nei confronti dell'intestino crasso, a livello del quale inibiscono il riassorbimento di acqua ed elettroliti, con conseguente aumento del volume e della pressione del contenuto dell'intestino. Tutto ciò favorisce l'attivazione della peristalsi intestinale che, a sua volta, promuove il movimento delle feci nell'intestino stesso.
Le proprietà lassative della senna sono state confermate da molti studi clinici, tanto che gli estratti di senna rientrano nella composizione di preparati e farmaci con indicazioni, appunto, per il trattamento della stitichezza occasionale (Xprep ®, Agiolax ®).

Senna contro la stitichezza

Come accennato, grazie all'attività lassativa svolta dai sennosidi in essa contenuti, la senna viene largamente utilizzata con successo nel trattamento della stitichezza.
Esistono diversi tipi di preparazioni a base di senna, quali capsule, tavolette masticabili, compresse, soluzioni, granuli, ecc. Generalmente, per il trattamento della stitichezza, si consiglia l'assunzione di circa 20-40 mg di sennosidi. La dose di preparato da assumere, pertanto, può essere diversa in funzione della quantità di sennosidi in esso contenuti.
Ad esempio, quando la senna viene impiegata sotto forma di compresse contenenti circa 17 mg di sennosidi, la dose consigliata in adulti e bambini con più di 12 anni di età è di 1-2 compresse, da assumersi una o due volte al dì.
Nei pazienti anziani, invece, la dose iniziale di senna da assumere dovrebbe essere la metà di quella abitualmente somministrata ai pazienti adulti.


N.B.: quando la senna viene utilizzata a fini terapeutici, è essenziale utilizzare preparazioni definite e standardizzate in principi attivi (sennosidi), poiché solo così si può conoscere la quantità esatta di sostanze farmacologicamente attive che si stanno assumendo.
Quando si utilizzano preparazioni a base di senna, le dosi di prodotto da assumere possono variare in funzione della quantità di sennosidi contenuta. Tale quantità, solitamente, è riportata direttamente dall'azienda produttrice sulla confezione o sul foglietto illustrativo dello stesso prodotto, pertanto, è molto importante seguire le indicazioni da essa fornite.
In qualsiasi caso, prima di assumere per fini terapeutici un qualsiasi tipo di preparazione contenente senna, è bene rivolgersi preventivamente al proprio medico.

Senna nella medicina popolare e in omeopatia

Nella medicina popolare la senna - oltre che come rimedio lassativo - viene utilizzata anche come rimedio contro la febbre e come antielmintico.
Nella medicina indiana, invece, la senna è impiegata sia come rimedio lassativo, sia come rimedio per il trattamento di disturbi epatici, ittero, anemia e splenomegalia. La pianta viene utilizzata dalla medicina tradizionale indiana perfino per trattare la febbre tifoide.
La senna, inoltre, trova impieghi anche in ambito omeopatico, dove la si può facilmente trovare sotto forma di granuli con indicazioni per il trattamento di costipazione e disturbi digestivi, in particolare, quelli che si verificano in caso di crisi di acetonemia.
La quantità di rimedio omeopatico da assumere può variare fra un paziente e l'altro, anche in funzione del tipo di diluizione omeopatica che s'intende utilizzare.


N.B.: le applicazioni della senna per il trattamento dei suddetti disturbi non sono né approvate, né supportate dalle opportune verifiche sperimentali, oppure non le hanno superate. Per questo motivo, potrebbero essere prive di efficacia terapeutica o risultare addirittura dannose per la salute.

Effetti collaterali

In seguito ad abuso od utilizzo cronico di lassativi antrachinonici si incorre in importanti effetti collaterali, quali la pigmentazione della mucosa del colon, l'alterazione del quadro idroelettrolitico e dell'equilibrio acido-base, una patologia denominata “colon da catartici” con presenza di colon dilatato, senza austra e anche con pseudo-restringimenti, alterazioni irreversibili del plesso nervoso intramurale, un importante aggravamento della stitichezza, colon irritabile, ed un aumentato rischio di degenerazione neoplastica.

Controindicazioni

Evitare l'assunzione di preparati a base di senna (compresse, capsule, marmellate ecc.) in caso di gastritecolitediverticoliteappendicite, dolori addominali (l'uso di senna potrebbe aggravare la sintomatologia dolorosa), glomerulonefriteocclusione intestinale od ipersensibilità accertata verso uno o più componenti.
Inoltre, l'utilizzo della senna è controindicato anche in gravidanza, durante l'allattamento e in bambini con meno di due anni di età.

Avvertenze

L'uso di lassativi stimolanti, come la senna, non dovrebbe protrarsi per un periodo superiore a una o due settimane senza aver prima chiesto il consiglio del medico.

Interazioni Farmacologiche

  • cardiotonici (Digitale, Adonide, Mughetto, Scilla, Strofanto): aumento della tossicità e riduzione dell'assorbimento di farmaci orali;
  • liquirizia: l'abuso di liquirizia può aumentare l'ipopotassiemia;
  • diuretici: aumento dell' ipopotassiemia;
  • antiaritmici (chinidina, idrochinidina, ajmalina): aumento della tossicità con rischio di torsione di punta (da ipopotassiemia);
  • analgesici: i cascarosidi possono aggravare la nefropatia da analgesici;
  • alofantrina: aumentato rischio di aritmia ventricolare, in particolare torsioni di punta;
  • betabloccanti: torsione di punta;
  • cortisonici: aumentato rischio di ipopotassiemia;
  • macrolidi e vincamina: aumentato rischio di aritmie ventricolari;