Rabarbaro in Erboristeria: proprietà del Rabarbaro

Rabarbaro

Nome Scientifico

Rheum palmatum, Rheum officinale

Famiglia

Polygonaceae

Origine

Cina e Asia orientale

Sinonimi

Rabarbaro

Parti Utilizzate

Droga costituita dalle radici decorticate e dal rizoma essiccato (Farmacopea Ufficiale)

Costituenti chimici

Rabarbaro in Erboristeria: proprietà del Rabarbaro

Somministrato a piccole dosi, il rabarbaro agisce come amaro-digestivo. A dosi più alte, invece, il rabarbaro agisce come lassativo; per questo è usato nella stitichezza cronica con grandi vantaggi. Fra le piante medicinali contenenti glucosidi antrachinonici il rabarbaro è quella meglio tollerata, grazie alla presenza dei polifenoli.

Il rabarbaro ha inoltre attività colagoghe ed è quindi indicato nel trattamento delle malattie croniche del fegato.

Attività biologica

Il rabarbaro è una pianta impiegata con successo nel trattamento della stitichezza (utilizzo che per altro è stato ufficialmente approvato).
Per esser più precisi, se assunto a piccole dosi, il rabarbaro esercita un'azione digestiva, grazie all'azione stomachica di cui è dotato, quindi, grazie all'incremento della secrezione di succhi gastrici che è in grado di provocare. Se, invece, viene assunto a dosi più alte, il rabarbaro agisce sull'intestino inibendo l'assorbimento di acqua ed elettroliti e aumentando, in questo modo, il volume del contenuto intestinale. Tale aumento di volume favorisce la peristalsi intestinale con conseguente effetto lassativo.

Più nel dettaglio, l'attività lassativa è da imputarsi ai glicosidi antrachinonici contenuti nella pianta.

Rabarbaro contro la stitichezza

Come accennato, grazie alla spiccata azione lassativa esercitata dai derivati antrachinonici in esso contenuti, il rabarbaro è un rimedio decisamente efficace e largamente impiegato nel trattamento della stitichezza.
Per il trattamento di questi disturbi, la pianta deve essere assunta internamente.
A titolo indicativo, se il rabarbaro viene assunto sotto forma di infuso, generalmente, si consiglia di preparare il prodotto utilizzando 1-2 grammi di droga polverizzata. Di solito, la dose consigliata è di una tazza d'infuso da assumersi al mattino e/o alla sera.
Nel caso in cui il rabarbaro venga assunto sotto forma di estratto, invece, generalmente, si consiglia di assumere una dose che varia dai 0,3 grammi fino a 1 grammo di prodotto.


N.B.: quando il rabarbaro viene utilizzato a fini terapeutici, è essenziale utilizzare preparazioni definite e standardizzate in principi attivi (derivati antrachinonici), poiché solo così si può conoscere la quantità esatta di sostanze farmacologicamente attive che si stanno assumendo.
Quando si utilizzano preparazioni a base di rabarbaro, le dosi di prodotto da assumere possono variare in funzione della quantità di derivati antrachinonici contenuta. Tale quantità, solitamente, è riportata direttamente dall'azienda produttrice sulla confezione o sul foglietto illustrativo dello stesso prodotto, pertanto, è molto importante seguire le indicazioni da essa fornite.
In qualsiasi caso, prima di assumere per fini terapeutici un qualsiasi tipo di preparazione contenente rabarbaro, è bene rivolgersi preventivamente al proprio medico.

Rabarbaro nella medicina popolare e in omeopatia

Nella medicina popolare, il rabarbaro viene utilizzato internamente per contrastare i disturbi digestivi e la perdita di appetito; oltre a trovare impiego come rimedio contro la dentizione dolorosa nei bambini. Esternamente, invece, la pianta viene sfruttata dalla medicina tradizionale per il trattamento di affezioni cutanee e scottature.
Il rabarbaro trova numerosi impieghi anche nella medicina cinese, dove viene utilizzato per il trattamento di edemi, dolore addominale, tenesmo rettale, amenorrea ed è usato perfino come rimedio contro il delirio.
Il rabarbaro è utilizzato anche in campo omeopatico con indicazioni per il trattamento di diarrea, coliche e disturbi legati alla dentizione nei bambini.  Generalmente, lo si può trovare sotto forma di granuli o gocce.
La dose di rimedio omeopatico da assumere può essere differente fra un individuo e l'altro, anche in funzione del tipo di disturbo che si deve trattare e in funzione della tipologia di preparazione e di diluizione omeopatica che s'intende impiegare.


N.B.: le applicazioni del rabarbaro per il trattamento dei suddetti disturbi non sono né approvate, né supportate dalle opportune verifiche sperimentali, oppure non le hanno superate. Per questo motivo, potrebbero essere prive di efficacia terapeutica o risultare addirittura dannose per la salute.

Effetti collaterali

In seguito all'assunzione di rabarbaro potrebbero manifestarsi spasmi gastrointestinali a causa dell'effetto purgante esercitato dalla stessa droga.
L'utilizzo di rabarbaro per lunghi periodi, invece, può causare una perdita non indifferente di elettroliti (in particolare di ioni potassio). Tale perdita può, a sua volta, condurre a iperaldosteronismo e inibizione della motilità intestinale.
Inoltre, l'uso prolungato di rabarbaro può causare gravi effetti avversi, quali: aritmie, edema, nefropatie e deterioramento osseo.

Controindicazioni

Evitare l'assunzione di rabarbaro in gravidanza, durante l'allattamento, in bambini con meno di 12 anni di età e in caso d'ipersensibilità accertata verso uno o più componenti.

Interazioni Farmacologiche

A causa dell'eccessiva perdita di ioni potassio che può verificarsi in seguito all'assunzione prolungata di rabarbaro, si può andare incontro ad un potenziamento degli effetti di glicosidi cardioattivi eventualmente somministrati in concomitanza al trattamento con la pianta.

Avvertenze

Occorre evitare il ricorso continuativo nel tempo al rabarbaro, se non sotto prescrizione medica, per non peggiorare il quadro di stitichezza. Infatti, di solito, si consiglia un trattamento della durata non superiore a una o due settimane.
Nella stitichezza cronica il rabarbaro può servire solo in caso di effettivo bisogno, oppure per la disassuefazione dalle piante che agiscono più drasticamente sull'intestino, in quanto responsabili del fenomeno dell'abitudine e di una serie di effetti collaterali.