Cranberry in Erboristeria: proprietà del Cranberry

Cranberry - Mirtillo Rosso Americano

Nome Scientifico

Vaccinium macrocarpon Aiton

Famiglia

 Ericacee

Origine e Descrizione Botanica

Il mirtillo rosso americano o cranberry è un arbusto sempreverde di origine nord-americana, molto simile dal punto di vista botanico al nostro mirtillo. Cresce spontaneo nel Nord America in terreni palustri acidi ed è per questo noto anche come Mirztillo rosso palustre americano. Il fiore del cranberry è di colore bianco o rosa chiaro, a forma di campana. Il frutto, piccolo e rossastro, è polposo ed aspro.

Sinonimi

American cranberry o cranberry, Mirtillo rosso palustre americano

Parti Utilizzate

La droga è costituita dai frutti, interi, freschi o surgelati, o sottoforma di succo di Cranberry

Costituenti chimici

I principali costituenti chimici del cranberry, sono:

Cranberry in Erboristeria: proprietà del Cranberry

Il cranberry (o mirtillo rosso americano, che dir si voglia) rientra nella composizione di diversi integratori alimentari con indicazioni per favorire la corretta funzionalità delle vie urinarie e per prevenirne eventuali infezioni batteriche.

In queste preparazioni, lo si può trovare sia da solo, sia in associazione ad altre piante con proprietà analoghe alle sue.

Attività biologica

Il cranberry è largamente impiegato in fitoterapia per prevenire le infezioni del tratto urinario, benché l'uso di questa pianta non abbia ottenuto l'approvazione ufficiale per alcun tipo d'indicazione terapeutica.

Nonostante ciò, esistono diversi studi a supporto delle proprietà antibatteriche ascritte al cranberry.
In diversi studi controllati, infatti, il cranberry - oltre ad esibire spiccate proprietà antiossidanti - si è dimostrato efficace nella prevenzione e nel trattamento di infezioni recidivanti e croniche delle vie urinarie.
A tal proposito, nel 2004 è stata sviluppata un'interessante metanalisi (Jepson RG, Mihaljevic L, Craig J. Cranberries for preventing urinary tract infections) che ha indagato l'effetto di varie preparazioni di cranberry sulle infezioni delle vie urinarie.
Nella suddetta metanalisi sono stati inclusi sette studi clinici controllati: in cinque di questi è stato esaminato l'effetto del succo di cranberry versus placebo; mentre gli altri due hanno studiato l'effetto del cranberry in capsule versus placebo.
I prodotti a base di cranberry hanno dimostrato, rispetto al placebo, di poter ridurre in modo significativo l'incidenza delle infezioni urinarie dopo dodici mesi. Non sono emerse differenze di rilievo per quanto riguarda l'efficacia tra il succo e le capsule di mirtillo rosso americano, e gli effetti collaterali sono stati scarsi e sovrapponibili a quelli del placebo.
La metanalisi ha quindi concluso che sia il succo, sia le capsule di cranberry possono essere efficaci nel ridurre l'incidenza delle infezioni urinarie, anche se molti pazienti hanno abbandonato la terapia durante il suo svolgimento.
Inoltre, è importante sottolineare il fatto che nei diversi studi sono stati utilizzati preparati e dosi differenti di cranberry. Pertanto, non è del tutto chiaro quale sia la durata ideale del trattamento e quali siano le quantità e le concentrazioni migliori per ottenere l'effetto desiderato.
Per quanto riguarda il meccanismo d'azione tramite il quale il mirtillo rosso americano esercita la sua azione antimicrobica, inizialmente, è stato ipotizzato che quest'attività fosse correlata alla capacità della pianta di acidificare le urine, rendendole meno ospitali per la proliferazione batterica. Successivi studi hanno, invece, evidenziato che il meccanismo d'azione principale non dipende tanto dalla capacità di acidificare le urine, quanto piuttosto dalla capacità della pianta di inibire l'adesione dei microorganismi alle membrane cellulari dell'epitelio urinario dell'ospite.
In particolare, uno studio condotto in vitro ha dimostrato che il cranberry è in grado di esercitare una potente inibizione dell'adesione cellulare di Escherichia coli fimbriato (uno dei più comuni agenti eziologici delle infezioni urinarie, coinvolto in circa l'80% dei casi) e di altri patogeni Gram-negativi (come, ad esempio, Proteus mirabilis e Pseudomonas aeruginosa) che infettano le vie urinarie.
Tale attività sembra sia dovuta alle proantocianidine, polifenoli che inibiscono selettivamente le adesine prodotte dai batteri, riducendone così l'adesione alle cellule uroepiteliali dell'ospite e favorendone l'eliminazione con l'urina. Le proantocianidine più attive in questo senso sembrano essere quelle di tipo A che, infatti, sono maggioritarie nel "fitocomplesso mirtillo rosso americano".
Tuttavia, il cranberry non sembra efficace nel far rilasciare i batteri che hanno già aderito alle cellule epiteliali urinarie. La sua efficacia, pertanto, sembrerebbe maggiore in termini preventivi.
L'attività antiadesiva del succo di cranberry può risultare utile anche nell'impedire l'adesione ai denti dei batteri della flora orale, implicati nella formazione e nella stabilità della placca dentale; analogo discorso per l'Helicobacter pylori, agente eziologico di molti casi di ulcera peptica.
Il cranberry, inoltre, è ricco di composti fenolici monomerici e polimerici che svolgono un'azione protettiva sulle cellule nei confronti dei radicali liberi, proteggendole dal danno ossidativo, con effetto benefico e protettivo anche a livello cardiovascolare.

Cranberry per prevenire le infezioni urinarie

Come accennato, l'utilizzo del cranberry non è stato approvato per alcuna applicazione terapeutica.

Nonostante ciò, il suo utilizzo per prevenire le infezioni delle vie urinarie si è largamente diffuso, anche alla luce dei risultati ottenuti dai diversi studi condotti in merito.


N.B.: Sebbene molti casi d'infezioni delle vie urinarie rispondano bene al trattamento con cranberry, è sempre consigliabile evitare l'auto-terapia e farsi seguire da un medico; soprattutto alla luce del fatto che quest'uso del cranberry non ha ottenuto l'approvazione ufficiale. Inoltre, infezioni urinarie trascurate possono degenerare in infezioni renali dalle conseguenze anche gravi.


Approfondimento

Escherichia coli

I pili o fimbrie possono essere paragonati ai tentacoli di una piovra, mentre le adesine alle ventose distribuite sulla loro superficie.

Le adesine sono localizzate nei pili o fimbrie presenti sulla superficie batterica, e sono capaci di aderire a specifici recettori monosaccaridici e/o polisaccaridici situati sulla superficie delle cellule dell'epitelio vescicale. In questo modo, il batterio completa la fase di adesione, neutralizzando l'azione dilavante delle urine (uno dei meccanismi di difesa naturali contro le infezioni urinarie).

L'E. coli presenta 2 tipi di adesine, morfologicamente simili, ma che si legano a due recettori differenti:

  • i pili di tipo 1 - espressi dai ceppi sia uropatogeni sia non uropatogeni - hanno per recettore il D-mannosio (mannosio-sensibili). Escherichia coli e PacLa Mucosa urinaria è in grado di secernere attivamente glicoproteine con residui di mannosio, che si legano avidamente ai pili di tipo I occupando i siti di legame alle cellule uroepieliali. In questo modo il mannosio contrasta l'attecchimento del patogeno e ne favorisce l'eliminazione urinaria.
  • le P-fimbrie espresse solo da ceppi uropatogeni, si legano ad un recettore polisaccaridico (mannosio-resistente). Le PAC del mirtillo rosso americano mostrano un’attività inibitoria molto forte nei confronti delle adesinemannosio-resitenti” (fimbrie-P).

Per questo motivo mannosio e cranberry sono spesso associati all'interno di integratori e rimedi naturali per combattere le infezioni urinarie.


Cranberry nella medicina popolare e in omeopatia

Il Cranberry veniva utilizzato in passato dagli indiani d'America sia nella comune dieta, sia come medicamento per trattare calcoli renali ed altri problemi urinari. I marinai, invece, lo impiegavano per la prevenzione dello scorbuto, grazie al suo contenuto di vitamina C.
Inoltre, il cranberry è stato utilizzato nella medicina tradizionale anche per il trattamento del diabete di tipo 2 e della sindrome da stanchezza cronica, oltre ad essere impiegato come rimedio diuretico, antisettico, antipiretico e addirittura anticancerogeno.
Al momento, il cranberry non è utilizzato nella medicina omeopatica.


N.B.: le applicazioni del cranberry per il trattamento dei suddetti disturbi non sono né approvate, né supportate dalle opportune verifiche sperimentali, oppure non le hanno superate. Per questo motivo, potrebbero essere prive di efficacia terapeutica o risultare addirittura dannose per la salute.

Dose giornaliera e Modo d'uso

Per la prevenzione delle infezioni delle vie urinarie, solitamente si consiglia l'assunzione di 500-750 ml di succo di cranberry al giorno, da somministrarsi in tre dosi frazionate. Tuttavia, è bene ricordare che la quantità di succo da assumersi dipende dalla sua concentrazione. Ad esempio, nel caso del succo puro - che andrà preventivamente diluito in acqua - si consiglia solitamente di assumere 80-160 ml di prodotto al dì.
Nei bambini la dose di succo (non puro) abitualmente consigliata scende a 18-25 mg/kg di peso corporeo al giorno.
Per il succo, i costituenti di riferimento per la qualità del prodotto finito possono essere considerate le proantocianidine di tipo A, la cui concentrazione nei prodotti in commercio è di circa 1,2- 1,4%.
Invece, l'estratto secco reperibile sul mercato è generalmente titolato al 15% di polifenoli. Se ne consiglia l'assunzione di una capsula (300 mg) 2-3 volte al giorno, lontano dai pasti e con acqua.

Effetti collaterali

Il cranberry è di solito ben tollerato. Tuttavia, dosaggi molto elevati - per esempio 3-4 litri di succo al giorno - possono causare disturbi gastrointestinali e diarrea.
Un consumo superiore a un litro di succo al giorno, effettuato per periodi prolungati, può aumentare il rischio di formazione di calcoli renali di acido urico (per l'azione acidificante a livello urinario).

Controindicazioni

Evitare l'assunzione di cranberry in caso d'ipersensibilità nota verso uno o più componenti, in caso di allergia all'acido acetilsalicilico e in pazienti affetti da gastrite atrofica, ipocloridria, calcoli renali e diabete (in quest'ultimo caso, l'uso del cranberry è controindicato solo se le preparazioni che lo contengono e che si devono utilizzare sono dolcificate con zucchero).
Inoltre, a causa del rischio di formazione di calcoli renali di acido urico, l'utilizzo del mirtillo rosso americano è controindicato anche nei pazienti con iperuricosuria.

Interazioni Farmacologiche

Il cranberry o le sue preparazioni possono instaurare interazioni farmacologiche con farmaci, quali:

  • Warfarin, poiché la somministrazione concomitante di mirtillo rosso americano può potenziare l'effetto anticoagulante del farmaco stesso. L'interazione tra il succo di cranberry e il warfarin è biologicamente plausibile, in quanto il warfarin viene metabolizzato dal citocromo P450 (CYP2C9) e il succo di cranberry contiene flavonoidi che inibiscono gli enzimi CYP. Benché vi sia mancanza di dati conclusivi, si consiglia comunque vigilanza nella contemporanea somministrazione di cranberry e warfarin.
  • Antagonisti dei recettori H2 e inibitori di pompa protonica, poiché l'assunzione concomitante della pianta può ridurne l'efficacia terapeutica.

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Ultima modifica dell'articolo: 16/09/2016