Coltivazione erbe e piante medicinali

perché coltivare le piante officinali?

Se la coltivazione è condotta con tecniche adeguate in ambiente simile a quello di origine, non si riscontrano variazioni negative per quanto riguarda quantità e qualità del prodotto.

le erbe medicinali sono coltivate sin da tempi antichissimi

alcune sono difficili da reperire allo stato spontaneo

altre sono particolarmente ricercate dal mercato

altre sono una fonte importante di droghe

In molti casi la coltivazione di erbe medicinali ha permesso miglioramenti quantitativi e qualitativi importanti.

Fattori che influenzano la quantità e la qualità dei princìpi attivi contenuti nelle erbe medicinali

Le piante compiono il loro ciclo vitale in stretta relazione con l'habitat in cui vivono. La presenza di princìpi attivi è dunque influenzata dalle condizioni di vita e dalle tecniche culturali. Oltre ai fattori ambientali il contenuto in princìpi attivi è influenzato da fattori genetici propri della pianta. Più in generale possiamo parlare di due diversi tipi di influenze, una naturale ed una ambientale

NATURALE: fattori genetici o endogeni (selezione, ibridazione, mutazione, poliplodia), età e stadio di sviluppo della pianta

ARTIFICIALI: raccolta, preparazione, conservazione, alterazioni animali.

Età e stadio di sviluppo: variazioni nella qualità e nella quantità di princìpi attivi in base allo stadio vitale (giovanile, maturo o senescente). Gli alcaloidi per esempio aumentano quando la pianta ha già alcuni anni di vita. Non a caso nella menta la concentrazione di mentolo e mentone aumenta con l'età.

Le erbe medicinali annuali devono essere raccolte a sviluppo completo, mentre le biennali al secondo anno di vita

Le piante rizomatose o con organi sotterranei che costituiscono la droga vanno raccolte in autunno o più in generale durante il periodo di quiescenza

Nelle piante perenni, soprattutto se producenti alcaloidi, il contenuto in princìpi attivi aumenta con l'età

Fattori ambientali: provocano grosse variazioni nel contenuto di princìpi attivi. Proprio per questo motivo alcune piante medicinali portate in habitat diverso da quello di origine non danno la resa prevista. Tra i fattori climatici luce e temperatura rivestono un ruolo di particolare importanza, anche singolarmente.

La temperatura più che influire sulla qualità interferisce sulla quantità di princìpi attivi. I vari metaboliti secondari delle piante sono infatti il risultato di una serie di passaggi biochimici, ognuno dei quali avviene ad una temperatura ottimale.

Ad esempio il contenuto in glucosidi cianogenetici in popolazioni di trifoglio è maggiore dove la temperatura invernale supera i 0°C. Andamenti stagionali freddi nel periodo primaverile rallentano invece l'accumulo di oli essenziali nella lavanda.

L'atropa belladonna, una pianta medicinale coltivata nel nord Europa, contiene la massima quantità di princìpi attivi in luglio-agosto, cioè nel periodo di massima esposizione alla LUCE. Casi analoghi: papavero da oppio, la china e le piante essenziere. Le piante aromatiche allevate in condizioni di buona luminosità (massima efficienza fotosintetica) producono oli molto ricchi di esteri e per questo molto aromatici.

La carenza di acqua nel terreno tende a ridurre il contenuto in oli essenziali della pianta medicinale.

TERRENO: le piante essenziere prediligono in genere un terreno sabbioso; l'altea contiene la massima quantità di mucillaggini quando è coltivata su terreni sabbiosi; la valeriana è invece poco attiva su terreni paludosi.

Anche il pH è molto importante: la camomilla romana sopporta bene pH alcalini e terreni salini; il papavero non sopporta terreni acidi, la liquirizia si adatta anche a terreni salsi (che vengono spesso inondati dal mare).

ALTITUDINE: generalmente mano a mano che si aumenta l'altitudine decresce il contenuto in princìpi attivi ma aumenta la qualità

LATITUDINE: mano a mano che ci si sposta dagli ambienti tropicali a quelli subtropicali aumenta il contenuto in acidi grassi insaturi. Il cardo mariano, per esempio, più a sud è ricco di acido oleico (monoinsaturo), mentre in quello coltivato al nord aumenta il contenuto di acido linoleico (polinsaturo).

EPOCA DI SEMINA: in assenza di eccessiva siccità estiva, è meglio fare l'impianto il prima possibile

DENSITÀ DI SEMINA: l'eccessiva fittezza danneggia la resa delle erbe e delle piante medicinali. Altre piante, come il papavero si avvantaggiano di impianti fitti; nelle stesse condizioni, la menta accumula più olio, più rapidamente.

CONCIMAZIONE: un eccesso di azoto può portare ad un eccessivo sviluppo della parte epigea (esterna), rispetto a quella ipogea (sotterranea); riduce il contenuto in princìpi attivi della liquirizia; riduce la quantità di olio essenziale nella lavanda.

Un eccesso di fosforo deprime le rese in olio della lavanda. Un eccesso di potassio diminuisce la quantità di alcaloidi nella belladonna.

Indicazioni generali sulla raccolta di erbe e piante officinali

Per stabilire il momento opportuno di raccolta occorre conoscere il ciclo vegetativo (annuale biennale ecc. ed il tempo balsamico della pianta.

TEMPO BALSAMICO: momento in cui la qualità e la quantità di droga contenuta nelle piante officinali è massima. A tal proposito non esistono indicazioni specifiche, tuttavia il tempo balsamico delle parti aeree delle piante erbacee coincide spesso con la fioritura. Le parti ipogee (radici, tuberi ecc.) si prelevano durante la stagione di riposo vegetativo I fiori vanno invece raccolti poco prima della completa fioritura

E' inoltre importante raccogliere le piante e le erbe medicinali in giornate asciutte per evitare il rischio di fermentazioni. La pioggia potrebbe inoltre rompere i peli esterni che contengono le secrezioni, riducendo il contenuto in oli essenziali.



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