Carciofo

Cynara scolymus L.= C. cardunculus var. scolymus
Fam. Asteraceae (Compositae)
Sottofam. Tubuliflorae

Descrizione

Il carciofo è una pianta erbacea bienne probabilmente derivata dalla selezione orticola del cardo selvatico. Quindi non si rinviene allo stato spontaneo, ma viene abbondantemente coltivata come ortaggio.
Nel primo anno si sviluppa una rosetta di foglie basali molto allungate e profondamente divise; nel secondo, dal centro della rosetta si sviluppa il fusto fiorale unico con foglie sessili più piccole ed alla sommità i capolini grandi con fiori tutti tubulosi ermafroditi, con 5 petali di colore blu-violetto. Le foglie basali del carciofo sono pennato-partite lunghe 30-60 cm e larghe 5-10 cm, con nervatura centrale prominente e segmenti dentati sprovvisti di spine; quelle alla sommità del caule sono invece di dimensioni minori, pennatofide, lobate o quasi intere. La foglia completamente sviluppata si presenta verde e glabra nella pagina superiore, mentre l'inferiore è più chiara anche per la presenza di peli lunghi e finissimi.
Frutto:un achenio fornito di pappo.
L'odore del carciofo è nullo ed il sapore amarissimo.

Carciofo

Areale

Secondo alcuni si tratterebbe di una sola specie con due sottospecie:C.scolymus,  il carciofo, e C. cardunculus, il cardo. Secondo altri, entrambi sarebbero derivati  dal cardo selvatico, diffuso nell'Europa mediterranea e Africa boreale, sviluppando i capolini, nel carciofo, i piccioli e le foglie nel cardo. Noto già agli Egiziani, il carciofo era consumato non solo come ortaggio, ma, in medioevo, soprattutto per le proprietà medicinali della pianta risiedenti, più che nei capolini, nelle foglie e fusti di sapore amaro, utili nei disturbi di fegato.

Coltura

Il carciofo vuole un clima temperato e non umido, terreno profondo e ricco di sostanza organica. La riproduzione si fa per semi o, preferibilmente per polloni (carducci), scegliendo quelli che hanno qualche radice legnosa e 3-5 foglie. I carducci si piantano in buche di circa 30 cm a distanza di 1m una dall'altra. Nella buca, sopra il concime, si pianta il pollone a 10 cm di profondità, poi si copre e si bagna ripetutamente. In estate si tagliano radenti al suolo tutti gli steli mancanti di fiore e in autunno tutti i polloni tranne 1-2, i più belli, attorno ai quali si legano le foglie per preservarli dal freddo. In maggio cominciano a maturare le infiorescenze che si raccolgono. Una carciofaia dura 2-3 anni.
Il cardo, utilizzato per le foglie, subisce verso la fine di settembre-ottobre un imbianchimento, consistente nel legare le foglie in fasci e poi coprirle con paglia, rincalzando bene il piede. Questa tecnica dura 20-25 giorni, ma può prolungarsi anche fino a dicembre. Le piante tolte dal terreno devono essere consumate subito.

Come ortaggio, del carciofo si consumano i capolini giovani, prima dell'antesi, quando sono coperti da vari strati di brattee involucrali carnose alla base e spinescenti all'apice.
I princìpi attivi appartengono a varie classi di sostanze:
1) composti caffeoilchininici (es. cinarina) 2) lattoni sesquiterpenici, di tipo guaianolidico, di sapore amaro ( es. cinaropicrina) 3) derivati flavonoidici 4) Acidi organici (glicerico, citrico, lattico) 5) tannini, 6) sali organici di potassio e di magnesio, 7) glucosidi antrachinonici 8) Vitamine del gruppo B e beta-carotene. 9) inulina. L'attività terapeutica dipende dall'insieme delle sostanze (sinergismo)

Usi

In campo alimentare i carciofi sono consumati come ortaggi. 


In farmacia ed erboristeria il carciofo è utilizzato come coleretico, epatoprotettivo e diuretico. In fitofarmacia si utilizzano prevalentemente le foglie. Per la presenza di orto-difenoli e di lattoni sequiterpenici, questa pianta è annoverata tra gli amari, dotata di funzioni eupeptiche e stomachiche. E' inoltre ipocolesterolizzante

Il carciofo deve la sua azione coleretica principalmente alla presenza di cinarina, sostanza amara ed aromatica che stimola la secrezione della bile.




In cosmetica il carciofo trova impiego come stimolante cutaneo per la cura del cuoio capelluto.


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Cardo mariano



Ultima modifica dell'articolo: 02/12/2016