I limiti della plicometria

A cura del Dott. Antonio Parolisi

 

Considerazioni sullo stato di idratazione corporea e sulla stima del fabbisogno calorico giornaliero mediante l'uso della plicometria.

 

Una valutazione da campo molto versatile e usata dalla stragrande maggioranza dei tecnici dello sport o di professionisti in ambito sanitario, è la plicometria.
Da una parte i costi bassissimi di tale metodica e dall'altra la velocità di applicazione mediante calcolo per equazioni sulla stima del grasso corporeo, ne hanno decretato successo e diffusione.
Mediante l'uso del plicometro si "pinza" uno strato di tessuto che, in sostanza, è composto da pelle, grasso e in parte da fluidi sottocutanei, quest'ultimi presenti soltanto in piccola parte perché con la pressione delle dita tendono defluire al di sotto del comparto "pinzato".

Un'equazione assai versatile, sia per uomini che donne di età compresa tra 15 e 60 anni, è la stima del grasso corporeo mediante il Nomogramma di Jackson et al., dove per i soggetti di sesso maschile si usano come riferimento le pliche della zone di destra per: pettorale, addominale, e coscia. Nei soggetti di sesso femminile si usano invece, sempre sulla parte destra del corpo le zone: tricipitale, soprailiaca, e coscia.

La somma delle 3 pliche si inserisce nel grafico e la si fa coincidere con l'età dell'esaminato, cosicché la retta tra questi due punti andrà ad intersecare la percentuale di grasso corporeo rispettivamente per uomini e donne.
Cerchiamo di capire come in modo pratico.
Mettiamo il caso si debba analizzare un soggetto maschio di 35 anni con un peso corporeo di 100kg, con la plica pettorale di 15mm, quella addominale di 20mm e quella della coscia di 20mm; quindi con una somma di pliche uguale a 55mm.
Facendo coincidere questo valore con la linea dell'età si avrà un risultato del 17% di grasso corporeo: vediamo il grafico per capire in pratica come abbiamo ottenuto questo valore:

plicometria grafico

In teoria a questo punto si potrebbe calcolare la Massa Magra, semplicemente sottraendo il peso della percentuale del grasso corporeo al peso totale, ottenendo così la quantità espressa in kg di tutto ciò che non è grasso.
Questo sarebbe vero se il soggetto si trovasse in uno stato di idratazione corporea ideale, quindi intorno al 60% di acqua totale, condizione nota come "normoidratazione". L'acqua, infatti, è il costituente primario dell'intera struttura umana. Si stima che il muscolo magro contenga circa il 73% di acqua totale. Diciamo che ne siamo "sommersi".
Il problema di fondo è che non tutti gli individui hanno una buona idratazione corporea, infatti si potranno avere situazioni di riduzione della quantità di liquidi nel corpo, fenomeno noto come "disidratazione", estremamente pericoloso e nei casi estremi letale; oppure si può avere la situazione opposta, dove la quantità di liquidi è in eccesso, fenomeno noto come "iperidratazione" o come tutti conosceranno "ritenzione idrica".
Capire in quale condizione si trovi il corpo in riferimento ai tre casi esposti (normoidratazione, disidratazione o iperidratazione), è possibile soltanto mediante l'uso della strumentazione Bioimpedenziometrica, dove si ottiene una stima dello stato di idratazione di un soggetto.

Capire quanta acqua si ha nel corpo è fondamentale per stimare la composizione corporea di un individuo.

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