Diabete e personal trainer

A cura del Dottor Ferdinando Spatalino


Il termine diabete mellito descrive un disordine metabolico ad eziologia multipla, caratterizzato da iperglicemia cronica con alterazione del metabolismo dei carboidrati, dei grassi e delle proteine, causato da difetti della secrezione insulinica o dell'azione insulinica, o di entrambe.
Nel linguaggio comune si distinguono due forme principali di diabete mellito, chiamate rispettivamente diabete di tipo 1 o insulino-dipendente e diabete dell'adulto con insulino resistenza o di tipo 2.
Il diabete di tipo 1 è autoimmune su base genetica; colpisce soggetti giovani fino ai 35 anni di età ed è determinato dalla distruzione delle betacellule del pancreas con conseguente deficit assoluto di insulina.
Il diabete di tipo 2 colpisce invece soggetti di età superiore ai 35 anni e alla sua origine vi è un fenomeno chiamato insulino-resistenza, condizione in cui è compromessa la capacità dell'insulina di stimolare l'uptake e l'utilizzazione del glucosio a livello di fegato, muscolo scheletrico e tessuto adiposo, e di sopprimere l'output epatico di glucosio. Il diabete di tipo 2 può essere presente da molto tempo prima che il paziente o il medico ne notino i segni, in quanto l'iperglicemia e i sintomi corrispondenti progrediscono lentamente. Tra la popolazione giovane è in aumento - probabilmente a causa del cambiamento delle abitudini alimentari e dello stile di vita sempre più sedentario - un altro tipo di diabete, il MODY (Maturity Onset Diabetes of the Young), un diabete di tipo 2 a insorgenza precoce.

Epidemiologia

Il diabete è la più diffusa ed importante malattia metabolica presente in Italia e nel mondo occidentale; si calcola che il numero dei diabetici in Italia sia di circa 3 milioni, ai quali si devono aggiungere almeno altri 2 milioni di casi non ancora diagnosticati. A fronte di una prevalenza di 3-5% di casi noti, circa il 50% dei casi di diabete mellito risulta infatti non ancora diagnosticato. Ogni anno si verificano circa 200.000 nuovi casi di cui circa 15.000 di tipo 1 e 185.000 di tipo 2.
Il diabete di tipo 2 presenta, nei Paesi occidentali, una prevalenza che oscilla intorno al 5% ed un'incidenza di 23 nuovi casi per 10.000 all'anno. Tali numeri tendono ancora ad aumentare secondo quanto diffuso nelle stime annuali della International Diabetes Federation (IDF) e riportato nella seguente tabella.


Diabete, obesità e personal trainer

Impatto economico generale e prospettive future

L'impatto sociale della malattia diabetica è di tale entità, ed il numero di pazienti così elevato, che in numerosi Stati del mondo la spesa sanitaria per questa malattia ha raggiunto il 10% della spesa sanitaria globale.
Negli Stati Uniti i costi sono saliti dai 2,6 miliardi di dollari spesi nel 1969 ai 98,2 del 1997, con un picco di 137,7 miliardi di dollari nel 1995. Per quanto concerne l'Europa, lo studio più importante è il Code-2 (Costs of Diabetes in Europe - type 2) nato con lo scopo di stimare in otto nazioni europee (Belgio, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Olanda, Spagna e Svezia) i costi della gestione di pazienti con diabete di tipo 2. La situazione Americana e i dati riportati dallo studio Code-2 per l'Europa sono riassunti nel grafico in tabella 2. C'è comunque da tenere presente che questi studi non tengono conto del valore complessivo delle risorse impiegate per la cura delle complicanze, che supera largamente quello delle risorse per il trattamento del diabete. I costi medi annui del paziente diabetico, rispettivamente senza complicanze (1100 euro circa), con un solo tipo di complicanze (macrovascolari: 3120 euro; microvascolari: 4100 euro) e con tutti e due i tipi di complicanze (5650 euro), sono risultati chiaramente in funzione delle complicanze stesse.

 

Diabete, obesità e personal trainer
Dalle cifre riportate si desume come sia quanto mai importante sostenere una campagna di prevenzione sempre più capillare, in modo da limitare la crescita della malattia: da studi effettuati risulta che interventi minimi sulle abitudini di vita - quali l'attività fisica, l'adozione di una dieta equilibrata ed il controllo periodico della pressione e dei valori glicemici - sono in grado di ritardare di almeno tre anni la comparsa del diabete di tipo 2  nel 58% dei soggetti a rischio.
L'attività fisica è quindi fondamentale per tenere sotto controllo il problema, migliorando di circa il 50% la qualità della vita e riducendo al minimo i rischi che questi squilibri provocano ai nostri sistemi fisiologici. Divenire specializzati in questo settore da parte dei personal trainer diventa quindi un obbligo, visto che gli ipotetici clienti a cui noi tutti facciamo riferimento si identificano secondo il target della "signora Maria", ovvero della persona qualunque che ha come obiettivo il miglioramento del proprio stato di salute attraverso il  fitness. L'aggettivo "qualunque" non va inteso in termini spregiativi; piuttosto, si riferisce alla possibilità che la nostra cliente sia portatrice di varie alterazioni metaboliche, quali ad esempio il diabete.

In che modo il personal trainer si rapporta al problema e come imposta il piano di allenamento? Innanzitutto bisogna avere tutte le informazioni riguardanti il caso e, cosa ancor più importante, avere chiaro il problema sotto il profilo fisiologico; dobbiamo sapere che allenare una persona diabetica comporta dei cambiamenti sull'azione dell'insulina, che l'ora e l'intensità dell'allenamento non sono fattori trascurabili, che come esiste una differenza tra il diabete di tipo 1 e il diabete di tipo 2, esiste anche un differente approccio allenante etc.

A tal proposito rimandiamo alla lettura dei seguenti articoli informativi:

Attività fisica e diabete

Diabete ed esercizio fisico

Diabete e circuit training

Obesità e personal trainer »



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Ultima modifica dell'articolo: 26/02/2016

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