Abbuffate, disturbo da alimentazione incontrollata (Binge Eating Disorder o BED)

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Le persone in questione, quando presentano anche un quadro tipico di depressione, appaiono al colloquio con lo psicologo come molto sofferenti, piene di vergogna, si sentono goffe e brutte, anche se spesso fanno sembrare minime le loro condizioni all'ambiente familiare e sociale. Solitamente racchiuse in un ambiente carente dal punto di vista emozionale, presentano una insoddisfazione di fondo di natura depressiva, con tendenza a rimuginare su un senso di avvilimento, di privazione e vacuità, che solo il cibo sempre poter alleviare. L'aumento di peso allontana ancora di più questi pazienti dal raggiungere degli ideali tipici del nostro tempo, mentre il disagio e la sensazione di affaticamento allentano le relazioni sociali e favoriscono l'isolamento. L'ansia che nasce dalla sofferenza depressiva spesso innesca il bisogno di abbuffarsi, in parte per sedare ed in parte con lo scopo di una gratificazione temporanea: qualcosa che può placare un'angoscia o soddisfare un bisogno. Con il progredire del disturbo si rappresenta un quadro di rallentamento psicologico e motorio, abulia ed apatia (ridotta attenzione alla cura ed all'igiene personale, incostanza nel lavoro o nella scuola, inerzia fisica) e vari disturbi del sonno, come l'ipersonnia (dormire troppo) o l'insonnia con risveglio  precoce. Inoltre, si evidenziano conflittualità relative alla sfera dell'autostima, aspetti di personalità dipendente da qualcosa o da qualcuno con autosvalutazione, risposte regressive ad esperienze frustranti. Carenze e privazioni affettive, eventi come lutti, separazioni, assente o compromessa gratificazione sessuale, possono essere causa del disturbo od aggravarlo.

Trattamento

Dal punto di vista terapeutico, il Disturbo da alimentazione incontrollata richiede, come tutti i disturbi del comportamento alimentare, un approccio multidisciplinare, cioè che coinvolga più persone specialiste in materia, quindi un lavoro di equipe tra internista, dietologo, psichiatra e psicologo. La terapia risulta efficace in un alta percentuale di casi trattati e la prognosi è migliore che per la bulimia nervosa. I pazienti risentono favorevolmente di una dieta che vada incontro alle proprie esigenze ed ai propri gusti alimentari, e che sia finalizzata alla rieducazione alimentare ed alla correzione dello squilibrio metabolico che si è creato col disturbo. Dal punto di vista psichiatrico, i pazienti possono essere favorevolmente trattati con farmaci antidepressivi (triciclici ed inibitori della ricaptazione della serotonina) ed ansiolitici (benzodiazepine). I farmaci attivi nel BED sono alcuni di quelli che si utilizzano anche nel trattamento della bulimia nervosa. Quelli capaci di ridurre la frequenza e l'intensità dell'alimentazione incontrollata, però, non promuovono nessun calo del peso negli obesi. Il topiramato, un farmaco antiepilettico che determina invece una riduzione del peso corporeo, è stato provato in alcuni studi nel trattamento della bulimia e del BED. Questo trattamento ha dimostrato buona tollerabilità e risultati significativi.
In alcuni casi, può essere indicata una psicoterapia, singola o di gruppo.
Il trattamento dell'obesità risente favorevolmente degli interventi di auto-aiuto guidato.

Le "Abbuffate notturne": Night Eating Disorder

Il Night Eating Disorder è un disturbo del comportamento alimentare di osservazione sempre crescente. Si tratta di un disturbo caratterizzato da episodi di abbuffate notturne o dal mangiare per alcune ore durante la notte. Non sono presenti manovre di eliminazione quali induzione del vomito, abuso di diuretici o lassativi, ed i soggetti sono in sovrappeso, od obesi anche in forma grave. Il comportamento compensatorio più tipico è quello di mangiare poco o nulla durante il giorno. Il disturbo può manifestarsi in maniera episodica, oppure essere continuativo. Si tratta di pazienti che presentano frequentemente anche un disturbo depressivo, spesso associato ad un disturbo di personalità. La malattia insorge spesso a seguito di eventi traumatici di perdita. I pazienti rispondono bene all'uso dei farmaci antidepressivi (triciclici ed inibitori della ricaptazione della serotonina) ed a terapie di appoggio psicologico.