Dieta iperproteica e perdita di minerale osseo

Del dottor Francesco Casillo

Introduzione

La cultura, la tradizione (di tipo religioso, mistico, superstizioso, folkloristico etc.) sono fattispecie spazio-temporali che tessono buona parte della trama degli aspetti relazionali-sociali del singolo, condizionandone le sorti. Dieta iperproteica  e salute delle ossaSe ad esse si aggiunge la “falsa informazione” (poiché orfana di letteratura scientifica) promulgata da alcune figure professionali e accademiche di chissà qual formazione (veicolo di informazioni false e/o non aggiornate) dall'elevato impatto mediatico e sociale, per via del ruolo di figure di riferimento che ricoprono in seno ai loro ambiti, ecco che nasce il “mito”.
Sono molti, purtroppo, i “miti” del nostro settore...
«Una bugia raccontata un numero sufficiente di volte, diventa una verità» - recita una citazione attribuita al rivoluzionario russo Lenin. L'efficacia e potenza di tale affermazione è stata riconosciuta dai leader politici per eoni, poiché è tale da far incamerare nelle menti del popolo le credenze che gli si vuol far assimilare come verità.
Ma come disse Kennedy nel 1962 al “Commencement Address” all'Università di Yale, il più grande nemico della verità non è la bugia ma il “mito”, poiché persistente, persuasivo e non realistico. Ed il problema più grave lo si ha quando il mito, permeando tra le classi di rango scientifico, diventa automaticamente una legge, in riferimento alla quale l'opinione pubblica si rapporta e, quindi, si comporta! E qui gli esempi “mitologici” seguirebbero in ampia rassegna.
In questo “Dossier Pseudo-verità” si cercherà di far assurgere all'attenzione dei lettori le principali tematiche più dibattute all'interno del body-building e dello sport in generale, legate agli aspetti nutrizionali e non solo, per mettere in risalto - attraverso l'opportuna letteratura segnalata negli ampi riferimenti bibliografici - come molte delle credenze, non solo popolari, ma anche medico (mediatico)-scientifiche sono purtroppo dettate da opinioni, convinzioni, sentito dire, ipotesi e quant'altro non abbia alcun legame con la scienza, con i fatti concreti e la significatività statistica... - e tuttavia rappresentano il “sapere” più diffuso e permeante la conoscenza delle masse e degli (pseudo) specialisti!

Dieta iperproteica e perdita di minerale osseo

È ormai fatto “risaputo” su larga scala che le proteine possono essere deleterie per la salute delle ossa, sulla base dell'associazione che l'ipercalciuria - indotta dalla loro assunzione - sia il risultato della mobilizzazione del calcio osseo (1, 2).

Più tardi assurse alla conoscenza scientifica che la principale fonte dell'ipercalciuria è l'intestino. Successivi studi portarono alla luce che ridotti apporti proteici inducono un ridotto assorbimento intestinale di calcio, evento associato ad incrementati livelli di paratormone (3, 4). Perciò, l'assunto che l'ipercalciuria indotta da dieta iperproteica fosse associata a perdita minerale ossea fu rivisitato. Ed emerse, addirittura, il contrario.
Studi su donne in menopausa dai 50 ai 75 anni, ed un altro studio su uomini e donne dai 50 anni in su, sono stati condotti per valutare l'effetto sui livelli di calcio e metabolismo osseo provocato da un incremento proteico (da carne) da 0,94 a 1,62 e da 0,78 a 1,55g pro kg di peso corporeo rispettivamente, dopo 5 e fino a 9 settimane. I risultati dei due studi non riportarono alcuna ipercalciuria e tanto meno alcun decremento nella ritenzione di calcio (5, 6).
Nel primo studio l'iniziale escrezione acida renale riportata dal gruppo con assetto iperproteico decrementò significativamente nel tempo e nessun marker del metabolismo osseo subì variazioni. Nel secondo, invece, risultò una decrementata escrezione urinaria dell'N-telopeptide (marker di riassorbimento osseo) e un incremento degli IGF-1 (somatomedina favorente l'anabolismo, anche di natura ossea).
Se ieri dimagrire era appannaggio del counting calorico, poco tempo fa lo era dell'indice glicemico, laddove recentissimamente era virtù del carico glicemico; oggi il PRAL (“Potential Renal Acid Load”, ovvero potenziale di carico acido renale) è divenuto riferimento per monitorare la selezione qualitativa alimentare, onde evitare carichi acidi renali responsabili di perdita minerale ossea. Al di là delle mode nutrizionali e delle recenti trovate scientifiche - che invece di sommarsi al bagaglio di sapere noto sembrano quasi sopprimerlo per primeggiare, come se rappresentassero verità assolute ed indiscutibili -, il body-builder tipo “non mente” sulla correttezza e salubrità delle scelte dello stile di vita intrapreso, poiché il suo assetto morfologico non è nient'altro che la mera fenotipizzazione della piena salute organica in toto.
Una recente pubblicazione, che giunge ad ulteriore conferma e validazione degli studi sopra citati, è quella del 2011 del “Journal of Nutrition”. Nello studio si è voluto determinare gli effetti di una dieta iperproteica e ad elevato PRAL sui livelli di assorbimento e ritenzione di calcio, nonché sui marker del metabolismo osseo. A tal fine si sono messe a confronto la dieta iperproteica ad elevato PRAL (HPHP) con la dieta ipoproteica a basso PRAL (LPLP). La dieta HPHP ha fatto registrare valori di IGF-1 più elevati e valori decrementali di paratormone rispetto alla dieta LPLP.
Inoltre, la dieta HPHP ha riportato valori più elevati nell'assorbimento di calcio ed anche nell'escrezione rispetto alla dieta LPLP, ma la differenza netta tra i valori di calcio assorbiti ed escreti non differiva tra i due approcci. Il protocollo HPHP non ha determinato variazioni nei marker del metabolismo osseo. E l'incremento dell'assorbimento di calcio osservato in HPHP compensa la sua escrezione. In aggiunta a ciò, gli incrementati livelli di IGF-1, le decrementate concentrazioni di paratormone e la contemporanea stabilità dei marker del metabolismo osseo indicano che l'approccio iperproteico non è responsabile di risvolti negativi sulla salute delle ossa (7).

Un altro recente studio condotto su 8 bodybuilder d'élite smentisce l'assolutezza del rapporto causale “approccio iperproteico e acidosi metabolica” (72). Gli otto atleti, di età compresa tra i 18 d i 25 anni, sono stati reclutati tra quelli che avevano alle spalle almeno un periodo d'allenamento superiore ai 2 anni in vista di preparazioni ad eventi agonistici e che hanno, altresì, riportato diverse vittorie in seno ai campionati nazionali (pertanto non si tratta di soggetti novizi inseriti all'interno dello studio, ma di atleti con elevato turnover proteico).
Il loro apporto proteico consisteva in 4,3g ± 1,2g di proteine pro chilo di peso corporeo al giorno, in un contesto calorico di 5621,7kcal +/-1354,7 kcal al giorno. Il loro piano supplementare prevedeva, inoltre, quantità di integratori a base di vitamine e minerali (calcio e potassio) sensibilmente superiori alle dosi normalmente raccomandate.
La proporzione dei rapporti tra i macronutrienti all'interno della scocca calorica quotidiana era così impostata: 34% carboidrati, 30% proteine, 36% grassi. Le proporzioni dei rapporti tra i macronutrienti derivanti solamente dagli integratori erano le seguenti: 14% carboidrati, 66% proteine, 20% grassi; ed il 28% dell'apporto proteico quotidiano totale derivava da integratori a base di proteine.
All'inizio dello studio si presumeva che l'apporto proteico cinque volte superiore rispetto a quello raccomandato per la popolazione generale (0,8g pro chilo di peso corporeo) potesse indurre serie alterazioni omeostatiche in seno al delicato equilibrio acido-base.
Alla fine dello studio, l'ovvietà nel riscontrare fenomeni di acidosi metabolica in risposta ad elevati carichi proteici è venuta meno.
Questo studio conferma quanto gli effetti di un macronutriente (in questo caso le proteine) non possano essere dati per assoluti ed in ogni circostanza, ma vanno sempre contestualizzati e soprattutto verificati in un rapporto causa-effetto quale conditio sine qua non per la conoscenza del loro reale impatto metabolico.
Qualsiasi altro modo di osservare e concepire sia scremato di feedback oggettivi rimane qualunquista, speculativo e sterile rispetto ai reali effetti indotti da precisi stimoli, in questo caso biochimico-nutrizionali.
Gli autori ipotizzano che, con molta probabilità, l'esercizio fisico in abbinamento a “tamponi” quali potassio e calcio ha aiutato a prevenire i fenomeni di acidosi derivanti da elevato consumo proteico.
Quindi non sono prioritariamente le proteine responsabili di effetti... ma il contesto nutrizionale e lo stile di vita complessivo in cui esse sono inserite rappresenta la determinante degli effetti ultimi, positivi o negativi rispettivamente.


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