Dieta Iperproteica e Danno renale

Del dottor Francesco Casillo


È ormai una nozione "nota ed assodata" dalla moltitudine (compresi certi addetti ai lavori) - e non importa quanto infondata essa sia, come verrà spiegato di seguito - che apporti proteici eccedenti le RDA siano stimolo nutrizionale prima e metabolico poi alla base di importanti stress a carico del rene, determinandone così un impatto negativo a suo carico che comporterebbe inevitabili conseguenze negative per la sua salute.

Dieta iperproteica e danno renaleTale allarme ha cominciato a diventare pronunciato, spiccato e di dominio pubblico quando è emersa l'efficacia degli approcci nutrizionali iperproteici ai fini del dimagrimento e la loro adozione a tal scopo (10, 11, 12). L'allarme muoverebbe a partire dall'iperfiltrazione e dai valori incrementali di pressione glomerulare indotti dal surplus proteico (8, 9). Si prenderà in esame, di seguito, l'impatto che un regime iperproteico ha in casi di patologia renale cronica, in condizioni renali normali e sulla formazione di calcoli renali.

Premessa

Per dieta iperproteicas'intende un apporto proteico pro-die uguale o superiore a 1,5g per kg di peso corporeo (13). La malattia renale cronica è caratterizzata da un danno renale (documentato da reperti laboratoriali, anatomo-patologici e strumentali) o un declino della funzionalità renale come conseguenza di una diminuzione del tasso di filtrazione glomerulare per almeno 3 mesi (14). Quindi, iperfiltrazione ed aumento della pressione glomerulare come conseguenze all'eccessivo introito proteico e come responsabili di danno renale.
Il riferimento più citato ed accreditato sui possibili danni renali indotti dagli eccessi proteici è l'ipotesi di Brenner.
L'ipotesi di Brenner afferma che condizioni associate ad incrementate filtrazione e pressione causerebbero danno renale, compromettendone la funzione stessa. Sebbene gli effetti dell'iperfiltrazione - indotti dall'assetto nutrizionale iperproteico - sulla funzione renale in pazienti con patologie renali pre-esistenti è documenta (21), è altresì vero che l'evidenza scientifica citata dagli autori sugli effetti nefasti degli approcci iperproteici riguardo alla salute renale, deriva da studi su modelli animali e da pazienti con patologie renali preesistenti.
Pertanto, ogni speculazione relativa all'estensione ed applicazione di tali condizioni rilevate in determinate e precise contestualità, anche verso soggetti sani e/o con funzioni renali nella norma, è alquanto fuori luogo e inappropriata. Infatti, i cambiamenti nella funzionalità renale che si osservano in soggetti sani e con reni sani sono il riflesso di un naturale, fisiologico adattamento al carico di azoto ed alle incrementali necessità di clearance renale. Lo testimonia l'occorrere delle alterazioni della funzionalità renale - iperfiltrazione ed incremento della pressione glomerulare - in soggetti dotati di normale funzione renale nei quali, appunto, non si è registrato e riscontrato alcun segno di incrementato rischio di malattia renale.
È quello che accade alle donne in gravidanza (15). In donne sane in gravidanza vi è un aumento del tasso di filtrazione glomerulare del 65% (16); e nonostante tale variazione nella funzionalità renale, la gravidanza non rappresenta un fattore di rischio per la malattia renale cronica (17).
Ancora, l'ipertrofia renale ed i miglioramenti della funzione renale del rene controlaterale che si instaurano in seguito a nefrectomia (asportazione del rene - N.d.R.) unilaterale suggeriscono che tali processi siano risposte adattative e possibilmente benefiche per la salute dei reni (18).

Altre evidenze presenti nella letteratura scientifica mettono alla luce che, nonostante la presenza di processi di iperfiltrazione prolungata nel tempo, la funzionalità del rene residuo in pazienti nefrectomizzati è rimasta nella norma senza deteriorarsi nel lungo termine - oltre i vent'anni (19, 20). Ed ancora nessun effetto avverso alla funzionalità renale e/o al danno renale si è registrato in risposta ad un regime iperproteico su 1135 donne dotate di normofunzionalità renale (22).

Proteine e Stress Renale

Il consumo proteico è positivamente correlato alla produzione di urea (23) e la sua escrezione è controllata dal rene. Tali processi fisiologici sarebbero considerati stress renali indotti dal consumo proteico (24).
In un comunicato stampa si è asserito (come risulterà di seguito: speculato) quanto siano pericolosi gli apporti iperproteici sulla funzionalità renale soprattutto negli atleti e nei body-builder; più precisamente l'elevato introito proteico determina un innalzamento dei livelli di azoto nel sangue, l'azoto arriva ai reni sotto forma di urea per essere debellato con le urine. Il risultante ed incrementale processo di minzione “potrebbe” causare disidratazione, aumentando in tal modo lo stress renale. E, pertanto, i body-builder potrebbero essere a rischio di patologia renale cronica poiché l'iperfiltrazione “potrebbe” produrre lesioni renali, riducendo così la funzione renale stessa (25).
La ricerca scientifica, in tal contesto, è spesso ampiamente travisata. Infatti, la ricerca di laboratorio non supporta tali affermazioni (26). Anzi, si è constatato che diete iperproteiche hanno determinato minime influenze sugli stati di idratazione dell'individuo (26).
Come mai, allora, si cita la disidratazione come conseguenza fisiologica - a sua volta fattore di stress renale - all'incrementale apporto proteico-nutrizionale? Tale speculazione potrebbe derivare da un'estrapolazione di una review del 1954 sulla letteratura del bilancio dell'azoto, che poi è stata estesa senza fondamento ad ambiti contestuali-applicativi diversi da quello di origine (27). In tale review si presero in considerazione le razioni di sopravvivenza dei militari in missione nel deserto ed in concomitanza ad apporti idrici ed energetici limitati!

Poiché l'escrezione di un grammo di azoto ureico necessita di 40-60ml di introito idrico extra, gli incrementati apporti proteici facenti parte dello studio si tradussero in un aumentato fabbisogno d'acqua per l'escrezione di azoto ureico: ad esempio, 250ml d'acqua per ogni 6 grammi di azoto in un quadro dietetico di 500kcal. Si evince, dunque, che l'aumentato fabbisogno idrico è “contesto-specifico” e non necessariamente è applicabile a contesti di adeguato apporto calorico e idrico.
Nonostante quanto riportato nell'affermazione: «l'apporto proteico potrebbe indurre disidratazione e stressare i reni...», non vi sono studi condotti su soggetti sani con normo-funzionalità renale che attestino in modo oggettivo la relazione “apporto iperproteico e disidratazione = stress renale”. Perciò qualsiasi asserzione che denuncia l'apporto proteico quale stimolo promotore di disidratazione e/o stress renale rimane ad un livello prettamente e squisitamente speculativo. L'evidenza che emerge dagli studi in letteratura è esattamente opposta: e cioè non vi sono casistiche di decremento della funzionalità renale in risposta ad elevati apporti proteici anche in coloro (obesi, ipertesi, dislipidemici) che sono più a rischio per l'insorgere di problematiche renali (28, 29, 30, 31, 32).
In uno studio condotto su 65 individui sani ed in sovrappeso, i soggetti sono stati sottoposti ad un regime iper o ipoproteico per 6 mesi. Nel gruppo con apporto iperproteico si era riscontrato un aumento delle dimensioni del rene ed un incremento del tasso di filtrazione glomerulare rispetto ai valori di base antecedenti lo studio. Non si riscontrò alcuna variazione nell'escrezione di albumina in nessuno dei due gruppi; nonostante i cambiamenti acuti nella funzione e dimensione renale, l'apporto iperproteico non ha determinato alcun effetto a detrimento della funzione renale nei soggetti sani (33).
Infine, in un altro studio 10 individui rispettarono per 7 giorni il regime alimentare al quale erano abituati per poi seguirne uno iperproteico per 14 giorni. Non si sono registrati cambiamenti significativi nei livelli di creatinina sierica e urinaria, tanto meno in riferimento all'escrezione urinaria di albumina; tutti fatti che rafforzano la convinzione che apporti iperproteici non creano danni renali su soggetti sani (34).

E veniamo agli atleti! È risaputo che gli atleti di discipline di forza e potenza consumano alti quantitativi di proteine alimentari ed altresì introducono supplementi aminoacidici e proteici che incrementano sensibilmente i livelli di azoto. Nonostante ciò, non vi è evidenza che tale tipo di individui sia ad elevato rischio di danno renale o perdita della funzionalità renale (35).
Ancora, si è constatato che un apporto proteico oscillante tra 1,4g ed 1,9g pro/kg di peso corporeo al giorno oppure la sua introduzione secondo valori oscillanti tra il 170 ed il 243% delle RDA non ha determinato alterazioni della funzionalità renale in un gruppo di 37 atleti (36).

Proteine e calcoli renali

Elevati introiti proteici incrementano l'escrezione di composti potenzialmente litogenici (tendenti a formare sedimenti - N.d.R.), tra i quali calcio ed acidi urici (37, 38). In uno studio accreditato Reddy et al. fecero emergere come un approccio iperproteico determinasse incremento dell'aciduria e del calcio nelle urine, sostenendo che tali fattori rappresentassero un rischio incrementale per la formazione di calcoli renali nei 10 individui che avevano preso parte allo studio. Ma nessuno dei 10 soggetti riportò calcoli renali (39)!
La drastica restrizione glucidica adottata nello studio in questione potrebbe aver favorito un incremento nella produzione cheto-acida, contribuendo in tal modo alla formazione acida; dato che categorie alimentari quali frutta e verdura rappresentano un importante e sensibile fonte di carico basico-alcalino, la loro restrizione - prevista dal protocollo adottato nello studio - può avere sicuramente influito sul carico acido netto finale risultante.

La dieta da sola non risulta essere causa di formazione di calcoli renali. Lo testimonia un studio in cui, sotto medesime condizioni nutrizionali e di idratazione, soggetti sani eliminavano singoli cristalli di ossalato di calcio del diametro di 3-4 micron laddove soggetti inclini alla formazione di calcoli renali producevano cristalli di 10-12 micron di diametro, che il più delle volte si univano in aggregati policristallini del diametro di 20-300 micron (40).
Invece, le reali cause dei calcoli renali si celano dietro importanti alterazioni metaboliche (41). Infatti, così è testimoniato anche in un altro studio, con il quale Nguyen et al. constatarono che elevati apporti proteici influiscono negativamente sui marker di formazione di calcoli renali (come, ad esempio, sull'incrementata escrezione di ossalato) in soggetti con problemi metabolici alla base della formazione di calcoli renali (ICSFs, ovvero “Idiophatic Calcium Stone Formers”) ma non su soggetti sani (42).

Cause della Patologia Renale Cronica

I fattori che, invece, incidono sul rischio di contrarre patologia renale cronica sono: obesità, ipercolesterolemia, insulino-resistenza, iperuricemia, ipertensione (43). Come si potrà approfondire dalla nota bibliografica relativa (44) allo studio di riferimento, soggetti con valori pressori maggiori o uguali a 160/96 mmHg hanno un più spiccato declino nel tasso di filtrazione glomerulare su base annuale ed un rischio di precoce declino nella funzionalità renale più elevato di 5,21 volte rispetto a coloro che registrano valori pressori inferiori a 140/90 mmHg.
La controprova dell'importanza della pressione arteriosa sulla funzionalità renale si ha constatando su diversi lavori quanto la terapia anti-ipertensiva faccia diminuire la progressione della patologia renale cronica in pazienti che ne sono affetti (45, 46).
Ciò che invece sorprende e va contro lo “pseudo- sapere” comune ed il mito della pericolosità dell'assetto iperproteico è la letteratura che conferisce risalto alla relazione inversa tra apporto proteico e pressione sanguigna sistemica (47, 48). L'evidenza prova la conferma di quanto l'apporto proteico, insieme a quello delle fibre, abbia dei benefici addizionali nell'indurre l'abbassamento della pressione sistolica delle 24 ore in un gruppo di 36 ipertesi (49).


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Ultima modifica dell'articolo: 13/06/2016