Test per la misura del potere antiossidante

Ambrosia Lab

Saggio ABTS

Si tratta di un metodo analitico che utilizza una misura di tipo spettrofotometrico per determinare la capacità antiossidante di un campione. Tramite uno spettrofotometro UV-Vis viene misurata l'assorbanza di una soluzione contenente il radicale ABTS•+, generato per ossidazione dell'ABST (2,2'-azinobis(3-etilbenzotiazolin-6-solfonato), una sostanza incolore che nella forma radicalica si colora assorbendo a lunghezze d'onda caratteristiche nel range del visibile. L'aggiunta alla soluzione di ABTS•+ di molecole antiossidanti, che possono agire tramite cessione sia di idrogeno che di un elettrone, determina la riduzione del radicale alla forma incolore, con conseguente decolorazione della miscela di reazione. Tale decolorazione, proporzionale alla quantità di antiossidante presente, può essere misurata come diminuzione dell'assorbanza in un certo tempo ad una specifica lunghezza d'onda (734 nm). Il potere antiossidante viene espresso per confronto con i valori di assorbanza misurati per quantità note di una molecola antiossidante scelta come standard di riferimento, che di solito è acido ascorbico o Trolox (in tal caso si parla di attività antiossidante TEAC Trolox Equivalent Antioxidant Capacity).
La misura del potere antiossidante basata sull'impiego dell'ABTS ha il vantaggio di essere semplice e rapida. Inoltre, permette la misurazione di sostanze antiossidanti sia idrofile che lipofile in un ampio range pH. Tuttavia, bisogna tener presente che il radicale impiegato (ABTS•+) non è fisiologico e non è presente nei sistemi biologici e che spesso si evidenziano problemi di ripetibilità della misurazione dovuti alle cinetiche di reazione dei diversi antiossidanti coinvolti.

FRAP(Ferric Reducing Antioxidant Power)

Il test FRAP misura la capacità riducente degli antiossidanti nei confronti degli ioni Ferro. Si tratta di un metodo basato sul trasferimento di elettroni, in cui gli ioni ferro passano da Fe3+ a Fe2+. In determinate condizioni di pH (3,6) e in presenza di TPTZ (2,4,6-tris(2-pyridyl)-s-triazine), tali ioni formano dei complessi con caratteristiche diverse, in particolare il derivato ridotto (Fe2+-TPTZ) assume una colorazione blu che presenta un assorbimento massimo a 593 nm misurabile per via spettrofotometrica. La capacità riducente di una sostanza antiossidante può quindi essere misurata come variazione dell'assorbanza della soluzione contenente l'ossidante alla lunghezza d'onda stabilita per confronto con la variazione relativa ad uno standard (es. acido ascorbico).
Il test FRAP è stato ideato per la misura del potere riducente del plasma, ma è stato poi adattato per saggiare la capacità antiossidante di composti puri e matrici complesse. Infatti, poiché questo metodo consente di valutare solamente la capacità riducente tramite cessione di elettroni, ignorando completamente l'azione degli antiossidanti che agiscono tramite trasferimento di idrogeno, non permette di misurare il contributo di molecole, quali tioli e proteine, che giocano un ruolo antiossidante fondamentale nei fluidi biologici (es. sangue). Il vantaggio nell'uso di questa metodica è che si tratta di uno dei metodi più semplici, rapidi e meno costosi per la determinazione della capacità antiossidante in vitro.

TEST DPPH

Il 2,2-difenil-1-picrilidrazile (DPPH) è un radicale azotato molto stabile e disponibile in commercio, caratterizzato da un'intensa colorazione rosso porpora, che decolora quando viene ridotto in presenza di una molecola dotata di capacità antiossidante. Mediante misurazione   spettrofotometrica a 517 nm della variazione di assorbanza della soluzione di DPPH dopo reazione con un composto antiossidante, è possibile quantificare la capacità riducente della sostanza in esame sia che essa agisca con trasferimento di idrogeno che per cessione di elettroni. Il risultato viene generalmente espresso come IC50, cioè la quantità di antiossidante in grado di ridurre del 50% la concentrazione iniziale di DPPH.
Si tratta di un metodo rapido, semplice ed economico. I limiti di questa tecnica analitica sono dati dalla possibilità che i risultati dell'analisi siano falsati nel caso in cui le molecole in esame assorbano nello stesso range di lunghezza d'onda del radicale DPPH o in presenza di molecole di grandi dimensioni ingombrate stericamente che non arrivano a reagire con la parte reattiva del radicale. Ciò determina che il DPPH reagisca con gli antiossidanti fino a 1000 volte più lentamente rispetto ai radicali perossilici.

TEST PCL (Photochemiluminescence)

Il test PCL è basato sulla reazione di una specifica specie radicalica, l'anione superossido (O2•-), generato per via fotochimica mediante radiazioni UV, con un composto in grado di emettere chemiluminescenza. Il marker impiegato è il luminol, una molecola che quando viene ossidata dai radicali liberi emette una luce che può essere misurata tramite un apposito strumento (Photochem®). La presenza di sostanze antiossidanti nella miscela di razione disattiva le specie radicaliche inibendo l'emissione di chemiluminescenza. L'analisi PCL è molto rapida e sensibile. Inoltre, con l'applicazione di due differenti protocolli analitici, denominati ACW (Antioxidant Capacity Water soluble) ed ACL (Antioxidant Capacity Lipid soluble), possono essere misurati per uno stesso composto i contributi alla capacità antiossidante totale sia della componente idrosolubile (flavonoidi, vitamina C, amminoacidi ecc.) che di quella liposolubile (tocoferoli, tocotrienoli, carotenoidi ecc.). Per confronto dei valori registrati con le misure relative a molecole standard di riferimento, acido ascorbico per il protocollo ACL e Trolox per il protocollo ACW,  si ricava la capacità antiossidante del prodotto in esame.


« 1 2 3 4


Ultima modifica dell'articolo: 18/01/2016