Depigmentanti contro l'Invecchiamento Cutaneo

Ambrosia Lab

Cause di Macchie Cutanee

Come accennato, l'invecchiamento cutaneo induce frequentemente una pigmentazione cutanea irregolare. I motivi che stanno alla base di questo fenomeno possono essere diversi: a volte sono macchie cutanee ereditarie, come le lentiggini o i nevi; possono essere dovute a disturbi ormonali o all'impiego di certi farmaci, come i contraccettivi orali, o altre sostanze fotosensibilizzanti. Spesso le discromie possono avere origine anche solo per una esagerata esposizione al sole.

Ruolo della Melanina

Il fenomeno della pigmentazione cutanea ha indotto una clientela sempre più vasta ad impiegare sostanze cosiddette “sbiancanti”, che possono attenuare le macchie cutanee e rendere il più possibile omogeneo l'incarnato.

Depigmentanti invecchiamentoIl colore della pelle è frutto della presenza di vari pigmenti, tra cui il principale è la melanina, che viene prodotta dai melanociti, un particolare tipo cellulare localizzato al confine tra derma ed epidermide.

La melanina regola, mediante un complesso meccanismo, il colore della pelle. La melanina ha origine dall'amminoacido tirosina, che viene trasformato prima in DOPA, poi in dopachinone ed infine in melanina.

Esistono tre tipi di melanina: due tipi di eumelanina (pigmenti nero/marrone), che è la forma predominante nei fenotipi scuri, e la feo-melanina (pigmenti rossastri), che è associata al fenotipo capelli rossi. Individui con carnagioni scure possiedono una maggior quantità di eumelanine e meno feomelanine, mentre l'opposto avviene nei soggetti con carnagioni chiare.
I melanociti, se stimolati dalle radiazioni UV, sono in grado di sintetizzare la melanina e trasferire il pigmento ai cheratinociti (cellule fondamentali dell'epidermide), dando così origine alla caratteristica colorazione scura che appare in seguito all'esposizione solare, la cui attività è volta a proteggere la cute dalle radiazioni UVA ed UVB.

Come Schiarire la Pelle

Schiarire la pelle significa fondamentalemente ridurre la quantità di melanina prodotta dai melanociti. Per fare questo, oltre a schermare la pelle dai raggi UV e svolgere un'azione esfoliante nei confronti degli strati superficiali dell'epidermide, si impiegano delle molecole in grado di inibire il processo di sintesi della melanina all'interno dei melanociti.

Arbutina

Dal momento che la melanina deriva dalla trasformazione, all'interno dei melanosomi della DOPA (diidrossifenilalanina, derivato di un amminoacido chiamato tirosina), e che tale trasformazione è catalizzata da un enzima, chiamato tirosinasi, l'inibizione della sintesi di melanina si traduce in un'inibizione dell'attività dell'enzima tirosinasi.
Con questo meccanismo agisce la maggior parte delle molecole ad azione sbiancante, tra le quali si annovera l'Arbutina, un glicoside dell'idrochinone che blocca la tirosinasi legandosi al suo sito attivo al posto della DOPA. A differenza dell'idrochinone, dal dubbio profilo tossicologico, perciò non ammesso per uso cosmetico, l'arbutina è ben tollerata dalla cute. Essa viene impiegata a dosaggi che vanno dall'1% al 10%; è solubile in acqua, ma necessita di agenti stabilizzanti come il sodio metabisolfito.


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Acido Cogico

Un'altra molecola ad azione sbiancante è l'Acido Kojico, che blocca la tirosinasi legandone (chelazione) lo  ione rame, indispensabile per il passaggio dell'enzima nella sua forma attiva. L'acido kojico è solubile in acqua e si impiega a dosaggi variabili tra l'1 ed il 3%.  E' leggermente irritante subito dopo l'applicazione sulla pelle. Per conservarne la stabilità nelle formulazioni cosmetiche se ne consiglia l'uso in associazione con qualche chelante di metalli pesanti.
L'acido Kojico dipalmitato è la forma liposolubile dell'acido kojico. Dopo la sua applicazione sulla pelle subisce l'idrolizzazione ad opera di esterasi che liberano acido kojico. E' stabile e non irritante.

Acido Azelaico

Buone proprietà sbiancanti sono state attribuite anche all'acido azelaico, da tempo usato in prodotti antiacne ed antiseborrea, poichè agisce come inibitore competitivo della tirosinasi. La molecola non è fotosensibilizzante ed ha una buona tollerabilità cutanea su pelle integra. Il limite dell'acido azelaico è la difficoltà ad incorporarlo nelle formulazioni: per questo motivo sono stati sintetizzati dei suoi derivati idrosolubili che si impiegano facilmente solubilizzandoli nella fase acquosa dell'emulsione.
Oltre a queste ed altre molecole di origine sintetica, numerosi sono anche gli estratti botanici ad attività schiarente, di cui non spesso non è chiaro il meccanismo d'azione o il principio attivo che svolge l'attività depigmentante.  


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Ultima modifica dell'articolo: 09/08/2016