La cardiopatia ischemica

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cardiopatia ischemica

cardiopatia ischemica

Il cuore, come gli altri organi del corpo umano, per vivere e funzionare correttamente necessita delle giuste dosi di ossigeno e nutrienti. Il rifornimento di queste sostanze è assicurato dalla presenza di una fitta rete di vasi, che nel loro insieme formano il sistema coronarico.

La circolazione coronarica, così come quella dell'intero organismo, si compone di vene ed arterie che circondano la superficie del cuore come una corona (da cui il termine coronarie). Le arterie, ricche di sangue arterioso, riforniscono di ossigeno e nutrienti i tessuti irrorati mentre le vene trasportano il sangue refluo dal cuore verso l'atrio destro, dove viene inviato dapprima al ventricolo destro e poi ai polmoni per essere purificato.

A livello del cuore l'insieme dei vasi sanguigni si divide sin dall'origine in due sistemi distinti. Il primo, chiamato sistema coronarico sinistro rifornisce di sangue prevalentemente la parte sinistra del cuore. Il secondo, detto sistema coronarico destro, si occupa invece di irrorare la parte destra.

Entrambi questi sistemi prendono origine dalla radice dell'aorta, tramite due grossi vasi arteriosi chiamati rispettivamente arteria coronaria di destra e arteria cornoaria di sinistra. Questi vasi si dividono poi in ramificazioni sempre più piccole fino a raggiungere le parti più interne del cuore.

A riposo il consumo di ossigeno del cuore è elevato, molto più alto di quello degli altri organi e tessuti. Il miocardio è infatti particolarmente abile nell'estrarre l'ossigeno dal sangue che lo irrora.

Il tessuto muscolare del cuore (miocardio) è infatti striato come quello degli altri muscoli scheletrici ma presenta alcune differenze peculiari. In condizioni di riposo il cuore si caratterizza per:

densità capillare molto estesa (circa 3-4 volte superiore rispetto al muscolo scheletrico). Ogni singola cellula del miocardio viene infatti nutrita da almeno un capillare

flusso ematico elevato, circa 20 volte superiore rispetto al muscolo scheletrico (60-80 ml/min. ogni 100 g di tessuto)

consumo di ossigeno molto elevato (7-9 ml/min. ogni 100 g di tessuto contro i 0,15 ml /min. ogni 100 g di tessuto del muscolo scheletrico)

estrazione di ossigeno elevata (differenza artero-venosa di O2 10 ml/100 contro i 5 ml/100ml del muscolo scheletrico)

Il cuore, rispetto agli altri muscoli del corpo, ha tuttavia una limitata capacità di trarre energia dai processi anaerobici. Considerando che l'estrazione di ossigeno è elevata già a riposo, quando le richieste energetiche aumentano al cuore non resta altro che aumentare il flusso di sangue nel sistema coronarico. Il miocardio è dunque in grado di regolare il flusso di sangue in base alle sue necessità metaboliche. In particolare il sistema coronarico può aumentare fino a cinque volte l'apporto di sangue al cuore per far fronte alle aumentate richieste energetiche (durante esercizio massimale il flusso di sangue nelle coronarie può raggiungere il valore di 1L/min).

La cardiopatia ischemica

Il termine cardiopatia ischemica racchiude in sé uno spettro di condizioni patologiche in cui si verifica una discrepanza tra il consumo e l'apporto di ossigeno al miocardio.


ISCHEMIA: diminuzione o soppressione dell'apporto di sangue in un determinato distretto corporeo


I tessuti colpiti da ischemia si trovano in una situazione caratterizzata da:

ridotto apporto di ossigeno (ipossia, anossia)

ridotta disponibilità di nutrienti

ridotta eliminazione delle sostanze di rifiuto

Questa situazione si traduce in uno stato di sofferenza tissutale che può compromettere seriamente la funzionalità degli organi colpiti.


L'ischemia può avvenire in presenza di un aumento della richiesta miocardica di ossigeno o di una riduzione del flusso coronarico.

In ogni caso si viene a creare uno squilibrio tra il fabbisogno e la disponibilità di ossigeno e sostanze nutritive. Tale deficit può essere transitorio o permanente ed è in quest'ultimo caso che si verificano i danni più gravi.

Le conseguenze dell'ischemia cardiaca dipendono da:

importanza del vaso occluso: maggiore è l'area di tessuto cardiaco irrorata da quel vaso e maggiore sarà il danno ischemico

durata dell'occlusione

perfusione da parte di un circolo collaterale: se una cellula è irrorata da più di un capillare, un vaso ausiliario potrebbe garantirne la sopravvivenza anche quando il principale è occluso

stato metabolico e funzionale del miocardio prima dell'interruzione del flusso sanguigno

All'origine della cardiopatia ischemica possono esserci numerose patologie, tutte accomunate dal diminuire l'apporto di sangue al cuore. Tra queste le forme più comuni di manifestazione clinica sono:

Sindromi coronariche cronica:

     angina cronica stabile o da sforzo

Sindromi coronariche acute:

     angina instabile

     infarto miocardico senza sopraslivellamento ST

     infarto miocardico con sopraslivellamento ST

     insufficienza cardiaca

     morte improvvisa

     ischemia silente

La causa principale della cardiopatia ischemica è la malattia aterosclerotica a carico delle arterie coronariche


L'aterosclerosi è una malattia degenerativa che favorisce il deposito di aggregati di grassi ed altre sostanze nella parete interna delle arterie. Tali depositi diminuiscono il lume vasale e l'elasticità delle pareti. Costretto a passare in un vaso di calibro ristretto il sangue subisce un aumento di pressione mettendo a rischio l'integrità stessa dell'arteria.

Il restringimento, quando diventa importante, altera la normale circolazione in quanto favorisce la formazione di trombi che si possono staccare dalla placca arterosclerotica ed andare ad ostruire vasi di calibro minore. Lo stesso trombo, oltre a restringere direttamente il vaso, lo fa anche indirettamente favorendo la sintesi di trombossano, un potente vasocostrittore.

All'interno delle coronarie quando l'ostruzione raggiunge il 50% incominciano a presentarsi problemi piuttosto seri dato che quel vaso non è più in grado di soddisfare completamente le richieste metaboliche delle cellule irrorate.

L'ischemia locale altera il comportamento elettrico dell'intero cuore generando aritmie che possono mettere in serio pericolo l'efficienza della pompa cardiaca. Contemporaneamente il ridotto afflusso di sangue ed ossigeno diminuisce per meccanismo riflesso la forza di contrazione cardiaca, aggravando ulteriormente la situazione.

La gravità e la durata dell'ischemia determina la reversibilità o meno del danno cardiaco. Se l'ischemia perdura nel tempo, la cellula cardiaca può sopportare per circa 20-360 minuti la carenza di ossigeno e nutrienti, dopodichè muore. La necrosi cellulare viene chiamata infarto e se coinvolge un numero importante di cellule può essere fatale per l'individuo.

Una volta morte queste cellule non riacquistano più la loro funzionalità, ma vengono sostituite da tessuto cicatriziale fibroso elettricamente e meccanicamente inerte.

L'angina è invece un ischemia miocardica transitoria con carattere di reversibilità. Si definisce stabile se si associa a sforzo fisico costante e non subisce modificazioni significative nel tempo, instabile se è di recente insorgenza, ingravescente e compare anche a riposo.

Prevenzione primaria

Identificazione e correzione dei fattori di rischio

Fumo

Diabete mellito

Dislipidemia

Ipertensione

Sedentarietà

Obesità

Terapia sostitutiva con estrogeni: da evitare nella donna in menopausa che ha avuto infarto

Iperomocisteinemia

Aspirina ed antiaggreganti piastrinici in genere

Riducono l'incidenza di eventi ischemici cardiaci acuti

Da utilizzare per la prevenzione soprattutto nei pazienti con fattori di rischio multipli

Beta bloccanti, ACE inibitori

Trattamento e profilassi degli episodi ischemici

Nitrati
Beta-bloccanti
Calcioantagonisti

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