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Salute
Ultima modifica: 21/01/2012

La cardiopatia ischemica

A cura del Dott. Stefano Casali


Definizione:

 

Spettro di malattie a diversa eziologia, in cui il fattore fisiopatologico unificante è rappresentato da uno squilibrio tra la richiesta metabolica e l'apporto di ossigeno al miocardio. Questo squilibrio causa un'alterazione dell'attività elettrica e della capacità contrattile delle zone colpite.


Elementi peculiari:

  • Il carattere ischemico della lesione
  • La segmentarietà delle alterazioni
  • L'espressività clinica del danno miocardio

Le manifestazioni cliniche della cardiopatia ischemica

Arresto cardiaco primario: esso evolve rapidamente verso la morte improvvisa, in assenza di manovre rianimatorie o quando la rianimazione è inefficace.

 

Angina pectoris: essa è legata a uno squilibrio transitorio tra domanda e apporto metabolico al miocardio. L'ischemia è reversibile e non provoca danno anatomico permanente. Nel caso non infrequente in cui l'ischemia miocardica non si associ a sintomi, si parla di ischemia silente.

 

Infarto miocardico: consegue a un'ischemia miocardica protratta, che porta a danno cellulare irreversibile o necrosi miocardica.

Scompenso cardiaco: esso può manifestarsi come complicanza di un infarto acuto o pregresso, oppure può essere precipitato da episodi di ischemia miocardica transitoria o da aritmie. Nei casi senza segni clinici e/o elettrocardiografici di cardiopatia ischemica, la diagnosi è sempre presuntiva.

 

Aritmie: esse possono essere l'unico segno di una cardiopatia ischemica. In questo caso la diagnosi è solo presuntiva, a meno che con esami strumentali non si dimostri una sicura ischemia miocardica oppure una coronarografia non evidenzi una coronaropatia ostruttiva.

 

CENNI EPIDEMIOLOGICI:

  • In Italia le malattie cardiovascolari sono causa del 45-50% della mortalità globale.
  • La cardiopatia ischemica da sola è a sua volta responsabile del 35% dei decessi dovuti a malattie cardiovascolari.
  • Si stima che la mortalità annuale per le forme tipiche della cardiopatia ischemica (angina, infarto e morte improvvisa) sia tra 70.000 e 80.000 casi.
  • In Italia, quindi, vivono circa un milione di soggetti affetti da cardiopatia ischemica nelle sue forme più tipiche.

EZIOLOGIA:


L'aterosclerosi coronarica è di gran lunga la causa più frequente di cardiopatia ischemica e da un punto di vista pratico essa può esserne considerata la causa esclusiva. Numerosi studi epidemiologici, condotti negli ultimi venticinque anni, hanno consentito di individuare alcune variabili individuali che si associano a un maggior rischio di malattia; queste variabili sono state definite fattori di rischio coronarico.

Fattori di rischio coronario:

Fattori di rischio non modificabili:

  • Età.
  • Sesso.
  • Fattori genetici e familiarità per C.I.
  • Storia personale di malattie cardiovascolari.

Fattori di rischio parzialmente modificabili:

Fattori di rischio modificabili:

Metabolismo miocardio

In condizioni basali il cuore consuma circa 6,5-10 ml/min di ossigeno per 100 g di tessuto. Tale dispendio serve:

  • 3-5% per l'attività elettrica.
  • 20% per il mantenimento dell'integrità cellulare.
  • 72-75% per l'attività contrattile.

A livello miocardico per l'elevata estrazione di O2 (circa il 70%) l'unico meccanismo di compenso in caso di aumentato fabbisogno di O2 è rappresentato da un proporzionale aumento del flusso coronarico, determinato da una vasodilatazione del distretto coronarico arteriolare (vasi di resistenza).
La capacità massima di vasodilatazione secondaria a uno stimolo metabolico è definita Riserva Coronaria.

Fattori che regolano il circolo coronario

  • Anatomici: (origine dei seni di Valsalva, spessore parietale del ventricolo sinistro, presenza di circoli collaterali).
  • Meccanici: (portata sistemica, resistenze vascolari, compressione sistolica, riflesso miogeno, viscosità ematica).
  • Neurogeni: (Alfa recettori, Beta2 recettori, azione vagale).
  • Metabolici: (pO2, pH, K+, adenosina, prostaglandine).
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