In base all'aspetto che le cellule tumorali presentano all'esame microscopico, si possono distinguere due diversi tipi di tumore al polmone:
tumore polmonare a piccole cellule (microcitoma, tumore a chicco d'avena) (18-20% dei casi)
tumore polmonare NON a piccole cellule (carcinoma squamoso o epidermoide, adenocarcinoma e carcinoma a grandi cellule)
Entrando nello specifico
Carcinoma a cellule squamose: è il tipo più diffuso negli uomini, origina dalle cellule che rivestono le vie respiratorie; rappresenta circa il 30% dei casi
Adenocarcinoma: si sviluppa dalle cellule che secernono il muco; è più frequente nelle donne. In questi ultimi decenni si è registrata una diminuzione del numero di casi di carcinoma a cellule squamose associata ad un aumento relativo degli adenocarcinomi, probabilmente a causa dell'aumentata incidenza di tumore al polmone tra le donne.
Carcinoma a cellule grandi: il nome deriva dalle grandi cellule tondeggianti che si evidenziano all'esame microscopico; colpisce circa il 15% dei malati
Un altro tipo di tumore al polmone è il mesotelioma, una forma che colpisce la pleura (una specie di foglietto a doppio strato che riveste i polmoni e li fa aderire alla superficie costale). Il maggior fattore di rischio per lo sviluppo del mesotelioma è l'esposizione all'amianto.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare la forma a piccole cellule è nettamente più pericolosa della forma a grandi cellule. Il microcitoma è infatti soggetto ad una rapida crescita e presenta maggiori probabilità di propagarsi ad altri organi. Proprio a causa di questa sua aggressività in molti casi è del tutto inutile asportare la porzione contenente la massa tumorale (al momento della diagnosi le cellule tumorali sono spesso disseminate in vari organi).
Il tumore polmonare a piccole cellule risponde molto bene alla chemio e alla radioterapia ma nonostante ciò la sopravvivenza media è di 14-18 mesi per le forme limitate e di 9-12 mesi per le forme estese. La probabilità di sopravvivere a distanza di cinque anni dalla diagnosi è complessivamente bassa, nell'ordine del 3-8% dei casi.
Fortunatamente questo tipo di tumore al polmone è il meno comune tra le due categorie. Più diffusi sono invece i tumori polmonari non a piccole cellule (circa l'80% dei casi) che si raggruppano in un unica categoria per la loro uniformità di caratteristiche ed esigenze terapeutiche.
La terapia del tumore al polmone si differenzia in base alle caratteristiche del carcinoma.
In caso di tumore a piccole cellule l'approccio standard prevede la sottoposizione del paziente a cicli di chemio e radioterapia. Raramente si ricorre all'operazione chirurgica.
La chirurgia rimane invece l'arma più importante nella cura del tumore polmanare non a piccole cellule. I medici classificano questi tumori in una scala composta da 4 stadi di gravità crescente. Per ognuno di questi stadi sono previste cure specifiche.
Gli stadi I e II sono candidabili all'intervento chirurgico radicale. Talvolta è necessario anche eseguire una chemioterapia prima dell'intervento (chemioterapia neoadiuvante) al fine di ridurre le dimensioni del tumore.
Stadio I A e I B la sopravvivenza a 5 aa. E' rispettivamente del 67% e del 57% dei casi.
Stadio II A e II B la sopravvivenza a 5 aa. E' rispettivamente del 55% e del 39% dei casi.
Questo parziale successo della terapia chirurgica (rischio di metastasi a distanza di tempo dall'intervento), suggerisce la necessità di associare alla chirurgia dei trattamenti "adiuvanti" sistemici (chemioterapia) e locali (radioterapia)
Per il trattamento dei tumori al polmone in stadio III A solitamente è indicato l'intervento chirurgico. Data la scarsa probabilità di sopravvivenza spesso l'operazione si associa o viene sostituita da terapia neoadiuvante (chemioterapia preoperatoria) ed adiuvante (postoperatoria). Le due modalità terapeutiche (radioterpia e chemioterapia) possono essere concomitanti o eseguite in sequenza. La sopravvivenza a 5 aa. E' del 23% dei casi.
Gli stadi III B e IV (stadi metastatici) generalmente non vengono operati ed il trattamento di scelta è rappresentato dalla combinazione radiochemioterapica. Molti studi clinici hanno dimostrato che la polichemioterapia (utilizzo di più farmaci) è migliore della monochemioterapia. La sopravvivenza a 5 aa. E' rispettivamente del 5% e dell'1% dei casi.
NOTE: Il trattamento chemioterapico, quando indicato, deve essere iniziato appena possibile, subito dopo l'ottenimento della diagnosi istologica.
Il farmaco cardine per la chemioterapia è il platino ed i suoi derivati (cisplatino e carboplatino) generalmente combinati con altri agenti antiblastici. Accanto al cisplatino, i farmaci attivi sono la mitomicina-C, gli alcaloidi della vinca, l'etoposide e l'ifosfamide.
A partire dagli anni '90 sono stati introdotti nuovi antiblastici e precisamente: la gemcitabina, la vinorelbina, i taxani (paclitaxel e docetaxel) e gli inibitori della topoisomerasi (irinotecan e topotecan).
La ricerca farmacologica, fortunatamente, progredisce anno dopo anno scoprendo nuovi farmaci ed aumentando le aspettative di vita del paziente. I medicinali di nuova concezione, come gli anticorpi monoclonali, mirano a migliorare l'efficacia e a diminuire gli effetti collaterali della terapia.
Il tipo di intervento chirurgico varia in relazione alle dimensioni e alla localizzazione del tumore.
La lobectomia (asportazione di un solo lobo polmonare): si esegue in caso di tumore di piccole dimensioni e con localizzazione periferica
La pneumomectomia (asportazione di un intero polmone): si esegue nelle forme di dimensioni maggiori o più centrali
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DALLA COMMUNITY
Emozioni femminili: Grazie, spiegazione esauriente!
Cmq se qualcuno avesse spiegazioni alternative/integrative mi farebbe piacere sentirle ;-)
Definizione palestra: Francesco, 1.5g pro kg al giorno non sono una quantità eccessiva, vanno benissimo per uno sportivo, sopratutto per un body builder. Mai messo in dubbio questo, ma toglierli completamente come è stato chiesto a Victor è da criminali e purtroppo nella tua categoria ce ne sono molti che consigliano queste...
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