Vitiligine

Che cosa s'intende per “vitiligine”?

La vitiligine rappresenta una malattia non contagiosa della pelle, in cui i melanociti, cellule addette alla produzione di melanina, subiscono un'alterazione e non sono più in grado di svolgere correttamente la loro funzione: così, la pelle di un soggetto affetto da vitiligine si caratterizza per la presenza di macchie bianche, asimmetriche, con contorni più scuri ed irregolari, che diffondono in tutto il corpo o restano circoscritte in alcune aree. Preferenzialmente, la vitiligine colpisce le unghie e le zone del corpo in prossimità di aperture (occhi, ano, genitali), ma può presentarsi anche sulle mani, sul viso e sul collo. vitiligine

La vitiligine è una condizione di ipopigmentazione chiamata anche leucodermia: le macchie provocate dalla vitiligine sono chiamate “ipocromiche” o “acromiche” perché le aree interessate sono prive - o carenti - di melanina.

Effetti della vitiligine

Il danno subìto è di natura estetica, dunque non sono previste ripercussioni patologiche di alcun tipo; nonostante ciò, la vitiligine potrebbe provocare disturbi a livello psicologico ed emotivo, creando imbarazzo, stress e vergogna ai soggetti colpiti; molti di questi, infatti, vivono la vitiligine come una patologia a tutti gli effetti, che li costringe a rimanere isolati dalle persone “normali”. Infatti, la vitiligine può deturpare l'immagine della persona e soprattutto la percezione soggettiva della propria immagine, provocando conseguenze in ambito sociale e lavorativo.
L'unico sintomo che potrebbe conseguire alla vitiligine è il prurito, che si presenta in un terzo dei soggetti colpiti: il prurito rappresenta un campanello d'allarme, poiché è indice di un possibile (e probabile) peggioramento della malattia.
Abbiamo accennato che la vitiligine non rappresenta una malattia contagiosa e non comporta alcun danno a livello dell'organismo; ciò nonostante, la pelle di un soggetto affetto da vitiligine, essendo priva del pigmento melanico, appare più sensibile alle radiazioni solari, poiché le macchie bianche non possono essere protette dall'abbronzatura. I soggetti affetti da vitiligine sono quindi maggiormente esposti ad eritemi solari e scottature, a causa della scarsità di melanina prodotta, che non riesce ad assicurare una sufficiente protezione alla pelle (fotoprotezione naturale). In presenza di vitiligine è buona regola, quindi, utilizzare filtri solari per evitare eritemi e scottature.

Cause

La vitiligine è un disturbo abbastanza comune, che colpisce circa l'1% della popolazione mondiale; questa condizione potrebbe presentarsi in ogni età, sebbene si sia registrata una maggior incidenza dopo i vent'anni. La vitiligine è un disturbo autoimmune, dal decorso decisamente rapido (in particolar modo nei bambini); le cellule del sistema immunitario attaccano i melanociti alterandone le funzioni, di conseguenza non riescono a produrre malanina e la pelle rimane bianca. Come la maggior parte delle malattie autoimmuni, anche nel caso della vitiligine l'ereditarietà gioca un ruolo importante.
Non ci sono, comunque, fattori scatenanti precisi: l'origine della vitiligine è incerta, sebbene sia stata registrata una predisposizione genetica. Inoltre, anche le disfunzioni a carico della tiroide, lo stress ed il calo delle difese immunitarie concorrono a potenziare il disturbo. La vitiligine, ancora, potrebbe configurarsi come una spia di patologie ben più gravi, come il diabete di tipo 1 ed il morbo di Addison, tutte malattie che comportano alterazione/iperattività del sistema immunitario.

Tipi di vitiligine

La vitiligine si può manifestare in due forme, che differiscono per la disposizione delle chiazze: vitiligine bilaterale e vitiligine segmentale. La distinzione tra le due forme è netta poiché l'origine, il decorso e le patologie ad esse correlate, sono molto diverse.
La vitiligine bilaterale rappresenta la condizione maggiormente diffusa, considerando che si presenta nel 90% dei soggetti colpiti da vitiligine. L'appellativo “bilaterale” è stato attribuito perché le macchie bianche, tipiche del disturbo, sono distribuite in modo simmetrico in entrambe le metà del corpo, il che significa, per esempio,  che se la vitiligine si manifesta nella mano destra, anche la mano sinistra sarà colpita, così come le ginocchia, le gambe, etc.
Inoltre,  nella vitiligine bilaterale si classificano altre tre sotto-categorie, in base alla localizzazione delle macchie acromiche: vitiligine generalizzata (oltre il 70% del corpo è maculato a chiazze prive di melanina), vitiligine acrofacciale (le macchie si presentano solo su mani, piedi e viso) e vitiligine focale (pochissime macchioline sparse ma permanenti).
La vitiligine segmentale rappresenta la forma meno frequente: le macchie bianche sono asimmetriche e sono presenti solamente in una metà del corpo. La vitiligine segmentale ha un esordio molto precoce, manifestandosi soprattutto negli infanti; in un breve periodo, di circa due anni, le macchie acromiche progrediscono, per poi stabilizzarsi. È una manifestazione che differisce dalla comune vitiligine, poiché l'influenza genetica e lo stress non costituiscono le cause scatenanti: alcuni studiosi ritengono che, considerata la strana disposizione “a percorso” delle macchioline, il decorso dei nervi sottocutanei potrebbe in qualche modo favorire la vitiligine segmentale, ma si dovranno attendere studi futuri più approfonditi per far luce sull'eziologia del disturbo.

Cure

La vitiligine è una malattia autoimmune, perciò molto difficile da debellare definitivamente; l'applicazione di sostanze fotosensibilizzanti - associate alla somministrazione ambulatoriale di raggi UV a determinate lunghezze d'onda - è una buona pratica di competenza medica, che si prefigge di riattivare la corretta funzionalità dei melanociti. Questa pratica è chiamata “terapia PUVA”, acronimo di Psoraleni e UVA: gli psoraleni sono sostanze foto sensibilizzanti naturali che si ritrovano in alcune piante. Questa terapia prevede un'applicazione topica od una somministrazione orale: nel primo caso, la pratica è effettuata in ospedale attraverso un'applicazione diretta sulle macchie di crema a base di psoraleni, con conseguente irradiazione luminosa UVA. Per i soggetti che presentano una vitiligine che colpisce più del 20% del corpo, la terapia PUVA orale prevede una dose per os di psoraleni: dopo circa due ore, il soggetto dovrà sottoporsi all'irradiazione con lampade UVA. Come tutti i trattamenti, anche le terapie PUVA possono comportare effetti collaterali, quali nausea, scottature, diarrea ed iperpigmentazione imprevista delle aree colpite.
Anche i raggi UVB sono utili nel trattamento della vitiligine; rispetto alla terapia PUVA, i raggi UVB permettono la risoluzione - generalmente parziale - del disturbo in tempi molto più brevi, senza ripercussioni nel lungo termine. Tra i possibili effetti collaterali, a breve termine, spicca l'eczema, il prurito e l'herpes.
Inoltre, esistono in commercio alcune creme e pomate a base steroidea per il trattamento della vitiligine, che hanno la capacità di ripigmentare la pelle, ma sono in genere utilizzate come supporto ad altre terapie. L'utilizzo dei corticosteroidi dev'essere controllato e prescritto dal medico; l'uso indiscriminato può comportare conseguenze gravi, tra cui l'assottigliamento delle cute, smagliature, acne. Altre creme per contrastare la vitiligine contengono sostanza immunoregolatrici, capaci di modulare la risposta immunitaria.
In alcuni casi, è possibile anche il trapianto di melanociti per la risoluzione della vitiligine: questo trattamento è consigliato per piccole macchie e nel caso in cui le altre terapie non abbiano portato grossi risultati.
Se la vitiligine rappresenta un grave problema per il soggetto affetto, l'esperto non solo deve indirizzare il paziente al trattamento più idoneo per la ripigmentazione delle macchie, ma dovrebbe caldeggiare la persona ad una terapia psicologica di supporto, per permettere di riacquisire l'autostima perduta e poter condurre una vita sociale tranquilla.
Ovviamente esistono le eccezioni, che considerano la vitiligine non come un disturbo, ma come una fortuna: non si direbbe, infatti, che Micheal Jackson ritenesse la vitiligine una manifestazione patologica.