Vaginite

Definizione di vaginite

"Vaginite" è un'espressione generale che rimanda ad un processo infiammatorio acuto a carico della vagina, responsabile di dolore, prurito ed infiammazione locale, spesso associati a perdite vaginali biancastre, talvolta maleodoranti. Frequentemente, la vaginite costituisce la più immediata conseguenza ad un'alterazione dell'equilibrio batterico vaginale, malgrado possa essere causata anche da infezioni batteriche e da alterazioni ormonali significative; Vaginitecome vedremo, infatti, la vaginite è un disturbo intimo molto frequente tra le donne in menopausa.

Classificazione e cause

Come analizzato, vaginite è un termine piuttosto generale, che sta ad indicare un'infiammazione della vagina; proprio per la genericità della parola, è bene distinguere più varianti:

  1. Vaginite atrofica o vaginite climaterica: conseguenza della marcata riduzione dell'assetto ormonale estrogenico dopo la menopausa. L'infiammazione della vagina è, in tal caso, provocata dalla secchezza vaginale cronica e dall'assottigliamento della mucosa. La vaginite atrofica, tuttavia, può manifestarsi anche dopo il parto, durante il periodo dell'allattamento al seno o a seguito della rimozione chirurgica delle ovaie.
  2. Vaginite batterica: l'infiammazione a carico della mucosa vaginale è conseguenza di un insulto batterico. I microorganismi maggiormente coinvolti nell'esordio della vaginite sono Prevotella, Mobiluncus, Gardnerella vaginalis e Mycoplasma hominis, che sostituiscono i lattobacilli di doderlein: ne consegue un marcato squilibrio tra i batteri "buoni" (che vivono in simbiosi con l'ospite) e quelli "cattivi" (che, invece, lo danneggiano). Questa variante di vaginite è dunque causata da un'alterazione della popolazione batterica che vive normalmente nella vagina, malgrado non sia noto il motivo che si pone alle origini di questo cambiamento microbiologico. La vaginite batterica rientra tra le malattie a trasmissione sessuale.
  3. Vaginite fungina: la Candida albicans è il principale micete responsabile della vaginite fungina. Si stima che il 75% delle donne abbia contratto, almeno una volta nella vita, l'infezione da Candida. Il rischio di contrarre la vaginite da Candida sembra aumentare enormemente in funzione a più fattori: stress, alimentazione scorretta, eccessive lavande vaginali, assunzione di pillola anticoncezionale, somministrazione di antibiotici e farmaci steroidei, menopausa. Le donne affette da HIV e diabete sono ancor più suscettibili alle infezioni.
  4. Vaginite parassitaria: anche i parassiti possono favorire un'infiammazione della vagina; il microorganismo patogeno qui coinvolto è Trichomonas vaginalis, spesso trasmesso per via sessuale. Nel contesto della vaginosi parassitaria, Trichomonas scatena un'infiammazione a livello del collo dell'utero, coinvolgendo anche l'uretra.
  5. Vaginite non infettiva: l'infiammazione a carico della vagina non necessariemente è causata da patogeni; alcune donne lamentano un'infiammazione vaginale a seguito di lavaggi frequenti con detergenti aggressivi o irritanti, o dopo l'applicazione di sostanze spermicida. Sembra che anche l'abbigliamento, particolarmente aderente, possa aumentare il rischio di vaginite.

Vaginite: sintomi

Per approfondire: Sintomi Vaginite


In generale, i sintomi che spesso si associano alla vaginite, comprendono: alterazione del colore, dell'odore e della quantità di perdite vaginali biancastre, dolore durante i rapporti (dispareunia), dolore durante la minzione, irritazione vaginale, lievi emorragie vaginali, prurito vaginale, spotting. La vaginite atrofica, oltre a manifestarsi con molti dei sintomi appena elencati, provoca spesso una sgradevole percezione di secchezza vaginale.
Chiaramente, i sintomi si differenziano lievemente in funzione dell'agente scatenante: ad esempio, in caso di vaginite batterica, le perdite vaginali assumono una colorazione grigiastra, mai trasparente, e risultano sempre maleodoranti (tant'è che l'odore viene perfino paragonato a quello di pesce marcio). Le infezioni da Candida, invece, provocano perdite vaginali biancastre, non maleodoranti, comparabili a ricotta. La vaginite da Trichomonas risulta spesso la più semplice da diagnosticare, dal momento che le perdite vaginali assumono una cromia vistosamente diversa, verdastra e schiumosa.

Diagnosi

Si consiglia di rivolgersi al medico entro il più breve tempo possibile dalla manifestazione dei sintomi, per evitare il peggioramento dell'infiammazione ed, eventualmente, di trasmettere la malattia al partner. Dopo la descrizione dei sintomi, il medico procede con un'attenta indagine ginecologica, focalizzando l'attenzione su genitali esterni, vagina e collo dell'utero. L'indagine procede con l'analisi del pH: in genere, il pH vaginale fisiologico si aggira intorno al valore di 4,6; in presenza di vaginite batterica, il pH tende ad aumentare.

Il prelievo di un campione di secrezione vaginale è utile per confermare o meno un'infezione a trasmissione sessuale: per questo motivo, il medico può eseguire anche il test per la clamidia, la gonorrea, l'HIV e la sifilide.




Trattamenti e farmaci

Vedi anche: Farmaci per la cura della vaginite - Rimedi per la vaginite


Come tutte le patologie, il trattamento per la cura della vaginite è subordinato alla causa che vi si pone alle origini. Per trattare la vaginite batterica, gli antibiotici sono sicuramente i farmaci di prima linea, sia da assumere per via sistemica, come il metronidazolo e il tinidazolo, sia da applicare direttamente in situ per esercitare un'attività farmacologica immediata (es. clindamicina crema). Il trattamento va generalmente protratto per 5-7 giorni; si consiglia di applicare la pomata due volte al giorno.
In caso di accertata infezione da Candida, la vaginite va curata con farmaci antimicotici specifici, come itraconazolo, clotrimazolo, cancidas e anidulafungina.
Chiaramente, quando la vaginite non è causata da un'infezione, gli antibiotici o gli antimicotici non sono i farmaci più indicati; con ogni probabilità, la vaginite atrofica dipende da un'alterazione dell'assetto ormonale, spesso dovuto ad una riduzione fisiologica degli estrogeni durante il periodo post-menopausa. Per ripristinare i livelli ormonali, diminuendo i sintomi dell'infiammazione vaginale, si consiglia di assumere estradiolo, eventualmente associato a norethindrone, estrogeni esterificati o Estropipato. Per la posologia: leggi l'articolo sui farmaci per la cura della vaginite. Leggi anche l'articolo sui farmaci per la cura dei sintomi da menopausa.
Per alleviare la secchezza vaginale che spesso accompagna tutte le varie tipologie di vaginite, si consiglia di applicare creme lubrificanti più volte al giorno, che esercitano la propria attività terapeutica mimando le secrezioni vaginali; da sottolineare, tuttavia, che queste creme non intervengono in alcun modo sulla causa che ha scatenato la vaginite.



Ultima modifica dell'articolo: 08/11/2016