Vaccinazione Pneumococco

L'importanza della vaccinazione

Le infezioni da pneumococco possono essere altamente invasive e generare un danno talvolta considerevole: non a caso, malattie pneumococciche gravi - quali polmonite, meningite, batteriemia, osteomielite, setticemia ed artrite settica - costituiscono importanti fattori di morbilità. Per evitare complicanze, a volte inevitabili dopo un'infezione da pneumococco, si raccomanda la vaccinazione: la finalità del vaccino è quella di "istruire" il sistema immunitario a difendersi da eventuali attacchi da S. pneumoniae. Come tutti i vaccini, anche quello per lo pneumococco stimola il sistema immunitario a riconoscere le componenti antigeniche del batterio ed a produrvi contro anticorpi; in questo modo, nell'evenienza di un attacco pneumococcico, il sistema di difesa produce anticorpi più rapidamente, erigendo una sorta di scudo contro la malattia.


Tipi di vaccino

I vaccini pneumococcici includono due tipologie:

  1. Vaccino coniugato eptavalente (es. prevenar): si tratta di un vaccino legato - dunque coniugato - ad una proteina (vettore) per incrementarne l'efficacia, dunque favorire un miglior riconoscimento da parte del sistema di difesa dell'organismo; in questo modo, il vaccino protegge l'ospite dai 7 sottotipi di pneumococco maggiormente coinvolti nelle infezioni ("eptavalente"). La vaccinazione con questo farmaco è raccomandata nei bambini al di sotto dei 5 anni; nell'adulto non è ancora stato completamente testato. Il vaccino è composto da piccolissime quantità di polisaccaridi capsulari dello pneumococco, purificati e legati ad un vettore che ne favorisca il riconoscimento da parte del sistema immunitario dell'organismo. Per stimolare una risposta migliore, il vaccino viene fissato ad un particolare composto contenente alluminio. Il vaccino coniugato eptavalente esercita un'eccellente azione protettiva nei confronti di malattie invasive sostenute da pneumococco, in particolare polmonite, otite media ed acuta, batteriemia, sepsi e meningite. Il vaccino coniugato eptavalente copre il 78% dei ceppi pneumococcici invasivi.
  2. Vaccino 23-valente: attivo nei confronti di 23 sierotipi di pneumococco, coinvolti nella stragrande maggioranza dei casi di polmonite. Questa forma vaccinale, a differenza della precedente, è utilizzabile anche dagli adulti. Soprattutto in passato, questo vaccino presentava una diffusione limitata, a causa delle modeste capacità immunogene del paziente, in particolare nei primissimi anni di vita; inoltre, il vaccino non è in grado di evocare una memoria immunologica in tutte le fasce d'età. Il "problema" è stato presto risolto attraverso la coniugazione dei polisaccaridi capsulari con proteine di trasporto specifiche: in tal caso, è possibile ottenere una risposta immunitaria adeguata anche nei pazienti più piccoli. I sierotipi racchiusi nel vaccino 23-valente coprono l'88% dei ceppi pneumococcici invasivi.

Modo di somministrazione

Il vaccino per la profilassi delle infezioni pneumococciche è somministrato per via intramuscolare: l'iniezione viene effettuata direttamente nel muscolo della coscia agli infanti di età inferiore ai due anni, o nel muscolo della spalla ai pazienti di età superiore.
Per i bambini di età compresa tra le sei settimane e i sei mesi, è prevista una prima somministrazione del farmaco seguita da tre richiami, a cui il paziente deve sottoporsi ad intervalli di circa 30 giorni (per le prime tre dosi). Per l'ultimo richiamo, si consiglia di attendere l'11° o il 15° mese d'età.
Per i bambini di età comparsa tra 7 ed 11 mesi, le dosi previste di vaccino sono tre: le prime due dosi devono essere somministrare con un intervallo di trenta giorni; la terza dose, invece, va assunta al compimento del secondo anno.
Le dosi vaccinali previste per la prevenzione primaria da pneumococco per i bambini di età compresa tra 12 e 23 mesi sono due, da assumere a distanza di 60 giorni.
Un'unica dose è invece consigliata per i bambini di età compresa tra 2 e 5 anni.
Per i pazienti adulti, la vaccinazione consiste nella somministrazione di un'unica dose di vaccino; i richiami vaccinali sono consigliati solo alle persone affette da sindrome nefrosica ed agli asplenici (pazienti a cui è stata asportata la milza).

Effetti collaterali

Il vaccino antipneumococco NON dev'essere somministrato in caso di allergia ad uno o più componenti. In caso di febbre elevata, si sconsiglia di sottoporre il bambino alla vaccinazione: in simili circostanze, si raccomanda di attendere fino alla completa remissione dei sintomi.
In linea generale, gli effetti collaterali più comuni che fanno seguito alla vaccinazione sono: alterazione e calo dell'appetito, febbre, irritabilità, lesioni cutanee nel sito d'inoculazione del farmaco, letargia/sonnolenza e disturbi del sonno in generale.

Indicazioni

Il vaccino per la profilassi primaria delle infezioni pneumococciche è raccomandato per i bambini piccoli, specie se frequentano asili, scuole materne o ambienti collettivi. Analogo discorso per gli anziani frequentanti case di riposo o comunità assistenziali in genere.
È stato osservato che alcuni pazienti tendono a sviluppare infezioni pneumococciche gravi più facilmente rispetto ad altri: i soggetti affetti da anemia, diabete, disturbi broncopolmonari cronici, compromissione del sistema immunitario, cancro, malattie renali croniche, e pazienti in terapia per lungo tempo con paracetamolo o sottoposti ad una splenectomia (rimozione della milza) costituiscono i target preferenziali dello pneumococco. Per questo motivo, la vaccinazione è raccomandata anche a questa categoria di soggetti.

Considerazioni

Il vaccino anti-pneumococco può essere somministrato in associazione ad altri vaccini, come ad esempio il vaccino antinfluenzale; in simili circostanze, si raccomanda di eseguire le due iniezioni in due punti differenti.
Un problema a cui i Ricercatori hanno dovuto porre rimedio è il cambiamento dei sierotipi dello pneumococco circolanti nel Nostro Paese, a seguito della messa a punto del vaccino pneumococcico eptavalente: la vaccinazione ha permesso, da un lato, una marcata riduzione delle infezioni pneumococciche corrispondenti al sierotipo contenuto nel vaccino, dall'altro un incremento dei sierotipi circolanti NON presenti nel vaccino.


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Ultima modifica dell'articolo: 03/03/2016