Streptococco Beta Emolitico di gruppo B

Introduzione

Lo streptococco beta emolitico di gruppo B (o SBEGB) è coinvolto nelle infezioni sistemiche e focali gravi nel neonato, quali meningite e polmonite.
Streptococcus agalactiaeProprio come lo streptococco beta emolitico di gruppo A, anche il protagonista di questo articolo è un componente della flora batterica umana. Tuttavia, in condizioni ad esso favorevoli, lo streptococco beta emolitico di gruppo B si trasforma da commensale ad opportunista patogeno, scatenando nell'ospite una serie d'infezioni anche gravi.
Il capostipite di questo siero-gruppo è noto come Streptococcus agalactiae, responsabile di meningite e polmonite (soprattutto), di batteriemia e sepsi (meno frequentemente) nei neonati e negli anziani.
Lo streptococco beta emolitico di gruppo B è stato (ed è tuttora) oggetto di grande interesse, soprattutto per quanto riguarda le infezioni neonatali. È infatti dimostrato che una gestante affetta può trasmettere il batterio al figlio durante il parto: il rischio di trasmissione verticale (madre-feto) risulta assai elevato.


Approfondimento

Lo streptococco beta emolitico di gruppo B per antonomasia, lo S. agalactiae, è un diplococco classificato in funzione della sua struttura antigenica. La catalogazione sierologica, stabilita in base al polisaccaride capsulare e agli antigeni proteici, suggerisce di distinguere gli streptococchi beta emolitici di gruppo B nei seguenti antigeni proteici: Ia, Ib, Ia/c, II, III, IV, V, VI, VII, VIII.
Mentre le forme precoci delle infezioni streptococciche (gruppo B) possono essere indotte da tutti i siero-tipi appena descritti, le forme tardive sono veicolate nella quasi totalità dei casi dal tipo III.

Infezioni neonatali

Malgrado popoli abitualmente la normale flora gastrointestinale di molti soggetti, lo streptococco beta emolitico di gruppo B può diffondere in alcune sedi anatomiche secondarie. Si stima che il batterio si comporti da commensale sia nell'uretra maschile che nella mucosa genitale femminile (10-30% dei casi): la trasmissione del patogeno può avvenire mediante rapporto sessuale non protetto.
Come accennato, il problema più grave è rappresentato dal possibile passaggio del batterio attraverso il canale del parto: in simili circostanze, il neonato può andare incontro a seri rischi, quali setticemia, danni permanenti e morte.
Il neonato risulta particolarmente suscettibile alle infezioni da S. agalactiae, dal momento che le cellule del suo sistema immunitario non sono ancora completamente formate e/o efficienti.

Fattori di rischio

Sono stati individuati alcuni importanti fattori di rischio che predispongono un paziente alle infezioni da streptococco beta emolitico di gruppo B:

  • Neonati pretermine (< 37 settimane)
  • Neonati sottopeso
  • Rottura delle membrane da oltre 18 ore
  • Urinocoltura positiva per S. agalactiae
  • Alterazione della temperatura basale durante il travaglio (> 38°C)
  • Cervicite e vaginite nella gestante con conseguente corioamnionite (processo infettivo a carico della cavità amniotica)
  • Precedente figlio positivo per lo streptococco beta emolitico di tipo B
  • Dalle recenti indagini statistiche, risulta che lo streptococco beta emolitico di tipo B è presente in un terzo delle donne in età fertile e si ritiene che 1,8 bambini ogni 100.000 nati vengano colpiti da infezioni streptococciche.

Sintomi

Nel neonato, i sintomi che contraddistinguono le infezioni da streptococco beta emolitico di gruppo B tendono ad esordire entro la prima settimana di vita (esordio precoce) o dopo due-tre mesi dalla nascita (esordio tardivo):

  1. Esordio precoce dell'infezione: lo streptococco beta emolitico di gruppo B si diffonde per via ematica, scatenando più frequentemente setticemia associata a polmonite (sindrome polmonare acuta)
  2. Esordio tardivo dell'infezione: lo status setticemico causato dall'attacco streptococcico è più spesso accompagnato da meningite.

Da sottolineare che in entrambe le forme infettive (precoci e tardive) esiste un elevato rischio di diffusione del patogeno in altre sedi anatomiche (organi e tessuti).
Non è raro che il neonato lamenti sintomi aspecifici: ciò costituisce un reale ostacolo per l'accertamento diagnostico. Non a caso, il problema principale è costituito proprio dalla manifestazione di prodromi vaghi (febbre, irritabilità, vomito), che possono ritardare la diagnosi, dunque posticipare l'inizio di una cura.
Un intervento terapico tardivo potrebbe causare seri danni permanenti, soprattutto sequele neurologiche.

Diagnosi

La diagnosi viene posta in base all'identificazione dell'agente eziopatologico tramite l'esame colturale. Possibile, anche se meno utilizzata, la ricerca dell'antigene con le particelle in latex (anche mediante urinocoltura). L'esame diagnostico più accreditato sembra essere la PCR, altamente sensibile e specifico. Anche il CAMP-test è un metodo diagnostico molto utilizzato per l'identificazione degli streptococchi.

Terapia

Le gestanti che risultano positive al test per lo streptococco beta emolitico di gruppo B devono sottoporsi ad una profilassi antibiotica durante il travaglio, indispensabile per garantire al nascituro un'ottima protezione dall'infezione.

Prevenzione

Al momento attuale, non esiste alcun metodo preventivo affidabile per evitare la trasmissione del batterio al neonato. Tuttavia, in caso di positività al test per lo streptococco beta emolitico di gruppo B, si raccomanda una cura preventiva con antibiotici (penicillina/aminoglicoside) per via endovenosa prima del parto.


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