Per “Sindrome di Williams” s'intende una rara malattia genetica, un disordine comportamentale che provoca ritardo cognitivo, deficit dello sviluppo, associato a malformazioni cardiache e vascolari. La sindrome deve il nome al Dott. Williams, che per primo ne descrisse i sintomi intorno al 1960.
La sindrome di Williams è inserita tra le malattie genetiche rare, considerando che colpisce una persona ogni 20.000: purtroppo, l'incidenza della malattia sembra essere sottostimata, poiché è una sindrome “recente”, o per meglio dire, è stata riconosciuta come tale solo recentemente.
Il disturbo si manifesta indistintamente tra maschi e femmine.
Le cause che provocano la sindrome di Williams sono state oggetto di studio per molti autori; sembra che il disturbo abbia origine genetica e sia trasmesso in modo autosomico dominante. Figli e genitori affetti presentano una marcata somiglianza fisica, nonostante ogni soggetto colpito possa manifestare solo alcune delle caratteristiche cliniche.
L'anomalia genetica è data da notevoli alterazioni cromosomiche, il cui motivo scatenante rimane ancora imprevedibile; ad ogni modo, gli studiosi ritengono che la delezione (quindi, la perdita) di una parte del braccio lungo del cromosoma 7 sia la principale causa responsabile del ritardo dello sviluppo e dei disturbi cognitivi tipici della sindrome di Williams. In questa area del cromosoma, sembra presente anche il gene responsabile della sintesi dell'elastina, proteina strutturale responsabile dell'elasticità di tessuti e organi:
è chiaro che, quando si alterano i meccanismi di produzione di questa proteina, il sistema va in tilt e viene a mancare la resistenza e l'elasticità delle pareti dei vasi sanguigni.
I bambini affetti da sindrome di Williams, così come gli adulti, presentano alterazioni a livello dei tratti del volto, anomalie strutturali, fragilità ossea, complicazioni renali, malformazioni cardiovascolari, disturbi a carico dell'apparato uditivo, deficit della crescita o sviluppo puberale precoce, scoordinazione motoria e compromissione della memoria a breve termine. I soggetti colpiti dalla sindrome sono spesso iperattivi, ansiosi, irrequieti e lamentano difficoltà all'addormentamento.
Alcuni aspetti clinici meritano un approfondimento, essendo elementi essenziali di riconoscimento per la sindrome di Williams:
Un paziente affetto da sindrome di Williams può presentare gli aspetti clinici appena elencati in maniera più o meno consistente, in base alla gravità della sindrome.
La maggior parte dei soggetti malati è ipertesa.
Peculiare è l'atteggiamento sociale dei soggetti colpiti dalla sindrome di Williams: essi tendono ad essere particolarmente gentili ed estroversi con gli estranei. Nonostante quanto affermato, i pazienti affetti registrano notevoli difficoltà a relazionarsi con i coetanei.
L'Associazione Italiana Sindrome di Williams si pone l'obiettivo di incentivare la ricerca, allo scopo d'informare la popolazione per chiarire la sintomatologia associata, gli aspetti educativi e riabilitativi: la speranza futura è quella di risolvere (almeno) i disturbi più gravi che affliggono i malati di sindrome di Williams.
Per fissare i concetti…
Malattia |
Sindrome di Williams |
Descrizione |
Disordine comportamentale che provoca ritardo cognitivo e deficit dello sviluppo associato a malformazioni cardiache e vascolari |
Incidenza |
Malattia rara (1: 20.000 persone sane) |
Fattori scatenanti |
Malattia genetica a trasmissione autosomico-dominante: la delezione di una parte del braccio lungo del cromosoma 7 sembra essere la causa principale |
Quadro sintomatologico |
Alterazioni a livello dei tratti del volto (viso degli elfi), anomalie strutturali, fragilità ossea, complicazioni renali, malformazioni cardiovascolari, disturbi a carico dell'apparato uditivo, deficit della crescita o sviluppo puberale precoce, scoordinazione motoria, compromissione della memoria a breve termine. |
Organizzazioni nazionali |
Associazione Italiana Sindrome di Williams: informa la popolazione sulla sintomatologia della sindrome e chiarisce gli aspetti educativi e riabilitativi, incentivando la ricerca. |
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