In botanica, il ravanello (o rapanello) è conosciuto come Raphanus sativus L., binomio scientifico proposto già da Linneo nel lontano Settecento, ed attualmente accettato: si tratta di una pianta erbacea coltivata o sub-spontanea, appartenente alla famiglia delle Brassicaceae (o Crucifere). Come per la maggior parte dei prodotti regalati dalla Natura, anche il ravanello è sfruttato in fitoterapia per le sue proprietà benefiche, oltre ad essere un ortaggio molto apprezzato nelle tavole italiane.
Il nome “ravanello” deriva da raphys (rapa), termine direttamente correlato al latino raphanus. Anche la lingua persiana ha contribuito alla nomenclatura di questa pianta: “rafe”, in questa lingua, significa “apparizione rapida”, in riferimento alla veloce germinazione dei semi di ravanello.
In questo articolo analizzeremo il ravanello sia in chiave botanica che fitoterapica.
Il ravanello è una pianta erbacea annuale, pressoché diffusa in tutte le regioni Italiane, che ben si presta ad essere coltivata negli orti domestici. Raphanus sativus è originario dell'Asia Orientale, soprattutto Cina e Giappone, dove viene apprezzato da oltre 3.000 anni.
Le piante di ravanello non raggiungono altezze molto elevate (max. 1 metro) e non producono più di un frutto all'anno (si parla di pianta monocarpica). Il ravanello vanta una particolarità: seppur definito “pianta annuale ed erbacea”, differisce dalle altre piante simili perché in grado di resistere e superare i mesi avversi sottoforma di seme. [tratto da http://it.wikipedia.org/]
Il fusto è fiorale ed origina piccoli fiori bianchi o lilla, spesso striati o sfumati di viola più intenso; le foglie, tipicamente lobate, presentano un margine dentellato ed impreciso.
Il ravanello viene coltivato per la radice, sfruttata per lo più in ambito alimentare: si tratta di una radice a fittone ingrossato, generalmente di forma rotonda, talvolta allungata. Ad ogni modo, tutte le varietà di ravanello presentano una radice tipicamente ingrossata, che risulta “gonfia”: ciò è spiegato dal fatto che, all'interno della radice, si accumulano moltissime sostanze nutritive indispensabili per il successivo sviluppo del frutto e dei fiori. Il frutto è chiamato siliqua, da cui si ottengono i semi.
Il ravanello si adatta a molti tipi di terreno, nonostante prediliga quelli ricchi di sostanze organiche, calcarei ed irrigui.
In Italia, si è soliti pensare al ravanello come una piccola radice rotonda, grande quanto una ciliegia: date le moltissime varietà coltivate, esistono alcuni ravanelli - tipici per lo più del Giappone – in grado di raggiungere persino i 50kg di peso.
Il ravanello, dal sapore leggermente piccante e pungente, presenta esternamente una tinta rosso- intenso 8nonostante il colore possa sfumare in toni più attenuati in base alla specie) ed una polpa bianca e croccante. Proprio sulla base del colore, il ravanello viene catalogato in molte varietà e sotto-varietà.
Nonostante la varietà più nota e largamente consumata in Italia sia radicola (radice piccola, tonda e rossa), il ravanello propriamente detto sembra essere il Raphanus sativus var. niger Miller, meglio conosciuto come Ramolaccio o Radici d'inverno, il quale presenta radice globosa o allungata, ed un particolarissimo colore nerastro.
Il ravanello apporta pochissime calorie: solamente 11Kcal per 100 grammi di prodotto. È un ortaggio ricchissimo di acqua, che lo costituisce per il 95,6% in peso: ciò nonostante, il ravanello contiene una modesta quantità di Vitamine del gruppo B, acido ascorbico (vitamina C) e sali minerali, assorbiti dal terreno. Per tutte queste caratteristiche, il ravanello ben si presta ad arricchire insalate ed insaporire le classiche diete ipocaloriche.
Il sapore particolarmente pungente e leggermente piccante del ravanello impreziosisce insalate, mentre il colore rosso intenso (all'esterno) e bianco ghiaccio (all'interno) viene sapientemente sfruttato per decorare piatti freddi e guarnire carni e pesci.
Generalmente, il ravanello viene tagliato sottoforma di rondelle sottilissime e condito con olio e limone: il succo di limone ne facilita la digestione.
Il ravanello viene spesso consumato anche in pinzimonio, associato a carote, finocchio, sedano e pomodori.
È consigliabile tuffare i ravanelli in abbondante acqua fredda per almeno qualche ora, prima di utilizzarli per le insalate: così facendo, si accentua la croccantezza della radice.
Inoltre, il ravanello può essere gustato cotto, ed utilizzato per la preparazione di frittate o semplicemente come contorno.
Della pianta Raphanus sativus possono essere utilizzate, a fini alimentari, persino le foglie: dopo la bollitura, possono essere consumate con un goccio di olio e leggermente salate.
Come accennato nell'incipit, il ravanello vanta numerose proprietà terapeutiche, sfruttate nella fitoterapia. Tra tutte spiccano:
Anticamente, il succo di ravanello era un rimedio naturale contro la febbre; nella medicina orientale, il ravanello era utilizzato anche contro ulcerazioni cutanee, gonfiori e affezioni della pelle in genere.
Ravanello in breve, riassunto sui ravanelli >>
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