Pulsossimetria - Pulsossimetro

Generalità

La pulsossimetria è una particolare metodica, indiretta e non invasiva, che consente di misurare la saturazione di ossigeno nel sangue del paziente; più nel dettaglio, questo esame consente di determinare la saturazione in ossigeno dell'emoglobina presente nel sangue arterioso (spesso indicata con la sigla "SpO2").
PulsossimetriaLa pulsossimetria viene praticata attraverso l'impiego di un apposito strumento chiamato "pulsossimetro".
Oltre ai dati relativi alla saturazione di ossigeno nel sangue, la pulsossimetria è in grado di fornire indicazioni circa altri parametri vitali del paziente, quali la frequenza cardiaca, la curva plestimografica e l'indice di perfusione.
La pulsossimetria può essere praticata ovunque, sia nei centri ospedalieri, sia sui mezzi di soccorso (autoambulanze, ecc.), così come a livello domestico. Infatti, trattandosi di una metodica non invasiva e completamente automatizzata, la pulsossimetria può essere eseguita da chiunque e non necessariamente da personale sanitario specializzato.

Pulsossimetro

Come accennato, per eseguire la pulsossimetria è necessario ricorrere all'utilizzo di un apposito strumento: il pulsossimetro.
Questo strumento è costituito da una parte deputata al rilevamento e alla misurazione della saturazione di ossigeno nel sangue, e da una parte adibita al calcolo e alla visualizzazione del risultato.
La parte di strumento responsabile dell'esecuzione della misurazione di SpO2 (ovvero, la sonda del pulsossimetro) può essere descritta come una sorta di pinza che, normalmente, viene posizionata a cavallo di un dito, in modo tale che le due porzioni che la compongono siano a contatto una con il polpastrello del paziente e l'altra con l'unghia dello stesso. In alternativa, il pulsossimetro può essere posizionato anche sul lobo dell'orecchio.
Generalmente, la sonda è collegata tramite un filo all'unità di calcolo e di visualizzazione dei dati raccolti.

Principio di Funzionamento

Il principio di funzionamento sul quale si basa la metodica della pulsossimetria è la spettrofotometria. Infatti, il pulsossimetro non è altro che un piccolo spettrofotometro nel quale la sonda è dotata di una sorgente - posizionata su una delle braccia della pinza - che emette una radiazione luminosa a determinate lunghezze d'onda (in questo caso, le radiazioni luminose emesse si trovano nel campo del rosso e degli infrarossi, quindi alle lunghezze d'onda, rispettivamente, di 660 nm e 940 nm).
I fasci di luce rossa e infrarossa oltrepassano il dito, attraversando tutti i tessuti e le strutture che lo compongono, fino ad arrivare al rivelatore posto all'altra estremità della pinza. Durante questo passaggio, i fasci di luce vengono assorbiti dall'emoglobina legata all'ossigeno (ossiemoglobina o HbO2) e dall'emoglobina non legata (Hb). Più nel dettaglio, l'ossiemoglobina assorbe soprattutto nella luce infrarossa, mentre l'emoglobina non legata assorbe soprattutto nella luce rossa.
Il pulsossimetro è in grado di calcolare la saturazione di ossigeno proprio sfruttando questa differenza nella capacità delle due diverse forme di emoglobina di assorbire la luce rossa o infrarossa.
Proprio a causa del principio di funzionamento sul quale si basa la pulsossimetria, è molto importante che la sonda del pulsossimetro venga posta su una zona in cui vi sia una circolazione superficiale e in una zona che permetta alle radiazioni luminose di raggiungere il rivelatore del pulsossimetro posizionato sul braccio della pinza opposto a quello in cui vi è la sorgente che genera i fasci di luce.

Valori di Saturazione

Il pulsossimetro fornisce i valori di saturazione di ossigeno in percentuale di emoglobina legata a quest'ultimo:

  • Valori compresi fra 95% e 100%, generalmente, sono considerati normali; benché un valore di saturazione di ossigeno del 100% possa essere indice della presenza d'iperventilazione.
  • Valori compresi fra il 90% e il 95%, invece, sono associati ad una live ipo-ossigenazione.
  • Valori inferiori al 90%, infine, indicano la presenza di un'ipossiemia per la quale sarà necessario sottoporsi ad analisi più approfondite come l'emogasanalisi.

Limiti ed Errati Rilevamenti

Nonostante la pulsossimetria sia una metodica ampiamente utilizzata, possiede comunque dei limiti e non consente una corretta rilevazione della saturazione di ossigeno se il paziente si trova in determinate condizioni, patologiche e non.
A questo proposito, ricordiamo:

  • Vasocostrizione. Se il paziente presenta vasocostrizione periferica, l'afflusso di sangue trasportato può risultare ridotto, di conseguenza il pulsossimetro potrebbe eseguire misurazioni errate.
  • Anemie. Se il paziente è affetto da anemia piuttosto severa, il pulsossimetro potrebbe segnalare valori di saturazione elevati anche quando la quantità di ossigeno nel sangue è insufficiente.
  • Movimento del paziente. I movimenti del paziente, volontari o involontari che siano, possono alterare i risultati della pulsossimetria.
  • Blu di metilene. La presenza di blu di metilene nel circolo ematico può alterare l'assorbimento delle radiazioni luminose emesse dal pulsossimetro, portando alla produzione e lettura di dati errati.
  • Presenza di smalto colorato sulle unghie del paziente - in particolare, smalto nero, blu o verde - che può interferire con la lettura dei dati da parte del rivelatore del pulsossimetro, analogamente a quanto avviene nel caso sopra citato.

Infine, va precisato che la pulsossimetria è in grado di determinare la percentuale di emoglobina legata, ma non discrimina a quale tipo di gas essa è legata.
In condizioni normali l'emoglobina si lega all'ossigeno, pertanto, quando si esegue la pulsossimetria si assume che l'emoglobina legata sia ossiemoglobina, quindi che trasporti ossigeno.
Tuttavia, esistono situazioni in cui l'emoglobina si lega anche a un altro tipo di gas: il monossido di carbonio (CO), dando origine a un complesso chiamato carbossiemoglobina (COHb). Questo è ciò che avviene, ad esempio, nel caso delle intossicazioni da monossido di carbonio, in cui quest'insidioso gas spiazza il legame dell'emoglobina con l'ossigeno, impedendole di trasportare e rilasciare ossigeno ai vari tessuti dell'organismo.
Durante un'intossicazione da monossido di carbonio, la pulsossimetria eseguita con il pulsossimetro descritto in quest'articolo non è in grado di discriminare fra emoglobina legata all'ossigeno e carbossiemoglobina, e i valori di saturazione potrebbero pertanto apparire nella norma, anche se di fatto l'ossigeno circolante non è sufficiente a sostenere tutte le funzionalità dell'organismo.
Ad ogni modo, sono stati e sono tuttora in via di sviluppo particolari pulsossimetri, più complessi, che sembrano essere in grado di rilevare con precisione la presenza di ossiemoglobina e di carbossiemoglobina nel sangue del paziente.




Ultima modifica dell'articolo: 14/01/2017