Proteus: Infezioni e Malattie

Introduzione

Al genere Proteus appartengono tre specie di elevato interesse patologico: Proteus penneri, Proteus mirabilis e Proteus vulgaris; questi batteri sono coinvolti in svariate infezioni, soprattutto di natura nocosomiale ed a carico delle vie urinarie.

Descrizione microbiologica

ProteusI microorganismi del genere Proteus sono membri della famiglia Enterobacteriaceae: si tratta di batteri gram negativi, aerobi, mobili, dalla forma astiforme (allungata). Normalmente, i bacilli del genere Proteus presentano una dimensione compresa tra 0,5 e 1,0 µm di larghezza, e possono essere lunghi da 0,6 a 6 µm. Sono batteri che popolano abitualmente il tratto gastrointestinale dell'uomo e di altri animali (pesci, rettili, uccelli, mammiferi). Appartenendo alla famiglia delle Enterobacteriaceae, i bacilli Proteus sono ossidasi negativi e ureasi/catalasi/nitrasi positivi. La peculiare caratteristica di metabolizzare l'urea sviluppando ammoniaca (ureasi positivo) differenzia Proteus da Salmonella.
Tra i fattori di virulenza, ricordiamo le endotossine, i flagelli (che conferiscono mobilità ed ancoraggio agli ureteri nelle infezioni urinarie) ed i pili (in grado di aderire agli epiteli).
I microorganismi appartenenti al genere Proteus popolano abitualmente suolo, concimi e liquami. Fatta eccezione per la specie P. rettgeri e P. morganii, moltissimi ceppi di Proteus attuano una fermentazione acido-mista e producono generose quantità di H2S (acido solfidrico).
I batteri del genere Proteus risultano sensibili al calore umido ed al calore secco. Al di fuori dall'ospite, i bacilli Proteus sopravvivono per uno o due giorni su superfici inanimate, malgrado possano facilmente replicarsi nel terreno, nelle acque e nelle fognature.

Infezioni da Proteus

Sebbene si comportino da microorganismi commensali del tratto intestinale umano, i bacilli del genere Proteus possono arrecare danno quando si diffondono in altre sedi. Difatti, giunto nelle vie urinarie, il bacillo può causare infezione in loco: un soggetto appare più sensibile a queste infezioni quando le sue difese non risultano più sufficienti per proteggere l'organismo dagli insulti batterici.
I batteri del genere Proteus possono essere trasmessi attraverso cateteri contaminati, o mediante un'accidentale inoculazione parenterale. Sebbene la precisa modalità di trasmissione non sia ancora stata identificata con certezza, è da escludere la possibilità di trasmissione diretta.
La cistite, la pielonefrite e l'urolitiasi (formazione di calcoli nella vescica o nei reni) sono le infezioni più ricorrenti mediate da Proteus. Tuttavia, a seguito di un insulto da Proteus, alcuni pazienti particolarmente sensibili possono sviluppare anche batteriemia e setticemia.
I sintomi più ricorrenti associati alle infezioni da Proteus sono:

Meno ricorrente, seppur possibile, il coinvolgimento di altri organi: in tali circostanze, si possono documentare anche complicanze

È stata osservata la stretta relazione tra l'instaurarsi di infezioni da Proteus e la presenza di piaghe da decubito ed ulcere diabetiche: i patogeni, entrati nell'organismo mediante queste lesioni, possono infettare anche l'osso.

Incidenza

Abbiamo analizzato che i batteri del genere Proteus sono spesso coinvolti in infezioni del tratto urinario ed in malattie nocosomiali (contratte in strutture sanitarie-ospedaliere). In Europa ed in America, si stima che il 4-6% delle infezioni da Proteus sia acquisita in comunità ed una percentuale stimata tra il 3 ed il 6% sia di natura nocosomiale.
Il tasso d'infezione è più elevato tra gli anziani, specie se cateterizzati o in terapia antibiotica per lunghi periodi; anche i pazienti con anomalie strutturali del tratto urinario sembrano essere più a rischio d'infezioni di questo tipo. Sembra, inoltre, che le infezioni da Proteus siano più frequenti nei pazienti non circoncisi.
Proteus mirabilis è la specie maggiormente coinvolta in affezioni a carico del sistema urinario: si stima che il 90% delle infezioni da Proteus sia dovuta proprio a questa specie.

Infezioni da Proteus: terapia

Prima di procedere con la terapia è indispensabile l'accertamento diagnostico, che fortunatamente risulta piuttosto semplice. La maggior parte dei ceppi di Proteus è lattosio-negativa e, su terreno agar, disegna il tipico fenomeno dello sciamaggio. Lo sciamaggio descrive un particolare fenomeno in cui le colonie di Proteus - cresciute su terreno agar - non rimangono circoscritte, ma formano una peculiare pellicola di crescita.
La maggior parte delle infezioni sostenute da Proteus risulta sensibile all'azione di cefalosporine, imipenem ed aminoglicosidi: ciò significa che questi farmaci sono i più indicati per la cura delle infezioni da essi veicolate. Proteus vulgaris e come P. penneri non possono essere allontanati con questi antibiotici, dal momento che hano sviluppato resistenza, soprattutto verso cefoxitina, cefepime, aztreonam, piperacillina, amoxicillina, ampicillina, cefoperazone, cefuroxima, e cefazolina.
Proteus mirabilis, a differenza di questi ultimi e similmente a E. coli, risulta piuttosto semplice da debellare, dal momento che è sensibile anche a trimetoprim-sulfametossazolo, amoxicillina, ampicillina e piperacillina. Questo batterio è resistente alla nitrofurantoina.
In caso di coinvolgimento dei tessuti respiratori, si raccomanda di seguire una terapia antibiotica con una posologia più elevata rispetto alle infezioni lievi da Proteus. Ad esempio, la ciprofloxacina dev'essere assunta alla dose di 1 grammo al giorno per le infezioni lievi da Proteus; la posologia dev'essere raddoppiata quando i batteri Proteus si diffondono anche a livello polmonare.