Pneumococco

Premessa

Nelle casistiche internazionali, lo pneumococco viene ritratto come il fattore eziopatologico maggiormente coinvolto nella comparsa della polmonite.

Il nome scientifico attuale dello pneumococco è Streptococcus pneumoniae, mentre in passato era meglio conosciuto come Diplococcus pneumoniae, in riferimento alla peculiare morfologia del batterio: difatti, osservato al microscopio ottico, lo pneumococco si presenta come due cocchi uniti, apparentemente fusi ad un'estremità, il che conferisce la caratteristica forma "a fiamma".
PneumococcoIn questo articolo introduttivo l'attenzione è volta alla descrizione generale e microbiologica dello pneumococco, e all'epidemiologia dell'infezione.

Analisi microbiologica

Oltre ad essere il protagonista per antonomasia della polmonite, lo pneumococco - entrato nell'organismo per inalazione di microgoccioline di saliva infetta - è coinvolto anche in altre patologie altamente invasive e in ulteriori disturbi di lieve entità. Lo pneumococco, insieme a Nisseria meningitidis (meningococco), è ad esempio coinvolto nella manifestazione della meningite batterica, una malattia potenzialmente fatale che consiste in un processo infiammatorio acuto, improvviso e violento, delle meningi.


  1. Malattie più feroci mediate dallo pneumococco → artrite settica, ascesso cerebrale, batteriemia, cellulite infettiva (da non confondere con la cellulite estetica), meningite, osteomielite, pericardite e peritonite.
  2. Malattie di lieve entità sviluppate dallo pneumococco → bronchite, congiuntivite, otite media e sinusite.

Lo Streptococcus pneumoniae è un batterio gram positivo di tipo alfa emolitico in stato di aerobiosi e di tipo beta-emolitico in condizioni di anaerobiosi. Appartenente al genere Streptococcus, lo pneumococco presenta un genoma circolare, contenente 2,0-2,1 milioni di paia di basi; nel nucleo si annoverano 1553 geni, di cui 154 contribuiscono alla virulenza e 176 conservano un fenotipo invasivo.
Alcuni ceppi di pneumococco, specie quelli dotati di capsulapolisaccaridica, risultano particolarmente virulenti; è proprio il polisaccaride capsulare a conferire virulenza al patogeno, dato che questo rivestimento esterno protegge il microorganismo dalla fagocitosi e, nel contempo, ne aumenta la patogenicità.
La parete cellulare dello pneumococco è costituita in buona parte dalla proteina M e dall'antigene C, a sua volta composto da acido teicoico, colina e galattosamina-6-fosfato.
Lo pneumococco va incontro a fenomeni di autolisi, dopodiché tende ad originare colonie batteriche non capsulate, di gran lunga meno virulente rispetto alle forme precedenti (capsulate).
Lo pneumococco è un batterio fermentante, in grado di formare acido lattico a partire da glucosio: tale capacità incide pesantemente sulla scelta del terreno di coltura, che dev'essere composto da una quantità irrisoria di glucosio; difatti lo pneumococco, coltivato su terreno agar sangue arricchito di glucosio, trasformerebbe velocemente questo zucchero in acido lattico, il che comporterebbe un abbassamento del pH, di conseguenza la crescita del microorganismo verrebbe compromessa dall'eccessiva acidità del terreno. Il terreno di coltura ideale per lo pneumococco è agar sangue impreziosito con cuore di bue o con proteine di soia, chiaramente povero di glucosio.
Anche se lo pneumococco è un microorganismo commensale, normalmente presente nelle mucose del tratto respiratorio, in condizioni ad esso ottimali può replicarsi indiscriminatamente, trasformandosi in patogeno opportunista.
Ad oggi, si annoverano oltre 90 siero-gruppi di Pneumococco, la maggior parte dei quali è in grado di scatenare infezioni, specie a carico dell'apparato respiratorio e del sistema nervoso. Tra questi, i sierotipi 1, 3, 4, 5, 7, 8, 12, 14 e 19 sono quelli che accomunano la maggior parte delle infezioni da pneumococco.

Incidenza delle infezioni

Le infezioni sostenute dallo pneumococco costituiscono un serio problema di sanità pubblica in ogni dove, anche se il danno che il batterio può sviluppare è pesantemente influenzato dalle condizioni igieniche del Paese; basti pensare alla pericolosità che un'infezione da pneumococco può creare nelle Nazioni in via di sviluppo. Il patogeno colpisce preferenzialmente (anche se non esclusivamente) i bambini al di sotto dei 5 anni (soprattutto a partire dai 6 mesi di vita), causando annualmente all'incirca un milione di decessi: le morti da pneumococco si osservano soprattutto in quei Paesi in cui le risorse sanitarie (farmaci ed ospedali) scarseggiano, e l'igiene della persona e dell'ambiente lasciano a desiderare.
I bambini sono i target preferiti dal batterio, probabilmente perché non sono ancora in grado di sviluppare anticorpi verso gli antigeni polisaccaridici dello pneumococco; a questo primo fattore si aggiunge anche l'elevata frequenza della colonizzazione batterica nel bambino, che potrebbe spiegare sia la suscettibilità all'attacco pneumococcico, sia la scarsa efficacia dei vaccini polisaccaridici non coniugati.
In generale, lo pneumococco costituisce l'elemento eziologico maggiormente coinvolto nella polmonite, nell'otite media e nella batteriemia occulta; in Italia, la frequenza delle infezioni da pneumococco è sovrapponibile a quella da meningococco.


DATI:


Dati alla mano, si è osservato che le infezioni maggiori mediate dallo pneumococco sono sostenute da alcuni siero-gruppi specifici: ciò significa che non tutti gli pneumococchi tendono a sviluppare danno severo. Considerando i pazienti infettati di ogni età, si stima che l'80% delle infezioni pneumococciche dia sostenuta da uno o più pneumococchi appartenenti a 12 siero-gruppi (1, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 14, 18, 19, 23); i bambini al di sotto dei 6 anni, invece, sono più colpiti da 6 siero-gruppi (4, 6, 9, 14, 18, 23).
In termini generali, si stima che lo pneumococco colpisca 5,2-15,2 abitanti ogni 100.000.
Il numero di assistiti per le infezioni da pneumococco aumenta se si restringe il target: nei bambini di età compresa tra 0 e 5 anni, si ritiene che le infezioni da pneumococco si manifestino in 10,1-24,2 casi ogni 100.000 bambini.

Fattori di rischio

FATTORI DI RISCHIO: è stato osservato che le infezioni da pneumococco sono più frequenti tra i maschi, specie di razza nera; per esempio, i neri d'America, gli aborigeni australiani e gli indiani d'America tendono ad essere colpiti da 2 a 10 volte in più rispetto ai bambini bianchi sani.
Tra gli altri fattori di rischio più comuni, in grado di favorire le infezioni da pneumococco, non possiamo dimenticare il fumo di sigaretta, l'asma bronchiale e le malattie influenzali. Ancora, altre patologie possono predisporre il paziente agli insulti da pneumococco: immunodeficienze congenite o acquisite (AIDS), deficienze dei fattori del complemento, Diabete Mellito, insufficienza cardiaca congestizia, patologia polmonare cronica, sindrome nefrosica e talassemia major.
Anche l'assunzione di droghe e sostanze stupefacenti può ridurre l'attività fagocitaria dei macrofagi (funzione di difesa), così come il riflesso della tosse, che può favorire l'inalazione di pneumococchi.


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