Pitiriasi Rosea di Gibert

Cos'è ?

Tra le dermatosi di natura erito-squamosa si distingue la pitiriasi rosea di Gibert, caratterizzata da lesioni di tipo eritemato-desquamativo, a decorso benigno ed autolimitante. Trattasi di una dermatite piuttosto frequente, di lieve o media entità, e facilmente risolutiva: tant'è che il più delle volte la pitiriasi rosea regredisce spontaneamente senza bisogno di terapie specifiche.

Analisi del termine

Pitiriasi Rosea GibertIl termine “pitiriasi” ha origine greca: letteralmente, il significato rimanda a “crusca”, metafora che - con ogni probabilità -  esplicita la tipica desquamazione satellite della chiazza madre. L'appellativo “rosea”, invece, deriva dal lontano 1800, quando, il Dott. R. Willian connotò la malattia come roseola anulata; si sono dovuti attendere altri sessant'anni per definire con maggiore chiarezza e completezza il profilo clinico - sintomatologico della malattia: C. M. Gibert (dal quale deriva il nome completo della dermatosi) fu il primo dermatologo che nel suo libro affrontò approfonditamente la malattia, attribuendole il nome attuale di pitiriasi rosea.

Incidenza

Come accennato, la pitiriasi rosea di Gibert risulta una dermatosi piuttosto comune, che colpisce soprattutto soggetti di età compresa tra i 10 ed i 40 anni, senza apprezzabile distinzione di sesso. Le statistiche mediche hanno riportato un picco di pazienti affetti da pitiriasi rosea di Gibert durante la stagione primaverile ed autunnale, ma non è tuttora chiaro il meccanismo scatenante, né tantomeno la correlazione diretta tra le stagioni intermedie e la manifestazione della pitiriasi rosea.
Ad ogni modo, la malattia rappresenta il 2% di tutte le dermatosi e, nella popolazione generale, registra un'incidenza pari allo 0,14%. Le forme recidive di pitiriasi rosea di Gibert sono poco frequenti e, tra le dermatosi pitiriasiche, queste si manifestano solamente nel 3% dei pazienti affetti.

Segni e sintomi

Per approfondire: Sintomi Pitiriasi Rosea di Gibert


La pitiriasi rosea di Gibert esordisce con una tipica macula rossastra, chiamata macchia madre o medaglione di Gibert, che rappresenta l'impronta di riconoscimento della malattia medesima.

Pitiriasi GibertLa macchia madre si presenta tondeggiante, con diametro di 1-3 centimetri; i contorni appaiono piuttosto definiti, sebbene tendano a desquamarsi. Il fulcro della macchia appare rosso-rosato (da qui l'appellativo “rosea”) e, man mano che ci si allontana dal centro, il colore tende ad attenuarsi; dopo alcuni giorni dall'esordio, in genere, compaiono nuove macchioline-satellite (macchie figlie) che si diffondono a partire dalla macchia madre, le cui dimensioni risultano più piccole. In rari casi, la pitiriasi rosea manifesta solamente un'unica grossa macchia arrossata.
Solo nel 25% dei soggetti affetti, la pitiriasi rosea genera prurito; nel rimanente 75% la malattia si manifesta senza alcun prodromo apprezzabile: il quadro sintomatologico, in generale, risulta di scarsa entità.

Zone colpite

Trattandosi di una dermatosi, è palese che la pitiriasi rosea di Gibert interessi la cute; il target principale della malattia è il tronco, ma può diffondersi anche a livello delle braccia e del cuoio capelluto.
Generalmente, le macchie figlie si dispongono simmetricamente alla macchia madre; pochissimi i casi di pitiriasi rosea sulle gambe, sui genitali e sul viso.

Analisi cellulare delle lesioni

A livello della cute, si osserva una paracheratosi, seppur di lieve entità, a cui consegue la scomparsa dello strato spinoso dell'epidermide. Inoltre, in taluni soggetti affetti, viene diagnosticata una spongiosi lieve (alterazione cutanea caratterizzata dalla formazione di piccole vesciche o bolle).
Talvolta, la pitiriasi rosea di Gibert causa edema superficiale, caratterizzato da infiltrazione di linfociti, neutrofili, istiociti ed eosinofili e da dilatazione dei capillari [tratto da Trattato di anatomia clinica, Di M. Raso].

Cause

Le cause che si celano dietro la pitiriasi rosea restano ancora oggetto di studio e d'interesse per molti autori poiché, attualmente, la Scienza dispone solamente di fattori eziologici presunti e dimostrabili, ma non del tutto certi e dimostrati. A fine Ottocento, gli studiosi ritenevano plausibile l'ipotesi secondo cui la pitiriasi rosea di Gibert fosse collegata alla sifilide, considerata l'analogia con la chiazza madre - già discussa nel paragrafo precedente. Quest'ipotesi venne presto abbandonata, così come la stretta correlazione tra pulci e pitiriasi rosea, formulata da altri ricercatori dell'epoca [tratto da www.ildermatologorisponde.it]
Negli anni Novanta del XX secolo, si formulò un'altra possibile ipotesi causale, comunque presto confutata: si riteneva che la pitiriasi rosea di Gibert fosse dovuta ad un'infezione batterica o parassitaria.
Ai giorni nostri, la supposizione eziopatologica più probabile e, allo stesso tempo meno opinabile, della pitiriasi rosea, si attribuisce a due ceppi di Herpes virus (HHV6 e HHV7), responsabili della sesta malattia, tipico esantema critico dell'età infantile (eruzione cutanea caratterizzata da vescicole, bolle e pustole).
Probabilmente, il contatto frequente con particolari sostanze (es. agenti chimici, polveri, ecc) potrebbe fomentare la dermatosi, generando anche xerosi cutanea; ad ogni modo, questi agenti potenzialmente irritanti non sono in grado di scatenare la pitiriasi rosea senza il virus dell'Herpes.
Considerando che il fattore scatenante della pitiriasi è un virus, di primo acchito si potrebbe pensare che la malattia sia contagiosa; in realtà, la pitiriasi rosea di Gibert si rivela solo idealmente infettiva poiché, in realtà, la contagiosità risulta minima o addirittura nulla.


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Ultima modifica dell'articolo: 12/02/2016