Vaccinazione Papilloma virus - Vaccino HPV

Vaccinoprofilassi

È possibile assicurare una certa immunità dalle infezioni sostenute dai Papilloma virus sottoponendosi ad una vaccinazione profilattica: i vaccini, presentando al sistema immunitario capsidi del patogeno privi di prodotti genetici virali (dunque vuoti), costituiscono un'ottima arma di difesa dai Papilloma virus, specie per le giovani donne. Come facilmente intuibile, questo vaccino non può prevenire patologie diverse dagli specifici papilloma virus contro i quali esercita la propria azione.

Da non dimenticare, comunque, che il vaccino si rivela totalmente inefficace se assunto DOPO aver contratto il virus. Per contro, secondo recenti evidenze scientifiche, il vaccino quadrivalente sembra efficace non solo nel prevenire l'infezione primaria, ma anche nel ridurre in maniera sensibile la comparsa di recidive in donne con storia di lesioni pregresse al collo dell'utero.


Un passo indietro per capire...


Il Papilloma Virus è coinvolto sia nella manifestazione di lesioni iperproliferative benigne, di entità trascurabile e di semplice risoluzione (come le verruche e i condilomi acuminati), sia nello sviluppo di cellule tumorali maligne, il cui target preferenziale è costituito dalle cellule del collo dell'utero. La vaccinazione è dunque indicata proprio per ostacolare l'ingresso del Papilloma virus nelle cellule dell'organismo.

Tumore al collo dell'utero

Molto è stato detto e scritto in merito alle misure di prevenzione da seguire per proteggersi dalle infezioni da Papilloma virus; cerchiamo, ora, di focalizzare l'attenzione sulla vaccinazione anti HPV.
La propaganda riguardante la vaccinazione contro il Papilloma virus, che la classe medica ha eccellentemente messo a punto, si pone l'obiettivo di sensibilizzare la popolazione in generale - e le giovani donne in particolare - sui rischi che possono derivare da un'infezione del virus HPV, in particolare se sostenuta dai genotipi 6, 11, 16 o 18 (gli ultimi due ascritti di un elevato rischio oncogeno).
Prima di iniziare ad approfondire l'argomento, riportiamo due dati sconcertanti:

  1. in Italia vengono annualmente diagnosticati oltre 3.000 nuovi casi di cancro al collo dell'utero, di cui il 40-50% si rivela mortale.
  2. L'infezione da Papilloma virus, contratta attraverso rapporti sessuali con partner infetti, è causa di oltre il 90% dei casi diagnosticati di tumore al collo dell'utero; i sierotipi 16 e 18, in particolare, sono responsabili da soli del 70% dei casi diagnosticati di tumore al collo dell'utero
  3. I sierotipi 6 e 11 di HPV provocano, da soli, circa il 90% dei condilomi genitali.



Vaccino anti HPV

Solo pochi anni fa, nel recentissimo 2006, EMEA (European Medicines Agency) e AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) hanno autorizzato la vaccinazione contro il Papilloma Virus, la prima che promette un'ottima (anche se non assoluta) protezione dal cancro al collo dell'utero HPV-dipendente: il vaccino contro le infezioni da Papilloma virus, non obbligatorio, è gratuito per le bambine che hanno compiuto il 12° anno d'età. Effettivamente, il vaccino rende immuni sia dalle infezioni da Papilloma virus di tipo 6, 11, 16 e 18, che dalle lesioni da essi provocate.
Il vaccino anti HPV esercita al massimo la propria efficacia non solamente tra le giovanissime (come spesso si è soliti credere) ma anche tra le donne di età compresa tra i 26 ed i 45 anni; d'altronde, i meccanismi che regolano il sistema immunitario sono pressoché identici in tutte le età (chiaramente, in assenza di alterazioni del sistema immunitario).
L'età migliore per sottoporsi alla vaccinazione è tuttora oggetto di acceso dibattito, poiché molte e svariate sono le teorie degli autori: alcuni ritengono che il vaccino dovrebbe essere somministrato entro i 9- 11 anni, dunque prima dell'inizio dell'attività sessuale. Infatti, come sappiamo, il Papilloma virus può essere trasmesso pressoché esclusivamente tramite un rapporto sessuale; pertanto, l'efficacia del vaccino verrebbe annullata se assunto dopo aver già contratto il virus. Tuttavia, altri ricercatori ritengono che le ragazze possano sottoporsi alla vaccinazione anche a 16 anni, fino ai 25, età in cui la donna dovrebbe iniziare a sottoporsi a regolari controlli ginecologici di routine (PAP-test) ogni tre anni.
Secondo il pensiero di altri, vaccinare una bambina contro il Papilloma virus già a 9 anni potrebbe essere visto come una sorta di stimolo o di invito ad iniziare la vita sessuale precocemente.

Come agisce il vaccino

Sono stati condotti numerosissimi studi su diversi vaccini anti Papilloma Virus:

  • vaccini monovalenti (contro HPV 16)
  • vaccini bivalenti (contro HPV 16 e 18: es. Cervarix)
  • vaccini quadrivalenti (contro HPV 6, 11, 16 e 18: es. Gardasil e Silgard): il Gardasil sembra essere particolarmente indicato per le donne di età compresa tra 16 e 26 anni, così come nelle bambine e nelle adolescenti tra i 9 ed i 15 anni.

Confrontando queste diverse tipologie di vaccino, è stato osservato che il più efficace in assoluto è quello che esercita la propria azione protettiva sia verso i 2 siero-tipi maggiormente coinvolti nelle lesioni cancerose a carico del collo dell'utero (HPV 16 e 18), sia verso i 2 siero-tipi maggiormente coinvolti nella comparsa dei condilomi acuminati (HPV 6 e 11).
Il vaccino quadrivalente anti-Papilloma Virus protegge dalle lesioni displastiche di alto grado della vulva, da danni a carico dei genitali esterni (es. condilomi acuminati), dalla displasia di alto grado a livello del collo dell'utero e dal carcinoma del collo dell'utero. L'efficacia preventiva del vaccino quadrivalente nei confronti del maschio non è ancora stata pienamente dimostrata.

Nel caso del vaccino bivalente, la protezione è invece limitata alle lesioni precancerose (proliferazione cellulare abnorme) e al carcinoma della cervice uterina.

Composizione del vaccino

Il vaccino anti HPV è composto da particelle simil-virali, note precisamente come Virus-like Particles o più semplicemente VLP, associate a sostanze adiuvanti (un composto formulato con alluminio, in grado di stimolare una risposta migliore).

Le proteine contenute nel capside sono note come L1: il vaccino contiene proteine L1 purificate (prodotte con la tecnica del DNA ricombinante) per ognuno dei tipi di papilloma virus umano contenuti nel farmaco.
Dopo la somministrazione del vaccino, il sistema immunitario della donna inizia a produrre anticorpi contro queste proteine: nel caso di un eventuale attacco da Papilloma virus, l'organismo riconosce immediatamente le cellule patogene impedendo al virus di arrecare danno.


Speranze e attese future


Il vaccino anti HPV è utilizzato esclusivamente a finalità profilattiche, nel senso che il farmaco NON agisce nel caso la donna abbia già contratto il virus.
Ad ogni modo, i medici si stanno mobilitando per raggiungere un altro obiettivo: la vaccinazione terapeutica. Le speranze sono quelle di produrre un vaccino che possa arrestare la progressione dell'infezione anche DOPO aver contratto il Papilloma virus. In altre parole, la vaccinazione terapeutica potrebbe impedire l'eventuale progressione maligna delle cellule del collo dell'utero, già precedentemente infettate dal Papilloma visus.
Attualmente, l'efficacia di questa particolare vaccinazione contro il Papilloma Virus è ancora in fase di sperimentazione.

Posologia e somministrazione

Il vaccino va somministrato per via intramuscolare nel muscolo della spalla (deltoide); la terapia prevede un ciclo di tre dosi: la seconda dose va assunta dopo due mesi dalla prima, mentre la terza dose va somministrata a distanza di 4 mesi dalla seconda. In alternativa, è possibile sottoporsi ai richiami, rispettivamente dopo 30 e 90 giorni dalla prima assunzione.
Il vaccino NON dev'essere somministrato nelle donne in gravidanza: basti pensare che la FDA ha segnalato 28 casi di aborto spontaneo dopo l'assunzione del vaccino anti Papilloma virus nelle gestanti.
Il farmaco non è raccomandato per le donne allergiche ad uno o più eccipienti contenuti nel vaccino.

Effetti avversi

Come ogni farmaco, anche il vaccino anti HPV può originare spiacevoli effetti indesiderati, presto risolvibili; tra i più diffusi, ricordiamo: febbre ed arrossamento/irritazione/dolore in corrispondenza al punto d'iniezione del farmaco.


Anche dopo la vaccinazione anti HPV, si raccomanda alle donne sessualmente attive di sottoporsi regolarmente al PAP test, per individuare, eventualmente e con largo anticipo, possibili attacchi da parte del Papilloma virus.