Tra le antropozoonosi, la malattia di Lyme riveste sicuramente un ruolo protagonista: precisamente, si tratta di una patologia di origine batterica che colpisce prevalentemente la cute, ma spesso vengono intaccati anche gli organi interni, le articolazioni ed il sistema nervoso.
“La malattia che, negli USA, si diffonde più rapidamente dopo l'AIDS”: è con questa affermazione che il New York Times ha definito la malattia di Lyme.
Globalmente, la malattia di Lyme è piuttosto comune: viene considerata, infatti, la più frequente patologia umana trasmessa dalle zecche. La malattia di Lyme fu descritta per la prima volta intorno alla metà degli anni Settanta del Novecento, ma i medesimi sintomi furono descritti nel 1910, in Scandinavia. Il 1975 viene ricordato come l'anno dell'epidemia della malattia di Lyme, lo stesso in cui furono registrati “inspiegabili” casi di artrite (successivamente rivelatisi conseguenza della malattia di Lyme); in quel periodo l'epidemia colpì un piccolo centro del Connecticut chiamato Old Lyme (da cui il nome della malattia).
Dieci anni più tardi, le statistiche mediche hanno osservato ben 14.000 pazienti affetti da questa malattia.
Scoperta per la prima volta in America, attualmente la malattia di Lyme presenta focolai endemici in tutti il mondo, spaziando dal Giappone al Canada, dall'Australia all'Europa [tratto da www.antropozoonosi.it]. In Italia, la malattia di Lyme è definita endemica nel nord, in particolare nella Liguria, nel Trentino e nel Carso.
La malattia di Lyme viene considerata una patologia multi-sistemica, causata principalmente da un battere spiraliforme noto come Borrelia burgdorferi, isolato per la prima volta nel 1982 da un biologo della Montana, il Dott. Burgdorfer (al quale si deve il nome).
La malattia di Lyme non viene trasmessa all'uomo direttamente da questo battere: infatti, Borrelia infesta le zecche, le quali, a loro volta, tramite il morso possono trasmettere l'infezione all'uomo e ad altri animali. Molti mammiferi (es. cervi, ricci), uccelli e roditori, rappresentano il serbatoio ideale di replicazione. Le zecche - in particolare del genere Ixodes - rappresentano il vettore della malattia: il battere è “raccolto” dalle zecche, le quali, succhiando il sangue degli animali infetti, lo trasmettono attraverso il morso all'uomo e ad altri animali.
In genere, i sintomi tipici della malattia di Lyme possono essere riassunti in tre stadi principali; tuttavia, le “tappe” possono talvolta sovrapporsi, quindi manifestarsi contemporaneamente. Il periodo d'incubazione della malattia di Lyme varia dai 3 ai 14 giorni; le manifestazioni cliniche possono essere precoci o tardive. [tratto da Malattie infettive, di Giampiero Carosi, Carosi - Pauluzzi, Sergio Pauluzzi]
Per trasmettere l'infezione all'uomo, la zecca infetta deve aderirvi alla cute per più di 24 ore: in questo modo, i morsi ripetuti - comunque indolori - favoriscono la trasmissione di Borrelia tramite il rigurgito, le feci o la saliva nel locus del morso medesimo.
L'eritema viene spesso accompagnato da altri sintomi peculiari, quali febbre, dolori muscolari, stanchezza fisica, mal di testa e rigidità del collo. Tra i sintomi meno frequenti della malattia di Lyme, si ricordano anche: difficoltà di concentrazione, perdita di memoria, alterazioni dell'umore, irritabilità.
Come osservato, i sintomi che accompagnano la malattia di Lyme sono molteplici ed eterogenei: un paziente può presentare solo alcuni segni, in altri, invece, la malattia può generare disturbi più severi. Per questi motivi, la diagnosi non risulta sempre immediata e semplice.
Nel prossimo articolo, la malattia di Lyme sarà analizzata dal punto di vista diagnostico, terapico e profilattico.
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