La malattia di Lyme, nota anche come borreliosi, è un'affezione multi sistemica che interessa la pelle, le articolazioni, gli organi interni ed eventualmente anche il sistema nervoso: si tratta di un'infezione veicolata da zecche, infettate dalla spirocheta Borrelia burgdorferi.
Nella precedente trattazione abbiamo analizzato la modalità di trasmissione dell'infezione ed i sintomi generati; in questa articolo punteremo l'attenzione sulla diagnosi, sulle terapie e sulla prevenzione.
Considerata la varietà dei segni e dei sintomi della malattia di Lyme, la diagnosi potrebbe essere particolarmente difficile: tant'è che mancano test sierologici completamente attendibili e standardizzati, e la diagnosi differenziale risulta molto ampia. Infatti, i test immunologici del sangue (IFA o ELISA) non sono del tutto affidabili per la diagnosi differenziale.
È stato osservato che la risposta alle IgM-specifiche non può essere accertata prima dei 3-6 mesi dall'esordio della malattia, periodo evidentemente troppo lungo per intraprendere une strategia terapica efficace.
Ad ogni modo, tra i recenti test diagnostici della malattia di Lyme - comunque parzialmente controversi - si ricorda la reazione polimerasica a catena, utile per evidenziare minime quantità di acido nucleico dello spirochete Borrelia. [tratto da Malattie infettive, di Giampiero Carosi, Carosi - Pauluzzi, Sergio Pauluzzi]
Inoltre, molti prodromi della malattia sono assai comuni tra altre patologie.
L'eritema tipico della malattia di Lyme si presenta approssimativamente nel 75% dei pazienti affetti, dunque nemmeno questo segno può essere considerato una caratteristica esclusiva della patologia. In altri casi ancora, il tipico rush cutaneo è presente, ma rimane totalmente inosservato.
Ulteriore ostacolo alla diagnosi è rappresentato dal morso di zecca: nella stragrande maggioranza dei casi, quando la zecca, adesa alla pelle, punge l'uomo, questi tende a non accorgersi poiché la puntura è pressoché indolore.
Fortunatamente, per i pazienti dove la malattia di Lyme è riconosciuta ed accertata, la prognosi è buona poiché trattata tempestivamente.
Quando la malattia di Lyme viene diagnosticata correttamente nel più breve tempo possibile, la prognosi, come abbiamo visto, è eccellente ed il paziente, il più delle volte, viene sottoposto ad una cura antibiotica indirizzata verso l'agente infettivo accertato. In genere, negli stadi più lievi di malattia, il paziente viene trattato con Amoxicillina per un periodo variabile da una a tre settimane; in caso di allergia al farmaco, la terapia viene effettuata con penicillina od eritromicina.
In caso di severità (stadio avanzato della malattia di Lyme), la terapia antibiotica viene associata a corticosteroidi.
Ad ogni modo, è doveroso puntualizzare che, in presenza concomitante di rush cutaneo e dolori articolari, gli antibiotici possono curare la malattia, ma i dolori possono permanere anche per alcune settimane o mesi: in simili frangenti, è sconsigliata la somministrazione di antibiotici per periodi più lunghi, poiché i dolori, nella maggior parte dei pazienti affetti, tendono a regredire gradualmente.
Non è ancora stato ideato un vaccino sicuro volto alla prevenzione della malattia di Lyme; ad ogni modo, la Ricerca sta effettuando studi approfonditi su un vaccino sperimentale, potenzialmente in grado di stimolare il sistema immunitario dell'ospite (uomo) a produrre anticorpi contro Borrelia.
Attualmente, si ritiene che la prevenzione più efficace dalla malattia di Lyme sia evitare le infezioni da zecche (vettore della malattia), prestando particolare attenzione durante le escursioni montane, zone molto infestate dalle zecche. Qualora il soggetto si accorga di essere stato morso dalla zecca, questi dovrà asportarla delicatamente con una pinzetta, avendo cura di non schiacciarla. Dopodiché, è consigliato disinfettare accuratamente la zona.
Ad ogni modo, in simili frangenti, è raccomandato il parere del medico: l'eventuale intervento tempestivo riduce il rischio di malattia di Lyme o, in caso di avvenuta infezione, il paziente avrà maggiori probabilità di guarigione completa nel più breve tempo possibile.
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