Per “linfoadenopatia” s'intende la tumefazione dei linfonodi; si presenta con un ingrossamento abnorme ed incontrollato degli stessi: la linfoadenopatia potrebbe essere dovuta ad un'invasione di cellule estranee, ad un'alterazione dei meccanismi di sintesi delle cellule costituenti o all'iperproduzione di cellule reticolo-endoteliali. La linfoadenopatia, comunque, non necessariamente rappresenta un campanello d'allarme: infatti, negli infanti si registra spesse volte un fisiologico aumento di dimensione dei linfonodi, così come una lieve linfoadenopatia inguinale nell'adulto non dev'essere allarmante. Ancora, il processo linfoadenopatico è considerato normale per quelle persone che svolgono lavori manuali: in quest'ultimo caso, l'ingrossamento delle dimensioni dei linfonodi si registra, il più delle volte, a livello inguinale ed ascellare.
Il fisiologico aumento di volume dei linfonodi, in genere, si manifesta nell'infanzia e regredisce lentamente e spontaneamente nell'adulto.
In genere, la linfoadenopatia si manifesta nel collo, nelle ascelle, nell'inguine, nel torace e in prossimità delle clavicole. Nel caso la tumefazione di un linfonodo fosse causata dall'infezione del canale linfatico, si parla di linfangite (o linfatismo); con il termine linfoadenomegalia si indica, invece, quella condizione in cui i linfonodi superano i 2 cm di diametro (evento raramente benigno).
La linfoadenopatia potrebbe rimanere circoscritta in una data area, oppure estendersi nelle varie aree del corpo. Qualora la condizione non sia più ritenuta fisiologica bensì potenzialmentepatologica, la linfoadenopatia si potrebbe manifestare in concomitanza di: processi infiammatori, linfomi, infezioni virali o batteriche, alterazione della produzione endocrina, neoplasie o patologie a carico del tessuto connettivo.
Per chiarire: esiste un limite tra la manifestazione linfoadenopatica “benigna” (cioè fisiologica) e la sua forma pericolosa (patologica). Questo limite è rappresentato dalla sintomatologia che presenta il soggetto affetto. La linfoadenopatia non provoca danno se la condizione non invade la parte grassa o la capsula se l'azione miotica rimane localizzata a livello del centro germinativo, e se la malattia si colloca nella zona corticale con una disorganizzata suddivisione dei follicoli. Le forme benigne, generalmente, interessano le aree mediastiniche. In caso contrario, la linfoadenopatia assume una connotazione maligna, particolarmente pericolosa e più frequente nei soggetti affetti da AIDS o da malattie immunosoppressive in genere, sarcoidosi (patologie autoimmuni), tubercolosi e leucemia. I linfomi non Hodgkin (es. micosi fungoide e sindrome di Sèzary) e i linfomi di tipo Hodgkin sono spesso correlati a condizioni di linfadenopatia.
Il problema è la distinzione delle due forme di linfoadenopatie (benigne o patologiche): infatti, anche una diagnosi computerizzata del linfoma, nella maggior parte dei casi, dà esiti incerti poiché i quadri analitici che evidenziano la densità e la morfologia cellulare d'interesse linfatico sono molto simili sia nelle forme benigne, sia nelle maligne.
Le linfoadenopatie possono, inoltre, manifestarsi come sintomo primario di una patologia, oppure possono esserne la conseguenza; proprio per questa ragione, le linfoadenopatie neoplastiche si classificano in:
Il quadro eziopatologico presenta molti fattori che concorrono alla formazione delle linfoadenopatie: se la condizione si presenta circoscritta, perciò localizzata in una data area, solitamente la causa viene ricondotta ad uno stato infiammatorio, ad un trauma o ad un'infezione.
Se la condizione è generalizzata (coinvolge più linfonodi "ingrossati" in varie aree del corpo), la linfoadenopatia potrebbe essere spia di AIDS, metastasi determinate da carcinomi o linfomi evoluti, o di infezioni che conducono per esempio a tubercolosi, brucellosi, mononucleosi, toxoplasmosi.
Le tecniche che possono accertare o meno la linfoadenopatia sono:
È quindi assolutamente indispensabile che il paziente con evidente ingrossamento a livello dei linfonodi si rivolga al medico per accertare l'assenza di patologie gravi; anche se la linfoadenopatia, in molti casi, è segno di manifestazioni innocue, non va certo sottovalutata.
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