Leucoplachia: Diagnosi e Terapie

Definizione di leucoplachia

La leucoplachia è una tra le lesioni bianche più comuni del cavo orale: si manifesta sottoforma di macchie o placche bianche, abnormemente cheratinizzate, non ascrivibili - né dal punto di vista clinico, né da quello istopatologico - ad alcun altro elemento causale se non al tabagismo [definizione OMS].

Considerata tale affermazione, qualsiasi altra lesione bianca di natura diversa dal fumo di tabacco (es. creata dal lichen planus o dal leucoderma) non può essere definita propriamente leucoplachia. In questo articolo affronteremo minuziosamente la diagnosi e le opzioni terapeutiche volte ad eliminare questa particolare condizione; ad ogni modo, è stato riscontrato che in molti soggetti - in concomitanza con la sospensione del fumo di sigaretta - il fenomeno regredisce spontaneamente, senza necessità di ulteriori trattamenti terapeutici.

Diagnosi

  1. Linee guida per diagnosticare la leucoplachia

Sono principalmente quattro le linee guida utili a tracciare un completo profilo diagnostico dei pazienti affetti da leucoplachia:

  • Aspetto clinico-morfologico: è importante differenziare le placche bianche omogenee, non omogenee o non specificate.
  • Presenza/assenza di displasia: la displasia delinea una composizione cellulare anormale, data da anomalie nel processo di replicazione delle cellule. La displasia dev'essere distinta in assente/lieve/moderata/grave o non specificata.
  • Localizzazione della lesione all'interno della cavità orale: la leucoplachia potrebbe coinvolgere tutto il cavo orale, sola alcune sedi (il pavimento orale o la lingua, per esempio) o, ancora,  tutto il cavo orale eccetto lingua e  pavimento.
  • Dimensioni: la leucoplachia dev'essere analizzata anche nelle sue dimensioni riferite al diametro. La placca, infatti, può avere un diametro inferiore ai 2 cm, compreso tra i 2 ed i 4 cm, oppure superare i 4 cm.
  1. Diagnosi provvisoria e diagnosi definitiva di leucoplachia

Le linee guida appena descritte non sembrano sufficienti a completare il quadro analitico- diagnostico della leucoplachia: infatti, dapprima il medico dovrebbe stendere una diagnosi provvisoria, in cui la leucoplachia non può essere correlata ad altri fattori eziopatologici all'infuori del tabagismo. Successivamente, la diagnosi completa e definitiva viene tracciata proprio in funzione delle cause patologiche scatenanti: in altre parole, si ricerca, tramite biopsia, l'eventuale agente infettivo, flogistico o traumatico responsabile della lesione.
La diagnosi permette di distinguere le varie forme di leucoplachia: Leucoplachia piana omogenea, iperorto-cheratosi (o iperpara-cheratosi), Leucoplachia verrucosa, e Leucoplachia fissurata non omogenea con possibile eritro-leucoplasia (la classificazione è già stata discussa nell'articolo introduttivo della leucoplachia).

  1. Valutazione diagnostica di tipo istopatologico

Come abbiamo visto, nella diagnosi definitiva è indispensabile anche la valutazione istoptologica della leucoplachia, in cui s'individua un'eventuale iperortocheratosi, paracheratosi, acantosi o displasia, che potrebbe degenerare - quest'ultima - nelle forme più severe (tumore).

 

Terminologia:
  • Ipercheratosi: trattasi di un ispessimento dello strato corneo dell'epidermide
  • Iperortocheratosi: ispessimento della strato corneo dell'epidermide, causato da processi flogistici. Non si presentano nuclei cellulari residui.
  • Paracheratosi: cheratinizzazione imperfetta dello strato corneo ed assenza dello strato granuloso – il quale costituisce una parte della cute
  • Acantosi: lo strato spinoso dell'epidermide è caratterizzato da un aumento del numero delle cellule che lo costituiscono
  • Displasia: alterazione di forma, sviluppo, dimensione e velocità di crescita delle cellle che compongono un dato tessuto od organo (anomalie cellulari ed architetturali premaligne)

Terapia

Le terapie volte a curare la leucoplachia sono basate sull'eliminazione degli elementi causali che l'hanno originata; da non dimenticare, comunque, che non sempre è immediato il riconoscimento delle cause scatenanti, perciò anche la scelta della strategia terapeutica più adatta può risultare problematica.
Ad ogni modo, non è raro che le forme lievi di leucoplachia regrediscano spontaneamente, senza necessità di terapie particolari; in genere, la sospensione del vizio di fumare sigarette coincide con la regressione spontanea del disturbo. Ciò non è possibile nelle forme di leucoplachia di tipo medio o grave, in cui il rischio di lesioni displastiche aumenta: a rigor di ciò, l'asportazione chirurgica rappresenta l'unica soluzione supponibile per eliminare definitivamente la leucoplachia.
Ad ogni modo, prima di procedere con la terapia risolutiva, è fondamentale l'attenta valutazione istopatologia, per accertare che la lesione non sia spia di una forma neoplastica maligna.


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Ultima modifica dell'articolo: 12/04/2016